Terrorismo, Tunisia: obiettivo non era Ambasciata USA

Due terroristi in moto si fanno esplodere al check-point dell'Ambasciata degli Stati Uniti a Tunisi. Il Ministero degli Interni della Tunisia afferma che l'obiettivo dei terroristi era la Guardia di Sicurezza tunisina che controlla la zona delle Ambasciate di Berges du Lac

Check-point Ambasciata USA in Tunisia - 6 marzo 2020 - Berges du Lac, Tunisi

Secondo quanto dichiarato con una nota dal portavoce del Ministero degli Interni Khaled Hayouni, l’obiettivo dei terroristi non sarebbe stata l’Ambasciata USA a Tunisi bensì una pattuglia di sicurezza in ronda nell’area di Berges du Lac. Nella stessa prestigiosa zona di Berges du Lac (Riva del lago), sulla strada che da Tunisi conduce a Sidi Bou Said (località residenziale in cui sorgeva lo sfarzoso palazzo dorato dell’ex dittatore Ben Alì) ci sono molte sedi di Ambasciata e non soltanto quella degli Stati Uniti. I terroristi avrebbero preso di mira la pattuglia di sicurezza locale e non avevano quindi pretese di accesso o danneggiamento all’Ambasciata degli Stati Uniti d’America in Tunisia che tra l’altro è pressoché impenetrabile da terra. Entrambi – confermato dalle autorità locali che erano solo in due – sono morti sul colpo al momento dell’esplosione.

L’attentato terrorista è stato compiuto questa mattina da due kamikaze a bordo di una moto carica di esplosivo. A farne le spese è stato il sottotenente 52enne Taoufik Missaoui, della Guardia di Sicurezza della Tunisia. Missaoui è deceduto in ospedale nel primo pomeriggio. Ferite anche sei persone, cinque delle quali in servizio tra sicurezza tunisina e corpo di guardia dell’Ambasciata americana ed una civile che transitava alla guida della propria auto. Tra i danni invece causati c’è il check-point che dal viale principale di Berges du Lac consente l’accesso al viale interno dell’edificio dell’Ambasciata. I due terroristi ci si sarebbero lanciati addosso con la moto ponendo così seri dubbi sul reale obiettivo. Il Ministero degli Interni esclude sia stato un atto terrorista nei confronti degli Stati Uniti, ma il colpo è stato di fatto fermato dal check-point americano.

La Tunisia ha da poco un nuovo presidente. Scampato il pericolo del candidato forte Nabil Karoui alla Presidenza, travolto da inchieste giudiziarie che lo vedono accusato di corruzione, il popolo tunisino ha dato la propria fiducia al costituzionalista Kais Saied. La presidenza di Saied, più rigida sotto il profilo costituzionale, è improntata al recupero degli equilibri interni del Paese adesso democratico – ma ancora troppo giovane e con una corruzione gravemente radicata – ed anche o soprattutto alla ripresa diplomatica in politica estera. A gennaio, in occasione del Summit di Berlino sulla Libia, il presidente Saied aveva dato dimostrazione di rappresentanza di una vera nazione invece che di una colonia subalterna. Invitata la Tunisia all’ultimissimo momento dalla cancelleria tedesca al tavolo per la discussione sul futuro della Libia, Kais Saied aveva negato la propria partecipazione sottolineando che l’importanza della Tunisia sulle sorti libiche non poteva essere sfuggita all’elenco dei “principali attori coinvolti”.

L’indomani il presidente della Francia, Emmanuel Macron, chiamò l’omologo tunisino Kais Saied scusandosi per l’incidente diplomatico. Il principale partner strategico europeo della Tunisia, l’Italia, che non si era battuta perché al tavolo sedesse sin da prima bozza di “elenco invitati” dimenticò la cortesia di telefonare al vicino di casa Governo di Tunisi. La Tunisia sta comunque ricoprendo un ruolo importante sul caso della guerra libica confermando il proprio sostegno al governo riconosciuto dalle Nazioni Unite ma senza intervenire militarmente in alcun modo in Libia. La Tunisia sta inoltre controllando la frontiera con la Libia e già in passato aveva intercettato e registrato movimenti di intelligence di Paesi europei che, dopo interventi di incerta natura nel sud della Tripolitania, tentavano di abbandonare il territorio libico attraverso quello tunisino. Sullo scacchiere globale però la Tunisia rappresenta, se pur di moderata entità, un ostacolo ai piani di destabilizzazione della Libia. Sul fronte interno invece deve fare i conti con una massiccia presenza di foreign fighters pronti a colpire internamente – come già accaduto anche nella capitale – ed anche su territorio africano ed europeo. L’odierno attacco di natura terrorista potrebbe quindi avere varie letture, ma per meglio comprendere cosa sta accadendo e cosa potrà accadere in Tunisia bisognerà attendere prossimi sviluppi.

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