Corretto il voto in Giunta sul caso Open Arms, Salvini va difeso

Il parere espresso dalla Giunta per le autorizzazioni a procedere non è entrato nel merito giudiziario del caso Open Arms per valutare l'eventuale fumus persecutionis ma si è limitato ad una valutazione politica di partito e linea di azione su futuri casi legati alla gestione dei flussi irregolari. La maggioranza era con Salvini anche se Italia Viva avesse votato per autorizzare il processo. Giarrusso centra il segno con il suo voto

di Mauro Seminara

Il presidente della Giunta per le autorizzazioni a procedere del Senato, Maurizio Gasparri, ha ben ragione di esultare sull’accoglimento della sua relazione e quindi sul parere contrario che i senatori hanno espresso sul caso Open Arms. L’attenzione dei media si è naturalmente incentrata sulle scaramucce politiche con focus su Italia Viva e sul senatore Mario Michele Giarrusso. Il voto in Giunta è stato, di fatto, un voto politico su prove di nuovi schieramenti parlamentari e poco ha a che vedere con il caso per cui la magistratura chiedeva l’autorizzazione a procedere. L’onere della Giunta era unicamente quello di valutare l’eventualità di fumus persecutionis (sospetto di persecuzione) da parte dei magistrati nei confronto di un politico. Il dibattito politico invece si è spostato in una posizione di farsa ibrida, tra la barzelletta e lo scouting. Per Italia Viva, ad esempio, no era il caso di votare qualcosa che non conteneva le prove di discolpa del soggetto incriminato, anche se le prove mancanti in relazione non erano attenuanti ma proprio per la loro assenza incriminanti.

La storiella del rischio di terroristi a bordo era già stata affrontata con i casi Diciotti e Gregoretti. In entrambe le circostanze, il risultato ultimo della analisi unica accettabile era che se vi fosse stato simile rischio sarebbe stato necessario far sbarcare i naufraghi ed identificarli invece di tenerli al largo in un limbo che la Giustizia italiana definisce ipotesi di sequestro aggravato. Anche nei predetti casi, non vi era alcuna prova del rischio e la Giunta non ha avuto dati oggettivi di cui dover tenere conto. Inoltre, il Senato come la Camera, in ogni rispettiva Giunta o Commissione, sono a conoscenza delle relazioni per il Parlamento con cui da anni i servizi segreti nazionali ripetono che non vi sono segnali di possibili terroristi, jihadisti, foreign fighters o che dir si vogliano, sui barconi dei migranti che dal nord Africa tentano di raggiungere l’Europa. Ma mentre la posizione di Italia Viva del già presidente del Consiglio Matteo Renzi rasenta il ridicolo per un voto che ha visto solo 7 voti favorevoli all’autorizzazione e 13 contrari, oltre ai 3 renziani astenuti, quello di “legittimità del senatore ex M5S Giarrusso colpisce – forse involontariamente – nel segno tutta la vicenda.

La “discontinuità” del Conte bis

“Non mi risulta – scrive Mario Michele Giarrusso su Facebook – sia stata fatta altra votazione su Rousseau, sul punto. Quindi la mia è e resta la posizione ufficiale del Movimento”. Ed in effetti, il Movimento 5 Stelle chiese “alla base”, sulla piattaforma Rousseau, come comportarsi soltanto quando la richiesta dei giudici era per procedere in giudizio contro l’alleato di Governo Matteo Salvini. Nel caso Gregoretti, quando Salvini già non era più in maggioranza con i pentastellati, il Movimento non ebbe dubbi nel votare per l’autorizzazione a procedere richiesta dai giudici e negata con il precedente caso. Eppure, sia il caso Diciotti che quello Gregoretti come adesso il caso Open Arms riguardano vicende in cui Matteo Salvini era ministro dell’Interno insieme agli stessi Giuseppe Conte (capo del Governo) e Luigi Di Maio (ministro e vicepremier). In Giunta, oggi, hanno però votato in favore dell’autorizzazione i quattro senatori del Movimento 5 Stelle, senza chiedere nulla alla base mediante Rousseau e senza esitazione alcuna circa la politica che l’attuale maggioranza sta attuando sul fonte delle migrazioni irregolari in perfetta continuità – con inasprimento aggiuntivo – rispetto al Governo M5S-Lega di Di Maio e Salvini.

