Marina, Alan Kurdi e Aita Mari, quando la Legge è discrezione

La nave cargo Marina ha sbarcato a Porto Empedocle i naufraghi in deroga al decreto ministeriale del 8 aprile. Nessun fermo per quarantena alla nave con bandiera Antigua Barbuda che ha ripreso subito la navigazione. L'Italia ha assegnato il porto sicuro dopo sei giorni al largo di Lampedusa

Nel composit, da sinistra a destra: Aita Mari, Marina, Alan Kurdi

di Mauro Seminara

Ormai note le vicende delle due navi Ong, Alan Kurdi e Aita Mari, che dopo una lunga attesa per un porto sicuro ed un trasbordo su nave Rubattino sono state sottoposte ad una quarantena alla fonda vicino Palermo e dopo anche ad un fermo amministrativo a fine quarantena. Meno nota è la vicenda della nave cargo Marina, bandiera Antigua Barbuda, armatore tedesco, che al sesto giorno di attesa al largo di Lampedusa in attesa di un porto sicuro con 78 naufraghi a bordo viene invitata a Porto Empedocle per un evento straordinario con cui è stata smascherata l’arbitrarietà dello Stato italiano perfino nell’applicazione dei suoi decreti.

Al suo sesto giorno al largo di Lampedusa, circa 13 miglia a sud del porto, fuori acque territoriali ma in fascia di contiguità italiana, il Marina ha avviato i motori e dopo un ingresso in acque territoriali le ha attraversate dirigendosi a nord. In ETA (destinazione e tempo stimato per l’arrivo) del cargo una simpatica goliardia dalla plancia di comando: “Adrift”, cioè “alla deriva”. Ma la nave non è alla deriva. Nel primo pomeriggio ha lasciato la sua posizione a sud di Lampedusa per andare a Porto Empedocle, dove, nel silenzio assoluto in sede istituzionale, l’autorità marittima italiana ha autorizzato lo sbarco delle 78 persone che stavano a bordo ormai da 6 giorni dopo il soccorso in mare.

L’Italia cede e Malta vince il braccio di ferro, dopo aver coordinato il soccorso in area SAR maltese, sul porto di sbarco più vicino. L’Italia assegna il porto siciliano di Porto Empedocle come place of safety (luogo sicuro di sbarco più vicino), ma la decisione viene presa in disastrosa deroga del decreto interministeriale del 8 aprile. Secondo il decreto con cui il Ministero dei Trasporti – firmato anche dai Ministeri di Interni, Salute ed Esteri – definisce “non sicuri” i porti italiani ad una specifica e discriminatoria fattispecie, una nave con bandiera straniera che interviene in area SAR non italiana e senza che sia MRCC Roma a coordinare il soccorso, non può sbarcare i naufraghi in Italia. Motivo, stando al testo del decreto ministeriale, sarebbe che l’epidemia di Covid-19 potrebbe contagiare i naufraghi – quindi il porto non sarebbe sicuro per loro – e causare difficoltà al Paese in piena emergenza sanitaria. Ma, sempre stando a quanto si legge nel testo, solo se la bandiera della nave è straniera o se la sala operativa che ne ha coordinato il soccorso non è italiana.

Il cargo Marina è intervenuto la notte tra sabato e domenica del primo fine settimana di maggio, in area SAR maltese e sotto il coordinamento della sala operativa di Malta. Al sesto giorno però i Ministeri italiani dei Trasporti e degli Interni autorizzano lo sbarco in Italia, a Porto Empedocle. Questo è solo l’inizio di un precedente che rivela l’operato del Governo italiano come una questione discrezionale e di simpatia o antipatia. La nave cargo Marina, infatti, arriva poco dopo la mezzanotte nel porto siciliano e qui batte uno dei record di sbarco che potrebbe passare alla storia. La trasmissione dati AIS di bordo segna un tempo di permanenza in porto di un’ora e 44 minuti. Da recupero cime all’ormeggio alle cime che lasciano le bitte passano quindi meno di due ore. In questo tempo sono stati fatti scendere i 78 naufraghi, sono state esperite non si sa bene quali attività portuali con la Capitaneria di Porto, con le agenzie umanitarie, con il personale medico che avrebbe dovuto visitare naufraghi ed equipaggio.

Il Marina toglie subito il disturbo e riprende la sua rotta originale, prima del salvataggio, verso Malta. Nessun fermo, nessuna attività investigativa, nessuna quarantena. Il Marina è libero di andare come libero di andare per la propria rotta fu il Pyxis Epsilon dopo aver scortato un natante con persone migranti in acque territoriali italiane. Dopo sei giorni di stallo, con naufraghi a bordo cui la Parrocchia di Lampedusa e Mediterranean Hope hanno acquistato acqua e cibo con la Guardia Costiera che l’ha recapitati a bordo, l’Italia pare aver deciso di “non disturbare” ulteriormente il cargo. Il decreto del Ministero dei Trasporti non serve più a nulla, essendo stato rispettato solo quando le navi straniere intervenute fuori area SAR e coordinamento italiani erano due Ong. Oppure è servito soltanto una volta e dopo aver armato la nave Rubattino, della Compagnia Italiana di Navigazione dell’armatore Onorato, lo si poteva in automatico stracciare. Dubbio che permane non essendo stato neanche pubblicato in Gazzetta Ufficiale. Oppure è prevista una modifica da far firmare ai quattro ministri circa la “eccezione discrezionale” delle navi per cui non lo si vuole applicare, in modo che anche la magistratura sappia in futuro, senza dubbi o ambiguità di caso, quando deve intervenire e quando si deve fare gli affari propri.

I naufraghi – che contati a terra sarebbero poi risultati 79 – hanno trovato in banchina la Croce Rossa e sono stati accolti temporaneamente nella grande tenda che si trova in porto e che un tempo fu Hub di smistamento, centro di prima accoglienza, abbandonata e poi ancora ripristinata. Dopo il controllo della temperatura in triage sanitario, tutti i migranti, tra cui due donne delle quali pare una sia in gravidanza, sono saliti su pullman per un trasferimento in struttura per migranti di altra provincia. La loro disavventura a bordo del cargo in stallo è così terminata. Quello che invece non può dirsi concluso è il grave rischio che, dopo che un cargo che ha soccorso naufraghi ha dovuto attendere sei giorni per un porto sicuro, altri mercantili fingano di non aver notato richieste di intervento omettendo il soccorso marittimo. Anche il precedente delle leggi e decreti applicati a simpatia o antipatia del Governo italiano nei confronti dell’armatore, che in questo caso è tedesco ma non è una Ong, potrebbe comportare gravi conseguenze in futuro se non addirittura screditare gravemente le istituzioni già con questa specifica circostanza.

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