Doctor shopping

di Franca Regina Parizzi

di Franca Regina Parizzi 

L’espressione anglosassone “doctor shopping” definisce la prassi di rivolgersi a più medici per uno stesso problema di salute. Negli Stati Uniti, il fenomeno del doctor shopping è spesso motivato dalla volontà del paziente di ricevere prescrizioni illecite di farmaci, poiché la regola e la prassi per i medici è quella di limitare la prescrizione alla quantità strettamente necessaria di medicinali.

E in Italia? Nella nostra realtà il fenomeno è diffuso e le cause sono molteplici, in parte legate ai medici, in parte ai pazienti.

Oggi i medici di Medicina generale, i pediatri di famiglia, gli specialisti e i medici ospedalieri sono oppressi da pratiche burocratiche e dall’obbligo di inserire i dati nel computer e tutto questo toglie inevitabilmente tempo all’ascolto del paziente ed è causa di frustrazione non solo per il paziente, ma anche per il medico.

Da Rafael Campo,

PLOS Medicine

2006 3 (10), e423

Il ruolo del medico è profondamente cambiato con l’evoluzione della scienza, della cultura e dello stato sociale. Soltanto 60 anni fa le conoscenze scientifiche su cui si basava la professione medica erano enormemente inferiori rispetto a oggi, e il supporto psicologico, l’ascolto, la condivisione, la compassione erano elementi fondamentali del processo di cura. Nel tempo abbiamo assistito ad una progressiva disattenzione da parte dei medici alla soggettività della persona malata. Se un tempo quanto riferiva il paziente era fondamentale per la diagnosi e la cura, oggi ha un valore puramente orientativo. La componente soggettiva è diventata irrilevante, se non addirittura confondente. La Medicina è sempre più tesa verso la “proceduralizzazione” dei percorsi diagnostici e terapeutici, come dimostrato dallo sviluppo della Medicina basata su prove scientifiche di efficacia (Evidence Based Medicine) e tale approccio non offre spazio alla soggettività, alla complessità e all’imprevedibilità del paziente, che rivendica la propria individualità e spesso pone grossi limiti all’applicazione di regole, pur rigorosamente scientificamente valide.

Ma anche il medico oggi vive un profondo disagio: da un lato, gli vengono richieste competenze professionali che difficilmente possono tenere il passo dell’enorme progresso delle conoscenze scientifiche, nonostante l’obbligo all’aggiornamento e alla formazione continua, dall’altro, competenze manageriali per le quali non ha alle spalle un adeguato percorso formativo e che spesso impongono decisioni in contrasto con l’interesse stesso dei pazienti. Inoltre il rapporto medico-paziente è oggi sempre più sostituito da un rapporto impersonale tra paziente e struttura sanitaria.

A questo si aggiunga il fatto che da diversi anni i mass media sferrano pesanti attacchi alla sanità italiana, diffondendo notizie allarmistiche su errori medici, reali o presunti, criminalizzando gli operatori sanitari e creando un clima di terrorismo e un atteggiamento nei cittadini di facile giustizialismo e sfiducia. Di conseguenza, i pazienti sono insoddisfatti e i medici affrontano con disagio il rapporto con i pazienti, che possono essere percepiti come nemici, pronti a denunciarli.

Il distacco medico-paziente è così sempre più accentuato ed esasperato. A questo disagio si aggiungono le difficoltà dovute all’assenza di un percorso formativo alla comunicazione e alla relazione con il paziente. Questo aspetto fondamentale della professione è lasciato al carattere e alla sensibilità del singolo professionista, alla casualità del suo umore, del suo stato di stanchezza e del numero di ore di lavoro alle spalle.

Inoltre, il clamore mediatico sulle nuove possibilità della Medicina ha generato nei pazienti notevoli aspettative e pretese, che il medico si trova a dover gestire con difficoltà. Perché anche il paziente è  radicalmente mutato, tanto che il termine paziente (il cui significato rimane, a mio avviso, profondamente etico, poiché si riferisce alla pazienza con cui la persona vive la sofferenza legata alla sua malattia) è stato sostituito da altri termini quali cliente o utente corredati dall’aggettivo esigente. L’utente esigente è un malato consapevole dei propri diritti, che non si accontenta facilmente, che fa ricerche in Internet, che vuole sentire altri pareri, che deve esprimere il suo consenso alle prestazioni sanitarie che lo coinvolgono. In sintesi, il paziente è diventato protagonista attivo per i problemi che riguardano la sua salute. Ma attenzione! Senza avere le competenze che solo un medico può avere per formulare la diagnosi e decidere il percorso di cura.

