Porta d’Europa chiusa, a Lampedusa sbarca il pessimo gusto

Il monumento di Mimmo Paladino installato nel 2008 su iniziativa di Arnoldo Mosca Mondadori è stato coperto con teli di plastica e nastro adesivo per una probabile simbolica chiusura della "Porta d'Europa"

Il monumento di Mimmo Paladino intitolato "Porta d'Europa" e come è apparso questa mattina coperto con teli di plastica

di Mauro Seminara

Il simbolo che rappresentò una cultura positiva e di apertura verso chi attraversando il mare approdava a Lampedusa è stato questa mattina imbrattato con dei teli e del nastro adesivo. La “Porta d’Europa”, e porta di Lampedusa, anche se per poche ore, è stata chiusa. Il monumento ideato e realizzato dall’artista Mimmo Paladino ed installato a Lampedusa per merito dell’allora assessore Arnoldo Mosca Mondadori, è stato oggetto di una presumibile azione simbolica con cui la porta è stata ideologicamente chiusa. Un episodio che potrebbe sembrare legato al recente decesso dell’artista Christo, noto per i suoi artistici “impacchettamenti”, e che per questo potrebbe trarre in inganno. A chiarire il gesto è subito una rivendicazione sul più noto social, dove qualcuno ha postato la foto del monumento scrivendo che “Lampedusa” sarebbe stufa degli sbarchi e che per questo la Porta d’Europa è stata “impacchettata a dovere e spedita alla UE e a questo governo pro-immigrazione”.

Le manifestazioni di piazza che, appena nella cauta “fase 2” dell’emergenza sanitaria, hanno raccolto politici e militanti vari, di destra e di estrema destra, sembrano aver sprigionato tutta la bruttura che per qualche mese il lockdown dovuto alla pandemia aveva tenuto lontana dalla società civile. La “riapertura” ha dato il via a manifestazioni contro il governo e, classico cavallo di battaglia di partiti scarsi in argomenti, contro i migranti che quest’anno stanno arrivando sulle coste italiane in proporzione maggiore rispetto al precedente. Gli ultimi approdi a Lampedusa, autonomi e non, pare abbiano dato spunto per imbrattare il monumento che per anni – forse immeritatamente – fu orgoglio e simbolo culturale di Lampedusa. La bravata però potrebbe costare caro agli artefici. L’articolo 639 del codice penale prevede infatti, nel caso di danneggiamento o deturpamento di opere di interesse storico o artistico, la pena della reclusione da tre mesi a un anno e una multa di importo variabile tra 1.000 ed i 3.000 euro.

Il monumento di Mimmo Paladino non è stato deturpato con vernici o analoghi atti vandalici, ma è stato coperto con dei teli di plastica e tanto nastro adesivo da imballaggio. I danni però potrebbero essere stati arrecati comunque, data la fragilità di alcune parti dell’opera. Alle autorità di polizia locale spetta adesso l’onere di scoprire chi ha compiuto il gesto e di procedere alla denuncia. Il danno materiale però è solo la punta dell’iceberg di una probabile azione dimostrativa di natura politica che contribuisce ad acuire una recrudescenza sociale quotidianamente alimentata da leader politici e testate giornalistiche. Il gesto di chiudere la Porta d’Europa è quindi moralmente più grave di quello che riguarda il solo imbrattare un monumento. La Porta d’Europa non è nuova ad azioni dimostrative mordi e fuggi. Già nel 2008, anno della sua installazione, una finestra era comparsa di fianco all’opera di Paladino. Il titolo dell’installazione alternativa fu “La Finestra d’Europa”. Secondo una attivista politica balzata da Lampedusa al Parlamento ed ormai dimenticata, i migranti sbarcati a Lampedusa sarebbero dovuti entrare dalla porta e poi uscire dalla finestra. Ma a quei tempi in Italia non si respirava il clima di odio verso il prossimo ed il diverso che purtroppo si respira oggi.

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