Hotspot Lampedusa, “condizioni contrarie a tutte le regole di prevenzione delle patologie diffusive”

La task force sanitaria della Regione Siciliana ritiene il centro di prima accoglienza di Lampedusa una struttura da chiudere dopo la completa evacuazione per lavori strutturali di rilievo. Il premier Conte ieri ha garantito al governatore Musumeci lo sgombero entro due giorni. Il centro per migranti di Lampedusa è così da anni ma nessuna istituzione se ne era mai accorta prima di questa campagna elettorale

Migranti in terra sui materassi lerci di gommapiuma del centro di accoglienza di Lampedusa durante la visita ispettiva della task force della Regione Siciliana

di Mauro Seminara

L’intervista di Giusi Fasano, per il Corriere della Sera, al dirigente dell’Istituto di Medicina legale di Catania che ha coordinato la task force della Regione Siciliana sui centri per migranti non lascia dubbi sulle condizioni in cui la Prefettura di Agrigento manteneva per conto del Ministero degli Interni il cosiddetto “hotspot” di contrada Imbriacola a Lampedusa. Il dottor Cristoforo Pomara spiega che dentro il centro di prima accoglienza di Lampedusa ci sarebbe un concreto ed imminente rischio per l’incolumità di tutti, migranti, agenti di polizia, operatori. Alla domanda della giornalista, che chiede a Pomara se parla di rischio sanitario, il medico risponde (come si può leggere sul Corriere) senza esitazioni: “Non solo. Lì dentro ci sono condizioni contrarie a tutte le regole di prevenzione delle patologie diffusive. Non soltanto Covid. Parlo di epatiti, Hiv, scabbia, tubercolosi… Provi a immaginare un incendio, qualcosa che genera una fuga di massa. Dovrebbero esserci 200 persone e invece ce ne sono 1.200, prigionieri. Secondo lei se premono tutti verso un’uscita sbarrata che succede?“.

La condizione della cosiddetta “accoglienza” che il Ministero degli Interni fa a Lampedusa, in quel piccolo pezzo di terra lampedusano che è enclave del Viminale, l’abbiamo spesso descritta ma sembra che soltanto oggi, in piena guerra elettorale tra Regione Siciliana, che è governata dalla coalizione di opposizione nazionale, e Governo del Paese guidato da Giuseppe Conte e sostenuto dai partiti “Movimento 5 Stelle” e “Partito Democratico”, qualcuno si renda conto che questa non si può definire accoglienza e che forse la Procura di Agrigento dovrebbe aprire un fascicolo d’ufficio dopo aver chiuso il giornale. Materassi di gommapiuma lerci, usati da migliaia di migranti, senza lenzuola, neanche “usa e getta”, sui quali le persone cui viene offerta la “prima accoglienza” trovano posto a terra, sotto gli alberi, nei corridoi ed in luoghi di fortuna sparsi all’interno della struttura insediata in una valle che ha un unico accesso ed un’unica via d’uscita. Specifico tratto distintivo che già in passato aveva fatto emergere l’enorme rischio per l’incolumità di quanti vi si trovano dentro.

Quando il grave incendio che distrusse per la prima volta parte del centro di prima accoglienza si scatenò, al tempo delle lunghissime segregazioni in struttura volute dall’allora ministro degli Interni Roberto Maroni, il vento impediì ai Vigili del Fuoco di operare in condizioni ideali perché il fumo si incanalava proprio in direzione dell’unica via d’accesso per i mezzi e le autopompe. Sulle alture sopra la struttura non ci sono strade larghe a sufficienza per le autopompe ed era – ed è ancora oggi – impossibile posizionare mezzi per sparare acque dall’alto. Il sistema anti-incendio, evidentemente, lasciò propagare le fiamme a più di un padiglione e fu un vero miracolo che non ci scappò il morto.

