Nizza, “…a Lampedusa”

L'attacco terrorista a Nizza commesso da un 21enne tunisino vede al centro della ricostruzione mediatica lo sbarco a Lampedusa e l'attenzione a questo dettaglio sta monopolizzando il dibattito orientando l'opinione pubblica verso l'avversione nei confronti dei migranti che ogni anno arrivano in Italia

La foto segnaletica di Brahim Aouissaoui e uno sbarco del 20 settembre 2020 a Lampedusa

di Mauro Seminara

La ricostruzione della tragedia consumatasi nella cattedrale di Notre Dame a Nizza, fin qui resa dalla stampa, fornisce un quadro fortemente incentrato su un dettaglio: l’attentatore era sbarcato a Lampedusa. Un particolare che ha attratto l’attenzione dei media e dei social anche più del numero delle vittime. Ieri “#Lampedusa” è stato l’hashtag in tendenza Twitter che ha superato “#Nizza”. Quel che si apprende è che il 21enne Brahim Aouissaoui è approdato sulla maggiore delle Pelagie il 20 settembre, giorno in cui si è registrato un record di sbarchi: 26, più di uno ogni ora. Il 23 settembre – dettaglio non confermato – sarebbe stato imbarcato sulla nave quarantena Rhapsody senza essere stato schedato, forse a causa del sovraffollamento e della sequenza di sbarchi che ha congestionato il cosiddetto “hotspot” di Lampedusa. Dopo il periodo di “quarantena” di 14 giorni a bordo della nave di GNV il giovane Brahim è stato sbarcato a Bari dove il 9 ottobre è stato schedato e “ordinato” dal questore. Poi, con il cosiddetto “foglio di via” in tasca, l’ordine di abbandonare il territorio italiano entro sette giorni a proprie spese, il tunisino ha attraversato l’Italia ed è comparso a Nizza – in data sconosciuta – dove ha poi commesso l’orrendo triplice delitto la mattina del 29 ottobre 2020.

In un gioco di proiezioni ed ombre, l’immagine del terrorista sbarcato a Lampedusa si sovrappone a quella di migliaia di persone approdate allo stesso modo sulla stessa isola rendendole tutte potenziali terroristi pronti a colpire. Allo stesso modo, per “allusione psicologica”, tutti i migranti diventano quindi di fede islamica anche se non lo sono e, ancora peggio, si proietta su tutti i musulmani l’integralismo islamico terrorista. Ecco quindi che il dettaglio dello sbarco a Lampedusa si fa cruciale per la campagna di mistificazione di un evento, se pur estremamente drammatico, che poco o nulla ha a che vedere con l’isola sulla quale approdano sani e salvi migliaia di profughi – di fame e di guerre – ogni anno senza poi commettere crimini nei Paesi che li ha ospitati. Di scarso rilievo sembra invece l’altro aspetto della vicenda, forse molto più rilevante ai fini delle indagini sul terrorismo: il pericoloso Brahim Aouissaoui è ad oggi il primo terrorista catturato vivo dopo una strage commessa in Europa. E si spera che il 21enne tunisino possa uscire vivo dalla terapia intensiva in cui si trova dallo scontro con le forze dell’ordine francesi che, inevitabilmente, gli hanno sparato durante l’incursione nella cattedrale.

Le notizie del mattino parlano di una persona che Brahim avrebbe contattato e che potrebbe essere coinvolta nel raid terrorista. Strane informazioni che circolano mentre l’indagine dovrebbe godere di assoluto riserbo in virtù del rischio che tutti gli eventuali complici dell’attentatore, qualora ce ne fossero, si possano adesso dare alla macchia. Perfino la notizia che Brahim sia ancora vivo è una insolita diffusione di una informazione critica. Quello che invece manca nella ricostruzione che forze di polizia ed intelligence stanno offrendo alla stampa è il quadro clinico dell’attentatore sotto il profilo tossicologico. Quindi, mentre ci si chiede se il terrorista era sotto effetto di droghe, incapace di intendere e di volere, il gigantesco proiettore continua a produrre una immagine di un 21enne che parte da Sfax, in Tunisia, a bordo di una barca piuttosto precaria insieme ad altre persone per il premeditato intento di raggiungere la Francia e consumare un preordinato attacco terrorista che Al Qaeda ovviamente incassa rivendicandone il merito, anche solo ideologico. Resta che ad oggi sono sbarcati in Italia oltre 27mila migranti e che Brahim è solo uno di essi, del quale non conosciamo i giorni italiani ma soltanto che come accertato e dichiarato perfino dal Viminale non aveva alcuna segnalazione a suo nome per sospetta “simpatia” o familiarità verso ambienti di matrice terrorista. Apparentemente una persona comune alla quale qualcosa o qualcuno ha cambiato il destino segnando in modo irreversibile quello dei famigliari di tre persone innocenti che, per loro disgrazia si trovavano nella cattedrale di Notre Dame di Nizza, in quella Francia che si scontra a muso duro con il presidente turco Erdogan: l’uomo che vuole estendere il suo potere anche grazie al sostegno dei Fratelli musulmani.

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