Trasferiti tutti i cento migranti sbarcati a Lampedusa

Notte all'addiaccio sul porto e poi trasferimento in nave verso Porto Empedocle di tutti e cento migranti approdati autonomamente ieri mattina a Lampedusa. L'isola attende ancora la "nave hotspot"

Migranti all'addiaccio sulla banchina del molo Favarolo di Lampedusa il 29 aprile 2020

di Mauro Seminara

Hanno trascorso la notte sul cemento della banchina di Molo Favarolo dopo avervi passato anche il giorno con un clima tipicamente estivo. La notte è stata calda, e questo ha concesso loro di patire meno la lunga attesa notturna all’addiaccio. Una notte forse anche serena, lontani da trafficanti e maltrattamenti vari. Ma di contro anche incerta. Sul loro destino nessuno sa nulla di sicuro. Trasferiti in nave con il traghetto che collega le Pelagie alla Sicilia, hanno avuto il primo passaggio verso la destinazione ordinata dal Ministero dell’Interno e nella quale trascorreranno il periodo di quarantena di 14 giorni dovuta al Covid-19. Sono arrivati ieri, in completa autonomia, a Lampedusa e per loro non è previsto l’isolamento su hotspot galleggiante.

La nave ripetutamente richiesta dal sindaco di Lampedusa non è ancora pronta e per gli sbarchi autonomi si procede con un protocollo concertato di volta in volta come un canovaccio senza esatto copione. Il dibattito nazionale si è spostato, nei giorni scorsi, sulla regolarizzazione degli immigrati che lavorano in Italia. Un esercito di braccianti stagionali e badanti che ha mandato avanti l’Italia in pieno lockdown da pandemia di Covid-19, ma che fino a pochi mesi addietro – con il precedente Governo – dovevano far parte di un programma elettorale che li vedeva tutti espulsi tutti e 600.000. Adesso sono la salvezza, ma anche il punto debole di un sistema sanitario che non si prende cura degli invisibili, dei nuovi schiavi che non si possono rivolgere ad un medico se stanno male. Questi ultimi cento arrivati, per fortuna, stanno bene. La temperatura corporea un po’ sopra la media di alcuni al momento dello sbarco, come anticipato ieri, era dovuta a fattori contingenti e già nel pomeriggio nessun decimo di grado in più era stato rilevato dai medici.

Sulla nave Cossyra, che prima del tramonto avrà già ormeggiato a Porto Empedocle, ci sono 100 persone che includono donne e bambini. Sono partite dalla Tunisia e, probabilmente, spetta loro un futuro di sfruttamento tra i campi e lo spaccio, tra il marciapiede e qualcosa di peggio. L’arrivo è infatti quello di un approdo in terra di diritti umani smarriti. Una banchina di cemento per il giorno e per la notte, un trasferimento in nave per la reclusione in altra struttura dove attendere la quarantena, poi l’esito della Commissione territoriale che valuta la loro richiesta di protezione umanitaria, infine il Centro per il Rimpatrio (CPR) oppure una protezione che non prevede nessuna forma di inserimento sociale. Uno di quei percorsi da binario morto in cui alla fine per sopravvivere si dovrà delinquere, ed a quel punto ci sarà sempre qualcuno che farà notare come il migrante cattivo ricambia l’accoglienza concessa dall’Italia. Una storia che si ripete da decenni e che nessuno sembra intenzionato a cambiare. Forse perché a tutti fa comodo così. Anche a quelli che si lamentano.

Informazioni su Mauro Seminara 705 Articoli
Giornalista palermitano, classe '74, cresce professionalmente come fotoreporter e videoreporter maturando sulla cronaca dalla prima linea. Dopo anni di esperienza sul campo passa alla scrittura sentendo l'esigenza di raccontare i fatti in prima persona e senza condizionamenti. Ha collaborato con Il Giornale di Sicilia ed altre testate nazionali per la carta stampata. Negli anni ha lavorato con le agenzie di stampa internazionali Thomson Reuters, Agence France-Press, Associated Press, Ansa; per i telegiornali nazionali Rai, Mediaset, La7, Sky e per vari telegiornali nazionali esteri. Si trasferisce nel 2006 a Lampedusa per seguire il crescente fenomeno migratorio che interessava l'isola pelagica e vi rimane fino al 2020. Per anni documenta la migrazione nel Mediterraneo centrale dal mare, dal cielo e da terra come freelance per le maggiori testate ed agenzie nazionali ed internazionali. Nel 2014 gli viene conferito un riconoscimento per meriti professionali al "Premio di giornalismo Mario Francese". Autore e regista del documentario "2011 - Lampedusa nell'anno della primavera araba", direttore della fotografia del documentario "Fino all'ultima spiaggia" e regista del documentario "Uomo". Ideatore e fondatore di Mediterraneo Cronaca, realizza la testata nel 2017 coinvolgendo nel tempo un gruppo di autori di elevata caratura professionale per offrire ai lettori notizie ed analisi di pregio ed indipendenti. Crede nel diritto all'informazione e nel dovere di offrire una informazione neutrale, obiettiva, senza padroni.

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