A Lampedusa una delle due barche in pericolo, 86 persone a bordo

Voli Frontex e Marina Militare in zona di soccorso ma intervento entro le 12 miglia come da prassi italiana. A Lampedusa sbarcano 86 persone segnalate da Alarm Phone. Operazioni in corso per altri 48 in area

Il porto di Lampedusa il 28 maggio 2020 tra motovedette fuori ormeggio ed elicotteri in transito

di Mauro Seminara

Grandi manovre a Lampedusa per fermare le barche in pericolo appena fanno il loro ingresso in acque territoriali. La prima delle due barche segnalate da Alarm Phone ha raggiunto la soglia della 12 miglia da Lampedusa in autonomia ed è stata fermata dalla Guardia di Finanza. Il porto di Lampedusa è in tanto in grande fermento con viavai di motovedette ed elicotteri, oltre il velivolo “Osprey-1” di Frontex che ha coperto l’operazione già da miglia di distanza dal confine. In mare, in prossimità delle Pelagie, a sud di Lampedusa, c’erano due barche questa mattina, segnalate per posizione e numero di persone a bordo dalla centrale d’allarme civile.

Delle due barche, una viene indicata con circa 80 persone a bordo e l’altra con circa 40. I dati esatti in possesso di Alarm Phone sono di 87 persone su una barca in legno e 48 su un’altra. Anche le nazionalità corrispondono tra la barca con le 87 persone migranti e le 86 persone giunte a Lampedusa. La prevalenza a bordo è infatti di persone del Bangladesh, ma ci sono anche migranti di nazionalità marocchina ed egiziana. Sono partiti dal porto libico di Zuwara, quattro giorni fa, a bordo di un legno precario come le loro vite. Tutti sono stati trasferiti al centro di prima accoglienza dopo il triage sanitario in banchina. La struttura era stata svuotata quasi del tutto con i recenti trasferimenti.

Un quarto d’ora alle 15 il velivolo “Osprey-1” in servizio di ricognizione aerea Frontex arrivava all’aeroporto di Sigonella dopo una mattina di anelli virtualmente disegnati in cielo sopra le imbarcazioni in pericolo. Da Lampedusa in transito anche un elicottero dei Vigili del Fuoco che divideva la pista in orario di decollo con un “AB-412” della Marina Militare che, decollato alle 15:15 si proiettava a sud con un passaggio a bassissima quota sul mare. Un dispositivo imponente che coinvolge anche due delle tre motovedette d’altura SAR classe 300 della Guardia Costiera impegnate a sud insieme alla Guardia di Finanza senza però superare le 12 miglia per effettuare soccorsi.

Come un ordine non scritto – o una circolare interna – che nega ai guardacoste il diritto ed il dovere di intervenire la dove barche sovraccariche e prive di ogni requisito di sicurezza vengono avvistate, segnalate, fotografate ed indicate in esatta posizione e numero di persone a bordo. La tecnologia di cui dispongono i velivoli in uso a Frontex lascia poco spazio ai dubbi, come poco spazio ai dubbi lasciano i naufragi che si sono consumati in ottobre e novembre dello scorso anno in acque territoriali italiane, a pochi metri da Lampedusa, entrambi sotto gli occhi attoniti di uomini della Guardia Costiera che erano usciti per mare con l’intento di mettere in sicurezza migranti arrivati in autonomia dentro le acque territoriali e si sono invece ritrovati a dover recuperare cadaveri per giorni.

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