COVID-19, anche a carnevale è reato il procurato allarme

Allarme coronavirus anche a Lampedusa, ma è uno scherzo che circola mediante nota vocale tra smartphone. Nessun caso sospetto sull'isola. La carnevalata configura però l'ipotesi di "procurato allarme" che la legge punisce anche con la reclusione fino a sei mesi ed una sanzione pecuniaria

Lampedusa: Faro di Capo Grecale (Foto d'archivio)

Circola a Lampedusa una nota vocale secondo cui ci sarebbe un caso di sospetto contagio da nuovo coronavirus in isolamento. La nota vocale, probabilmente destinata ad un gruppo WhatsApp e non necessariamente di persone dell’isola, si è diffusa in modo virale sulle Pelagie e forse anche nella provincia di Agrigento. Una voce che comunica – con evidente accento della provincia dei Templi, molto diffuso anche a Lampedusa – la presenza di un primo caso “anche qui da noi” di coronavirus. Non c’è alcun riferimento alla città oppure all’ospedale nel messaggio, ed un accenno di risata fornisce evidente indizio di carnevalata. Ma la nota vocale si è diffusa rapida come una “catena di Sant’Antonio” e causando anche dubbi reali sulla possibilità che quanto asserito nel messaggio possa essere vero.

Costretti comunque a verificare scrupolosamente che si tratta di carnevalata, possiamo confermare che a Lampedusa non esiste alcun soggetto posto in isolamento per sospetto coronavirus. Di contro, è stato verificato anche cosa prevede il Codice Penale per il reato di “procurato allarme”. Questo si configura quando qualcuno annuncia “disastri, infortuni o pericoli inesistenti, suscita allarme presso l’autorità o presso enti o persone che esercitano un pubblico servizio”. Perché scatti l’ipotesi di tale reato penale non è necessario recarsi presso un posto di polizia a denunciare inesistenti rischi per la società, ma è sufficiente innescare tale diffusione di falsa notizia a seguito della quale è costretta l’autorità ad intervenire. Un caso analogo si è verificato con la finale di Champions League tra Juventus e Real Madrid, quando in piena psicosi da terrorismo qualcuno ebbe l’idea di procurare allarme tra la folla radunata in piazza per vedere la partita su un maxi schermo. L’episodio costò la vita ad alcune persone. Il reato in questione, senza aggravanti, può essere oggetto di pena come la reclusione fino a sei mesi.

Il gioco dell’allarmismo sul nuovo coronavirus è quotidianamente accentuato dal figure appartenenti anche alle istituzioni e tra gli obiettivi più diffusi c’è proprio il rischio di contagio da migranti che sbarcano sul territorio nazionale. In tal senso, Lampedusa è molto sensibile al tema e, per quanto il rischio sia allo stato pressoché inesistente, la popolazione è parecchio esposta da questo punto di vista. In ballo c’è una stagione turistica ormai alle porte ed il timore, resistente in soggetti maggiormente vulnerabili, che l’isola possa essere un giorno posta in quarantena. Tutte nefaste fantasie alimentate da quanti continuano a lanciare l’allarme sui migranti mentre il nuovo coronavirus si diffonde in settentrione, fortunatamente con il suo decisamente basso tasso di mortalità. Ma l’equilibrio della popolazione, di Lampedusa e nazionale, è in questi giorni precario ed una nota vocale come quella che circola nelle ultime ore da smartphone a smartphone rischia di divenire uno scherzo di pessimo gusto che la legge italiana prevede di punire con opportuna severità.

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