In quarantena la Sea Watch 4, il cargo va e la Ong resta

La "Sea Watch 4" rimarrà alla fonda a Palermo per la quarantena esattamente dove rimasero in quarantena le navi Ong "Alan Kurdi" ed "Aita Mari" prima del fermo amministrativo. La cargo "Asso 29" ha sbarcoto i 18 superstiti di un naufragio nelle stesse ore in cui la Sea Watch 4 trasbordava i migranti sulla nave quarantena "Allegra" ma alla cargo non è stata imposta alcuna quarantena

GNV Allegra e Sea Watch 4 al termine del trasbordo del 2 settembre 2020 a Palermo

di Mauro Seminara

La nave “Sea Watch 4”, gestita a bordo dalle Organizzazioni non governative Sea Watch e Medici Senza Frontiere, è stata sottoposta ad obbligo di quarantena dopo il trasbordo dei 353 migranti sulla nave GNV “Allegra”. La Sea Watch 4 dovrà trascorrere i prossimi 14 giorni alla fonda nel porto di Palermo e per la nave Ong, come per la “nave quarantena” è stata interdetta l’area circostante. Nessuno può avvicinarsi, pena una sanzione ai sensi degli articoli 1164, 1174 e 1231 del Codice della Navigazione. La Sea Watch 4 quindi, al suo primo giro di Mediterraneo centrale, ha visto già la prima parte di un copione già rodato.

Nei precedenti casi – letteralmente analoghi – le navi Aita Mari ed Alan Kurdi erano state indirizzate a Palermo dopo giorni di attesa di un place of safety (un porto sicuro di sbarco) e nel grande porto naturale del capoluogo siciliano avevano trasbordato i naufraghi soccorsi. Dopo il trasbordo sulla nave “Raffaele Rubattino”, prima dell’ormai lungo elenco delle cosiddette “navi quarantena”, alle due navi Ong era stata imposta la quarantena alla fonda, dove adesso è ferma la Sea Watch 4, ed al termine di questa erano state invitate in porto per una ispezione che determinò il fermo amministrativo di entrambe. Nessuna delle due navi Ong, una tedesca e l’altra spagnola, fece più missioni in mare. La Ong tedesca Sea Eye ha adesso annunciato la dismissione della Alan Kurdi per una nuova nave: si chiamerà “Ghalib Kurdi”, come il defunto fratello maggiore del piccolo Alan.

Altra scena, altre regole: La nave cargo “Asso Ventinove”, battente bandiera italiana ed intervenuta in soccorso di 18 naufraghi già in mare salvandoli quando tre loro compagni di viaggio e sventura erano già deceduti (ufficialmente dispersi), aveva sbarcato i superstiti nel porto siciliano di Pozzallo. L’equipaggio della nave che fornisce servizio logistico alle piattaforme petrolifere dell’ENI è entrato in contatto con i naufraghi con probabili minori misure precauzionali di quelle adottate dalla nave Ong. Malgrado ciò, la “Asso 29” ha lasciato il porto siciliano di Pozzallo dopo poche ore ed ha ripreso il proprio servizio intorno alle offshore a nord di Sabrata. La quarantena appare quindi una misura precauzionale che viene imposta solo a chi si adopera per salvare vite umane in modo non occasionale, e non certo per ragioni scientifiche sotto il profilo squisitamente sanitario. Altra storia ancora è quella del mercantile Etienne, che ancora oggi, dal 5 agosto, attende che qualche autorità nazionale gli indichi un porto in cui sbarcare i 27 naufraghi cui aveva salvato la vita. Ma questa più che una storia è una vergogna.

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