Il trionfo della politica degli annunci

Il centro di prima accoglienza di Lampedusa è stato parzialmente sgomberato tra il 7 e l'8 settembre, ma rimangono i minori non accompagnati ed i migranti sbarcati ieri sull'isola. La nuova procedura prevede il passaggio per la sola identificazione al centro di contrada Imbriacola ed il trasferimento immediato a bordo delle navi quarantena. Ripartiti gli sbarchi sull'isola che adesso non potrebbe ospitare migranti

Foto di gruppo del prefetto Michele Di Bari ed il suo staff a Lampedusa il 7 settembre 2020 con la nave quarantena "Adriatico" alle spalle

di Mauro Seminara

Lunedì 7 settembre si è tenuta a Lampedusa una riunione che ha visto intorno lo stesso tavolo il prefetto Michele Di Bari, capo del Dipartimento Immigrazione e Libertà Civili del Ministero degli Interni, il sindaco di Lampedusa e Linosa Salvatore Martello e poi i rappresentanti di Carabinieri, Polizia, Guardia di Finanza, Vigili del Fuoco, Capitaneria di Porto, Protezione Civile, Usmaf, Agenzia Dogane, Asp, Croce Rossa, Invitalia. Al tavolo sono state definite le linee guida per la gestione del flusso migratorio su Lampedusa al termine della maxi operazione di sgombero del centro di prima accoglienza dell’isola. Sono i giorni in cui il ministro degli Esteri Luigi Di Maio vanta le “partenze zero” dalla Tunisia, il sindaco di Lampedusa ed il governatore della Sicilia incassano i risultati ottenuti al vertice romano presieduto dal premier Giuseppe Conte ed al quale ha partecipato anche il ministro degli Interni Luciana Lamorgese e nei quali si vanta inoltre l’efficienza della milionaria soluzione “navi quarantena”. La presenza del prefetto Michele Di Bari coincide quindi con la possibilità per le navi “Rhapsody” e “Adriatico” di attraccare allo scalo alternativo di Cala Pisana dopo che due giorni prima era stata affrontata da parte della Guardia Costiera la responsabilità di un trasbordo di centinaia di persone migranti attraverso la passerella composta da due tavole di legno poggiata tra il peschereccio del vicesindaco di Lampedusa e la nave Rhapsody davanti la costa pelagica mentre il vento le spostava di mezzo miglio ogni mezz’ora. In questo scenario, il capo del Dipartimento, dopo la riunione a porte chiuse con i vertici locali, attende l’ormeggio della nave Adriatico insieme al suo staff, posando per simpatiche foto ricordo con la nave quarantena alle spalle.

Giunte le sette di sera, al termine degli imbarchi su nave Rhapsody e nave Adriatico, il sindaco annuncia con una nota per la stampa che sono stati “rispettati gli impegni presi a Roma, la situazione sta tornando alla normalità. Post aggiornato un paio d’ore più tardi con una precisazione: “domani, martedì 8 settembre, saranno trasferiti a bordo della nave anche i 135 migranti che al momento sono ospiti della Casa della Fraternità“. Ed in effetti, l’indomani mattina la Adriatico entra di nuovo a Cala Pisana, ormeggia e imbarca altri 140 migranti circa. Ma la situazione non è ancora di sgombero totale della struttura di prima accoglienza dell’isola. A restare all’interno di quel CPSA di contrada Imbriacola, che si continua a definire “hotspot” ma che ha smesso di servire la sua funzione europea di “Hub” per lo smistamento ed immediato ricollocamento dei migranti richiedenti asilo in altri Stati membri dell’Unione già dopo pochi mesi dalla sua trionfalmente annunciata istituzione nel 2015, sono i minori non accompagnati. La categoria più vulnerabile, circa trenta ragazzi senza familiari al seguito, si trovava nella struttura di prima accoglienza di Lampedusa da settimane e li è rimasta. Ma nella politica degli annunci che nasce in seno al vertice di Palazzo Chigi in cui ministri, governatori e prefetti hanno annunciato come soluzione degna di merito per un Governo operativo e risolutivo non sono stati considerati i ritardi nella ristrutturazione che hanno portato a questi problemi e neanche quelli relativi alla mancata garanzia di immediata tutela nei confronti delle categorie di migranti più vulnerabili, siano essi minori non accompagnati nel centro di Lampedusa oppure i rifugiati eritrei nel centro per migranti di Siculiana.