“Andare dal dottore è come recarsi a un appuntamento” è il titolo di un articolo pubblicato su BMC Family Practice il 6.2.2014 (“Seeing a doctor is just like having a date”). L’articolo analizza il fenomeno del doctor shopping tra i pazienti di Hong Kong e afferma che uno dei motivi che spingerebbero i pazienti (in particolare, quelli esaminati erano affetti da patologia vescicale) a cercare e cercare, rivolgendosi a medici sempre diversi, è la speranza di trovare finalmente il “medico ideale”, il “medico dei propri sogni”. Ma molto più spesso il motivo che spinge un paziente a girare di medico in medico è la speranza di trovare un dottore che gli dica esattamente quello che vorrebbe sentirsi dire. La ricerca di informazioni in Internet spesso amplifica il problema. Il paziente può infatti convincersi di avere una certa malattia o di avere necessità di un determinato trattamento. Così va dal medico carico di aspettative, che, se deluse, lo gettano nello sconforto e lo inducono a sentire un altro parere. E poi un altro, un altro e un altro ancora. E così si visitano molti professionisti, spesso non informandoli del fatto che si sono effettuati altri consulti, magari iniziate altre terapie. E questo peggiora le cose perché spesso si ottengono pareri discordanti, dispersivi, e ogni volta si deve ricominciare daccapo l’iter diagnostico-terapeutico, con perdita di tempo e di denaro (privato o pubblico che sia).

Medico: “Se non le piace la mia diagnosi, può sentire un altro parere”

Paziente: “L’ho già fatto. Voi siete forse il decimo!”

Da: Emanuele Caldarella 5.6.2014

Un medico “privato” viene consultato molte volte su consiglio di un amico, di un vicino di casa, di un parente, con la convinzione che “se costa vuol dire che è bravo” e che “più costa più è bravo”. Il che è tutto da dimostrare e spesso non corrisponde al vero.

Nei casi seri, difficili, cercare un altro parere è legittimo, anzi dovrebbe essere il medico stesso a proporre il consulto dello specialista più indicato per quel tipo di problema, con umiltà, onestà e serietà.

Il terzo episodio del film “Caro diario” di Nanni Moretti (dal titolo “Medici”) narra la storia autobiografica dell’attore/regista che consulta diversi medici per una sintomatologia caratterizzata soprattutto da un prurito intenso e diffuso, tale da impedirgli persino il riposo notturno. Dopo numerosi consulti, tra i quali anche del “principe dei dermatologi”, dopo molte e diverse prescrizioni di farmaci risultati inutili e inefficaci, dopo aver tentato anche un approccio con la medicina cinese, una radiografia del torace, consigliata da un amico medico, svelerà la vera origine del problema: un linfoma di Hodgkin.

L’esempio riportato è emblematico. Il doctor shopping nel caso di Nanni Moretti era del tutto giustificato, poiché nessun medico consultato era stato in grado di risolvere il suo problema.

Un esempio altrettanto emblematico si ritrova nella mia storia personale (pubblicata di recente in questa rubrica: “Un medico si ammala … La mia storia”).

Molto spesso tuttavia ci si rivolge a diversi medici per problemi banali.

In Pediatria, si registrano spesso episodi immotivati di doctor shopping, in buona parte dovuti alla  insicurezza e alla deresponsabilizzazione che caratterizzano oggi, purtroppo, molti genitori. Malattie comuni dei bambini di natura virale, come l’influenza o le infezioni delle alte vie respiratorie, un tempo gestite dai genitori senza troppa ansia e magari seguendo i consigli della nonna, sono oggetto di frequenti visite e/o consulenze telefoniche da parte di più pediatri e causa di affollamento del Pronto Soccorso degli ospedali. Molte volte i genitori consultano un pediatra, poi un altro, poi un altro ancora, poi vanno al Pronto Soccorso, fino a che non trovano il medico che prescrive l’antibiotico, salvo poi meravigliarsi che, nonostante l’antibiotico, la febbre persista e a nulla valgono i tentativi di spiegare che le malattie virali hanno il loro decorso e non rispondono alla terapia antibiotica. Eppure questi messaggi sono trasmessi ripetutamente non solo dai medici, ma anche dai mass media.

Ma ci sono anche casi di persone in malafede, che riferiscono al medico sintomi vaghi o fittizi, simulando intenzionalmente un malanno al solo scopo di ottenere un certificato che giustifichi l’assenza dal lavoro.

Il fenomeno del doctor shopping è complesso e le sue motivazioni possono essere le più disparate. A volte è difficile per il medico venire a conoscenza del percorso che il paziente ha effettuato e delle terapie che ha assunto, e tutto questo comporta difficoltà e ostacoli non soltanto nella sua relazione con il paziente, ma anche e soprattutto nella presa in carico del problema di salute.

Un rapporto sincero e onesto tra professionisti della salute e utenti e la comunicazione e collaborazione tra medici sono presupposti indispensabili per un’efficace relazione di cura.

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