Benvenuti su Mediterraneo Cronaca

Oggi emette il proprio primo vagito una nuova piccola realtà editoriale. Nell’era del “Main stream” globalizzato la rete è l’unica arma di difesa, e noi intendiamo usarla insieme a voi.

Chiunque ha il diritto di prendere una sonora cantonata, anche Umberto Eco. Secondo il filosofo e scrittore di fama internazionale “I social media danno diritto di parola a legioni di imbecilli che prima parlavano solo al bar dopo un bicchiere di vino, senza danneggiare la collettività. Venivano subito messi a tacere, mentre ora hanno lo stesso diritto di parola di un Premio Nobel. È l’invasione degli imbecilli”. Queste le parole pronunciate, già due anni or sono, durante il conferimento della laurea honoris causa in Comunicazione e Cultura dei media. Raramente una persona dello spessore di Eco si è trovata così lontana dalla comprensione del mondo reale. Nella sua presuntuosa analisi, probabilmente, non ha tenuto conto del rapporto moltiplicatore dei bar e dei social. In un bar infatti possono trovare posto, per quanto grande possa essere, decine di persone e tra queste possiamo quindi incrociare sia imbecilli che filosofi. Sui social gli imbecilli saranno pure legioni, come asserito da Umberto Eco, ma troviamo anche plotoni di persone che hanno molto da dire e magari non frequentano i bar degli imbecilli. Possiamo quindi asserire, senza dubbio di smentita, che sui social – come ad esempio Facebook – viaggiano fesserie ed illuminazioni in notevole quantità. Le prime però, anche quando diventano “virali”, durano poco più di un paio di giorni prima di subire diffuse e popolari smentite. A demolire le “fake news”, giusto per fare un esempio, sono infatti proprio gli amici più avveduti che ogni imbecille della legione ha tra le proprie cerchie. Ovviamente l’uso dell’appellativo “imbecille” segue la provocazione dello scrittore. Non possiamo definire seriamente imbecille un lavoratore manovale che non ha certo il tempo per consultare decine di quotidiani e leggere tre o quattro libri a settimana. Proprio in danno a questa legione di lavoratori, che rappresentano l’ossatura della società, vengono diffuse notizie dolosamente parziali o del tutto false. E qui tornano in gioco i social. Quanti, normalmente, vedono entrare in un bar un conoscente – equivalente di un “amico” su Facebook – con in mano l’ultimo libro di Marcello Foa dal titolo “Gli stregoni della notizia” già letto? E quanti hanno la fortuna di sentire il tizio che degusta un bicchiere di vino al tavolo di fianco parlare delle false notizie divulgate sulla guerra in Siria? Se ne deduce che ritornando all’era dei soli premi Nobel autorizzati a scrivere la società tornerebbe al bar dell’ignoranza e nessun “conoscente social” avrebbe modo di fare controinformazione.

Ad esempio, la notizia di una possibile pena diversa dal 41 bis per Totò Riina verrebbe diffusa dai grandi giornali senza possibilità di dibattito sociale – cosa che sta avvenendo da un paio di giorni su ogni social esistente – e pochi avrebbero modo di comprendere le dinamiche di tale disarmante notizia né le opinioni di quella parte di società civile preposta ad eventuali interventi in merito. Non si sarebbero potute formare neanche opinioni condivise sul Decreto legge relativo all’obbligo vaccinale e risulterebbe quasi impossibile la condivisione di massa delle informazioni che certo il “main stream” non ha interesse a divulgare. Per farla breve, sui social viaggiano notizie ed informazioni utilissime e tendenzialmente occultate dai grandi editori. Quindi per informare la popolazione, anche solo poche migliaia di cittadini al giorno, bisogna rinunciare alle grandi e costosissime inchieste ormai appannaggio dei super-editori – che quindi impongono anche il dubbio sulla genuinità di queste prodigiose indagini giornalistiche – e ricominciare dall’essenza delle notizie. Una notizia deve prima di tutto essere vera, e per questo verificata. Poi deve essere utile e fruibile da chiunque; non soltanto dai “colletti bianchi” di palazzo. Infine deve essere accessibile, come un post su un social. E tutto questo si può fare. Anche senza ingenti capitali e sfarzose redazioni. Per questa ragione, forse utopistica, oggi nasce “Mediterraneo Cronaca”. Un ambiente digitale in cui raccogliere notizie ed informazioni, attendibili e verificate, realmente utili alla società. Un quotidiano con una “prima pagina” fuori dal coro. Un osservatorio con la poco comune prospettiva di chi è davvero libero di informare. Una avventura che inizia oggi e che intende crescere, giorno dopo giorno, con il vostro aiuto se vostra sarà l’intenzione di premiarci e di diffondere mediante i social la nostra presenza. Insieme possiamo sfidare la guerra ai social, spacciata per lotta alle fake news, dimostrando che Umberto Eco ha commesso l’errore più grande che un uomo di cultura poteva commettere: disprezzare ciò che non comprende.

La libertà è un bene di tutti e non esclusiva dei premi Nobel

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