Pochi anni più tardi, nel 2013, dopo la tragedia del naufragio che il 3 ottobre vide la sfilata di bare più lunga nella storia di Lampedusa, il ministro degli Interni Angelino Alfano visitò la struttura di contrada Imbriacola senza accorgersi che le persone dormivano in terra con gli stessi materassi di gommapiuma lerci che vengono ancora oggi impiegati in totale dispregio delle norme igieniche. Non si accorse di nulla e sembrò quasi veramente sorpreso quando circa tre mesi dopo scoppio il famoso “scandalo” delle docce anti-scabbia lanciato dal Tg2. La colpa dei trattamenti fatti senza locali adeguati – anche solo alla privacy – e con metodo approvato dall’allora responsabile del presidio sanitario ma spacciato per “docce da lager” venne addebitata ad opera esclusiva ed arbitraria dell’ente gestore ed il ministro tuonò epurazione immediata. La conoscenza e responsabilità di Prefettura e Ministero degli Interni però fece sì che l’ente gestore nel centro di prima accoglienza ci rimase un altro anno.

Magia dei tempi moderni, sotto il profilo della narrazione mainstream, il miracolo avvenne e per tutta Italia l’ente gestore era stato “cacciato” da Alfano pochi giorni dopo il misfatto scoperto da un falso scoop. Per circa un anno, tutte – o quasi – le testate che si occuparono di Lampedusa e del suo centro di prima accoglienza fecero allusione all’ente gestore che era stato rescisso contrattualmente, senza mai nominare il nuovo ente gestore (che era sempre lo stesso) né mai verificare che gli scandalosi trattamenti fossero finiti con la triste scoperta giornalistica. Da allora, non solo l’ambiante protetto in cui trattare ed isolare i migranti con la scabbia non sono mai stati realizzati, perfino ciò che c’era e funzionava non c’è più. Da anni infatti c’é un padiglione fermo alla struttura di ferro zincato. I lavori di ristrutturazione, promessi in rapida ripartenza anche dall’attuale ministro degli Interni Luciana Lamorgese un mese dopo il suo insediamento, sono ancora fermi ed il centro di primo soccorso e accoglienza (CPSA) di Lampedusa è stato affidato in gestione all’ultimo ed attuale ente gestore senza acqua corrente in molti servizi igienici, senza acqua calda, senza locali per trattare e isolare persone con la scabbia.

Adesso il presidente della Regione Siciliana scopre che sul territorio regionale che governa ci sono simili nefandezze sociali ed invia la sua task force che, inevitabilmente, scopre la situazione e relaziona che il luogo è inadatto ma non da quando c’é l’epidemia di Covid-19. Rispondendo a Giusi Fasano per il Corriere della Sera, il dottor Cristoforo Pomara spiega: “Ho visto un posto inadatto ad accogliere qualcuno. Nelle condizioni in cui è la struttura, quel luogo è già inadatto per i 200 che sono il numero regolare. Ci sono interi padiglioni inagibili, le persone dormono all’ aperto, sotto gli alberi. L’assistenza medica è totalmente insufficiente. In alcuni angoli non c’è un pavimento ma un tappeto umano.”

“Non si può gestire un’emergenza come se fosse una situazione ordinaria”, dice il dottor Pomara. Ma di fatto, sotto gli occhi del Ministero degli Interni e dei funzionari di Polizia che ne sono responsabili, sotto gli occhi della Prefettura di Agrigento che ne è l’amministrazione committente per gli appalti, sotto gli occhi della agenzie delle Nazioni Unite che vi operano dentro e che relazionano con trasmissione report al Viminale, sotto gli occhi di tutti incluso quel Governo della Regione Siciliana che ne è responsabile – come adesso ha scoperto Nello Musumeci dopo anni di Presidenza regionale – dal punto di vista sanitario, si scopre che il cosiddetto “hotspot di Lampedusa” è un mezzo lager, inadeguato all’umana accoglienza, pericoloso sotto ogni aspetto e per chiunque vi operi o soggiorni dentro. Magia delle campagne elettorali.

Unico dettaglio che merita di essere aggiunto in coda a questo articolo è quello che riguarda l’agenzia per il controllo delle frontiere esterne, Frontex: con essa anche l’Unione europea era presente nel centro di prima accoglienza di Lampedusa e quindi consapevole delle condizioni in cui venivano “accolti” i migranti.

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