Operazioni di imbarco su nave Rhapsody a Lampedusa il 7 settembre 2020

Al termine del vertice di Lampedusa, così definito in un post su Facebook dal presidente della Regione Siciliana Nello Musumeci in polemica sul ritardo con cui il suddetto “vertice” è stato convocato rispetto alle criticità che da mesi sull’isola andavano affrontate, la procedura illustrata da Di Bari, o concordata con esso, sarebbe quella annunciata dal sindaco alle 19 dello stesso giorno: “I migranti che sbarcheranno da adesso in poi sull’isola, saranno accompagnati al Centro di accoglienza per le sole visite mediche e per l’identificazione, quindi saranno trasferiti a bordo di una delle navi che stazionerà nel mare di Lampedusa. La prova della nuova procedura non è tardata ad arrivare, in assoluto dispregio alle affermazioni del ministro degli Esteri che confonde lo stop alle partenze dalla Tunisia per motivi legati alle condizioni meteo con uno stop frutto del suo encomiabile e risolutivo lavoro, ieri a Lampedusa si sono presentate con puntualità sulle previsioni meteorologiche tre barche con un totale di 55 migranti di nazionalità e provenienza tunisina. In questo caso, la nuova procedura per l’isola doveva essere di identificazione e fotosegnalamento in giornata, tra un tampone ed il suo esito in laboratorio, ed il conseguente trasferimento a bordo di una delle milionarie navi quarantena. Ma all’ora di pranzo ci risultano ancora tutti all’interno del centro di prima accoglienza di Lampedusa, sia i migranti tunisini di ieri che i minori non accompagnati presenti in struttura da settimane.

Migranti di nazionalità e provenienza tunisina approdati ieri a Lampedusa

Il centro di prima accoglienza di Lampedusa dovrebbe adesso vedere un esercito di manovali esperti in specifiche maestranze per il rapido ripristino dell’interna struttura e per l’adeguamento alle attuali norme sanitarie dettate dalla pandemia, anche se non era mai stato adeguato alle più banali esigenze per il trattamento delle persone affette da scabbia che andavano isolate per due o tre giorni. Per l’intervento ci sono circa tre milioni di euro nella disponibilità del Ministero degli Interni, ma non si tratta di una cifra stanziata in emergenza dopo il vertice di Palazzo Chigi della scorsa settimana. Al suo insediamento, giusto qualche settimana dopo, il neo delegato ministro degli Interni Luciana Lamorgese aveva annunciato il ritorno in agenda dei lavori di ristrutturazione del centro di soccorso e prima accoglienza (CPSA) di Lampedusa per il quale i tre milioni di euro erano già stati stanziati e vincolati “qualche ministro prima”. I lavori però non sono mai andati avanti ed attualmente c’è ancora un padiglione, al secolo distrutto da un incendio, fermo al ripristino della sua struttura metallica. Ma i lavori già approvati e stanziati sono ben lontani dalla risoluzione delle criticità della struttura che sono state riscontrate anche dalla task force inviata dalla Regione Siciliana. Tra queste rimane quella dell’unica via di accesso che corrisponde all’unica via di fuga ed anche all’unico punto di accesso per i soccorsi ed i Vigili del Fuoco. Nel caso di incendio, allagamento da calamità naturale o per problemi di ordine pubblico all’interno della struttura, che – è bene ricordarlo – anche a fronte di una capienza di meno di 200 posti aveva raggiunto di sole persone migranti 1.500 presenze al suo interno, quello che si potrebbe verificare è una strage con inevitabili responsabilità colpose. Ma la foto di gruppo a Cala Pisana, tutti sorridenti, pare esser venuta bene.

Il centro di prima accoglienza di Lampedusa con il padiglione ancora da ricostruire

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Sostienici

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*