Gentile Ministro

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di Vittorio Alessandro

“Le operazioni di soccorso, per avere la maggiore efficacia possibile, come si deve quando delle vite umane sono in pericolo, devono essere pianificate e condotte in stretta coordinazione con tutti gli attori in campo e secondo studiati e consolidati protocolli e procedure che, se non rispettati, possono portare anche a un esito negativo dei soccorsi”.

Gentile ministro Lamorgese, la Libia si è vista riconoscere una zona di ricerca e soccorso pur senza una centrale operativa e una guardia costiera; possiede motovedette (ex Guardia di Finanza) senza disporre di porti sicuri; non ha personale addestrato e onesto.

Non è un caso che la maggior parte dei naufragi (e delle morti in mare) avvenga a poca distanza dalle coste libiche, dove operano – Lei non può non saperlo – milizie male addestrate e compromesse con il traffico internazionale di migranti. Non possiamo denunciare le torture inferte nei centri di detenzione in terra libica senza trarre conseguenze sulla organizzazione in mare. Ciò che Lei (ma anche i Suoi predecessori) ha conseguito è la cattura dei fuggiaschi da parte delle milizie libiche combinata con le azioni di respingimento da parte di Italia e Malta.

Lei ha ieri affermato che “gli interventi (in mare) devono essere coordinati dal Centro marittimo competente, nel caso anche quello libico”.

Gentile Ministro, chi rispetta i diritti umani e i principi della solidarietà in mare trova in questa Sua frase ciò che non vorremmo lasciare in eredità ai nostri figli.

Per finire, la dichiarazione in esordio, mal spesa, è stata emanata qualche giorno fa dal nostro ministero della Difesa.

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