Pallino rosso

PuntoNave di Vittorio Alessandro

di Vittorio Alessandro

È comprensibile che Porto Empedocle non gradisca di vedersi con il pallino rosso nelle cronache del coronavirus, rappresentazione grafica che però non fa una grinza dal punto di vista giornalistico. Ventotto casi di coronavirus su una nave qui ormeggiata o in rada costituiscono, infatti, un focolaio nazionale e impongono il rafforzamento delle misure di prevenzione per tutti, operatori sanitari e di polizia in particolare modo.

Non può dolersi del pallino, specialmente, chi implorò per l’istituzione di una nave quarantena, piuttosto che invocare adeguati centri per la accoglienza diffusi nel territorio.

Alla notizia di malati a bordo, il governatore Musumeci ed altri come lui, piuttosto che esprimere dispiacere e solidarietà, hanno immediatamente manifestato soddisfazione rivendicando la paternità dell’iniziativa che rimane, invece, per niente buona e adeguata (qui e altrove: per esempio, che ne è della nave Rubattino a Palermo?).

Per la cronaca, l’ultima nave ospedale che toccò Porto Empedocle fu Nave Arno, piroscafo passeggeri requisito nel 1935 dalla Regia Marina (allora si faceva così) con 400 posti letto. Il 26 luglio 1941 l’Arno lasciò il porto verso La Valletta, nella vana speranza di recuperare qualche superstite dell’eroica missione della X Flottiglia MAS a Malta. Un anno dopo, silurato dall’impeccabile marina britannica (così impeccabile da affondare anche le navi ospedale), vide morire 27 uomini mentre il resto dell’equipaggio fu tratto in salvo dopo due giorni ed una notte trascorsi in acqua.

Le storie di mare sono così, e chi è a terra – anche quando le prepara per miseri interessi politici – fa molta fatica a scorgerle.

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