Nuovo espediente per fermare le ONG, la Germania usa il metodo italiano

Nuove disposizioni del Ministero dei Trasporti tedesco sulle navi delle Organizzazioni non governative che effettuano soccorsi a naufraghi nel Mediterraneo centrale. Una diversa classificazione delle navi Ong impone adesso radicali modifiche a bordo oppure il cambio delle navi che devono essere "passeggeri"

di Mauro Seminara

Nuovo regolamento del Ministero dei Trasporti della Germania che potrebbe mettere fuori gioco le navi Ong tedesche sulla base di una modifica alla classificazione dei natanti. Secondo le nuove disposizioni, le imbarcazioni utilizzate per i soccorsi marittimi non potranno più appartenere alle categorie “yacht” oppure imbarcazioni per uso sportivo. L’espediente che colpisce le maggiori organizzazioni non governative, come Sea Watch e Alan Kurdi, prevede adesso la classificazione delle navi umanitarie quali “trasporto passeggeri” oppure “cargo”. La classificazione però non è soltanto un passaggio formale da un registro ad un altro. Perché le navi umanitarie possano ottenere la classificazione prevista dalla nuova norma tedesca dovranno apportare radicali modifiche. Il risultato, in caso contrario, sarà analogo a quello già in atto con le due navi ferme per ragioni amministrative a Palermo: “Aita Mari” ed “Alan Kurdi”. Le due Ong hanno le navi ferme dall’indomani del fine quarantena, quando i naufraghi soccorsi vennero trasbordati sulla nave Rubattino appositamente noleggiata dal Ministero dei Trasporti mediante Protezione Civile.

L’ispezione della Capitaneria di Porto sulle due navi a Palermo ha prodotto il “riscontro di defezioni” a seguito del quale è stato imposto il fermo amministrativo. Nel caso in cui le navi, non adeguate ai parametri imposti dalle classificazioni tedesche, dovessero intervenire in soccorso di naufraghi, una volta in porto vedrebbero contestata l’anomalia disposta dal Ministero dei Trasporti tedesco in relazione ai requisiti previsti. Ma la norma tedesca sul registro navale per la classificazione delle navi Ong non prevede l’istituzione di una categoria di navi da soccorso occasionale e volontario. Non esistono le “SAR civili”. Di fatto non prevede neanche l’obbligo di soccorso, sancito dal diritto internazionale, ed il perseguibile reato di omissione di soccorso, qualunque sia la classificazione del mezzo soccorritore. Quindi, stando a quanto partorito dai tedeschi in una insolita italianata degna del peggior decreto sicurezza o interministeriale sulla discrezionalità dei porti sicuri, anche una scialuppa di salvataggio dovrebbe essere classificata “trasporto passeggeri” oppure eventualmente “cargo”; altrimenti, in caso di naufragio, non la si potrebbe usare per mettere in salvo la vita delle persone che si trovano a bordo della nave che affonda. Mentre in Germania le Ong “Mission Lifeline”, “Mare Liberum” e “Resqship” hanno condannato – come recita ANSA – la decisione, rimproverando il ministro tedesco dei Trasporti, Andreas Scheuer (in foto), di “preferire guardare gli uomini affogare in mare piuttosto di vederli raggiungere l’Europa vivi”, al largo della Tunisia oggi si cercavano i corpi degli ultimi migranti naufragati.

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