Il parere della Giunta per le autorizzazioni a procedere del Senato arriva in fase conclusiva oggi, con il ministro Luciana Lamorgese al posto di Matteo Salvini, il Partito Democratico al posto della Lega ed infine con i decreti sicurezza di Matteo Salvini ancora al loro posto. Anzi, la Giunta ha votato mentre ai vigenti “decreti Salvini” si è aggiunto un decreto interministeriale – quello del 7 aprile mai apparso in Gazzetta Ufficiale – con cui i porti italiani sono stati dichiarati chiusi a discrezione di causa e bandiera per via dell’emergenza sanitaria. La votazione odierna era infatti logica e scontata anche sotto il profilo matematico. Teatrino a parte, l’alleato di Governo Italia Viva si è sfilata, il cosiddetto “ex” pentastellato Giarrusso ha votato contro l’autorizzazione, ed il senatore del Gruppo misto – anch’esso ex M5S – Gregorio De Falco con i senatori di M5S, PD e LeU non avrebbero mai potuto raggiungere una maggioranza favorevole al processo per l’ex ministro Salvini. Anche se i cosiddetti renziani avessero votato come PD e M5S, il risultato sarebbe stato comunque di 13 senatori contrari all’autorizzazione e di soli 10 favorevoli al processo di Matteo Salvini. La Lega conta infatti 4 senatori in Giunta. A questi si sono aggiunti i 4 dell’alleato Forza Italia, il voto del singolo esponente dell’alleato Fratelli d’Italia, un senatore del Gruppo per le Autonomie, l’ex senatore pentastellato Giarrusso ed una senatrice del Movimento 5 Stelle che ha decso di votare in modo contrario rispetto al partito di appartenenza. La partita è stata quindi puramente politica e nessuna valutazione nel merito sembra essere stata fatta sul caso.

Il caso Open Arms

La Ong Open Arms, dopo l’esito del voto, parla di “segnale preoccupante” che non si aspettava. Uno stupore che stupisce, quello della Ong, vista la politica che l’attuale Governo sta conducendo sul caso ed il numero di navi umanitarie ferme per una ragione o per l’altra, il mantenimento dei decreti sicurezza ed il recente diniego di place of safety (luogo sicuro di sbarco) ad un peschereccio rimasto cinque giorni al largo di Lampedusa mentre il Mediterraneo centrale raggiungeva forza 7 ed il vento soffiava ad oltre 30 nodi. La Ong, nel ricordare la vicenda che ha visto la nave Open Arms in attesa di un porto per 21 giorni – lo scorso agosto – dei quali 7 al largo di Lampedusa, cita in una nota stampa un periodo estrapolato dall’ordinanza della Procura di Agrigento con cui il procuratore capo Luigi Patronaggio dispose lo sbarco dei naufraghi: “Si riferisce di una situazione di grande disagio fisico e psichico, di profonda prostrazione psicologica, e di altissima tensione emozionale che avrebbe potuto provocare reazioni difficilmente controllabili, delle quali, peraltro, il tentativo di raggiungere a nuoto l’isola, costituivano solo un preludio.”

La perfetta continuità politica post Salvini

Un tentativo di raggiungere a nuoto la costa probabilmente analogo a quello costato la vita ad un giovane migrante tunisino gettatosi da un’altezza di 15 metri per lasciare la nave da quarantena Moby Zazà e morto subito dopo. Oppure simile a quello dei naufraghi relegati dal Governo di Malta sulle barche da gita turistica della flottiglia Captain Morgan a 12 miglia dalla costa, ed in alcuni casi già da circa un mese, che ad un certo punto si sono gettati in mare rischiando anch’essi la vita. Circostanze che si ripetono anche senza il ministro dell’Interno Matteo Salvini che oggi era oggetto di una decisione politica già presa dalla maggioranza di Governo italiano e, tutto sommato, anche europea. Salvini, che andrà a processo – malgrado il rinvio dell’udienza preliminare prevista inizialmente per il 4 luglio – per il caso della nave della Guardia Costiera Gregoretti, va quindi difeso da questa maggioranza in cui i migranti continuano ad essere gestiti come, se non peggio, del precedente Governo ma in linea con il Governo in cui il ministro dell’Interno era quel Marco Minniti del Partito Democratico che regalò al leader della Lega una pista già spianata su cui poter imbastire tutta la sua legittima propaganda. Legittima proprio perché il primo a chiedere di poter chiudere i porti fu proprio Minniti – che non vi riuscì per l’opposizione dell’allora ministro dei Trasporti Graziano Delrio – e alla fine il ministro che ha messo la propria firma su un decreto ministeriale di chiusura porti, ad navem, è stata la ministra dell’Interno Luciana Lamorgese.

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