Il buonismo è una brutta bestia

PuntoNave di Vittorio Alessandro

di Vittorio Alessandro

L’arrivo di una nave con una storia da raccontare è sempre emozionante. Vedo, da lontano, la motonave “Marina” avvicinarsi nella notte a Porto Empedocle, dopo lunghi giorni di attesa nel canale di Sicilia. È strano vedere la bella notizia di una svolta (non sappiamo quale, ma è una svolta) per la vita di 78 migranti e la conclusione di un soccorso contornate da silenzi, segreti di Stato, trattative. Certamente non in nome della pandemia questa nave e queste persone hanno sofferto, non in suo nome Corpi dello Stato sono stati costretti a tradire ancora una volta preziosi compiti istituzionali e prerogative.

Comunque la nave è già qui, sta entrando, e non c’è nessuno da ringraziare, se non l’equipaggio della nave.

Il buonismo è una brutta bestia. È la condizione cui ci si riduce quando, dopo aver accontentato le viscere (stavo per dire: l’istinto criminale) di una parte dell’opinione pubblica scrivendo norme infami, ci si trova poi di fronte a persone, in carne ed ossa, che reclamano aiuto.

Il buonismo sta dunque nel dar fondo a trucchi e sotterfugi per salvarle aggirando ciò che si era appena legiferato. Per poi dormire meglio, mentre le norme scellerate restano lì: quelle di Salvini o quella del governo attuale sui porti chiusi.

Buonisti sono, dunque, i governanti di prima e quelli di ora; i ministri e i burocrati che accolgono i disperati di nascosto quando la Costituzione sulla quale hanno giurato imporrebbe di farlo a testa alta; coloro che, furtivamente come i carbonari, si sentono parte di una cordata umanitaria, e sono invece sottomessi al peggiore potere, quello dell’omologazione.

Il buonismo non è rigore etico, non è senso della moralità, ma l’ennesima contorsione per salvare capra e cavoli: e, fra i cavoli, la seccatura di dover fare i conti con il fantasma delle persone sofferenti.

Che sono invece vere, in carne ed ossa. Oggi loro, domani noi.

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