Consiglio europeo a Di Maio: sospendere accordi con guardia costiera Libia. Il ministro tace

Il commissario per i diritti umani del Consiglio d'Europa sollecita l'Italia a sospendere le attività di cooperazione con la cosiddetta guardia costiera libica e ad introdurre garanzie sui diritti umani nella futura cooperazione in materia di migrazione. Risponde alla lettera l'ambasciatore per l'Italia presso il Consiglio Europeo ma il ministro degli Esteri Luigi Di Maio tace sul caso e non risponde al Commissario

di Mauro Seminara

In una lettera indirizzata al ministro degli Esteri italiano Luigi Di Maio, pubblicata oggi, il Commissario per i diritti umani Dunja Mijatovic aveva esortato il Governo d’Italia ad introdurre garanzie sui diritti umani nel protocollo d’intesa tra Italia e Libia. La lettera, datata 13 febbraio, era un invito a sospendere gli accordi di cooperazione italiani con la sedicente guardia costiera libica fino a risoluzione delle criticità rilevate dalla Commissione Ue sul trattamento che viene riservato ai migranti in Libia. Il commissario per i diritti umani Mijatovic ha scritto al ministro Di Maio di essere “seriamente preoccupato per alcuni tipi di assistenza forniti alla Libia, in particolare alla Guardia costiera libica, che ha comportato un aumento delle intercettazioni di migranti e richiedenti asilo in mare, quindi il loro successivo ritorno in Libia, dove sono soggetti a gravi violazioni dei diritti umani”.

La lettera non ha ricevuto la dovuta risposta a breve giro del ministro italiano. Al suo posto, per dovere diplomatico, ha risposto – soltanto ieri – Il rappresentante permanente d’Italia presso il Consiglio d’Europa a Strasburgo. L’ambasciatore Michele Giacomelli ha così risposto al commissario Mijatovic dopo una settimana di vana attesa. Il nocciolo critico per cui Mijatovic ha deciso di scrivere a Di Maio è il Memorandum d’intesa Italia-Libia su cui si era già espresso pubblicamente ed in modo drasticamente negativo. Cuore della missiva firma da commissario europeo per i diritti umani è il seguente periodo: Il memorandum d’intesa del 2017 tra l’Italia e il Governo di Accordo Nazionale della Libia, che è stato automaticamente rinnovato il 2 febbraio 2020, svolge un ruolo centrale nella facilitazione delle intercettazioni di migranti e richiedenti asilo in mare. Il 31 gennaio 2020 ho espresso pubblicamente rammarico che il governo italiano non abbia annullato tale accordo o almeno cambiato i suoi termini in modo da assicurare l’adeguata protezione dei diritti umani. In questo contesto, noto il tuo annuncio del 9 Febbraio 2020 sulla presentazione alle autorità libiche di una proposta di modifica del Memorandum con l’obiettivo di garantire una migliore protezione ai migranti e promuovere la gestione della migrazione in modo conforme alla Convenzione di Ginevra e alle altre norme internazionali sui diritti umani.”

Dunja Mijatovic (foto a destra) rimprovera quindi all’Italia di aver annunciato modifiche al Memorandum per il futuro ma di non aver fatto altro che rinnovarlo tacitamente quando questa era prossimo alla scadenza. Il commissario esorta il ministro Di Maio a prendere atto delle difficoltà e dei tempi necessari all’attuazione di sostanziali cambiamenti in favore del rispetto dei diritti umani. Mijatovic, facendo notare a Di Maio che, vista la “lacerazione della Libia” dilaniata dal conflitto, considerate le prove che la Commissione europea per i diritti umani riceve e “che indicano gravi violazioni dei diritti umani subite da migranti e richiedenti asilo” in territorio libico, l’urgenza di intervento non può attendere modifiche per le quali ci vorrà tempo e lo invita a prestare maggiore attenzione al presente. Infine, scrive il commissario europeo per i diritti umani al ministro degli Esteri italiano, “invito il vostro governo a sospendere le attività di cooperazione in atto con la guardia costiera libica”. A questo punto si legge una raccomandazione ulteriore che, se pur redatta in modo da mantenere un tono diplomatico, assume i contorni del grottesco pur di non apparire come una grave accusa diretta al Governo italiano. Mijatovic invita infatti il ministro italiano a leggere la sua Raccomandazione dal titolo Vite salvate. “Diritti protetti. Colmare le lacune in materia di protezione dei rifugiati e migranti nel Mediterraneo” pubblicata a giugno dello scorso anno.

Alla lettera inviata il 13 febbraio Mijatovic ha perfino allegato una copia della sua Raccomandazione. Ma non è detto che il ministro degli Esteri italiano l’abbia letta, almeno questa volta, visto che la risposta all’esortazione del commissario è stata scritta e firmata dall’ambasciatore italiano Michele Giacomelli. Il rappresentante permanente presso il Consiglio d’Europa a Strasburgo verga una missiva che ha l’esatto contenuto della difesa targata Movimento 5 Stelle e Lega al rapporto con la Libia per il contenimento delle partenze. “Sono convinto che il Memorandum si sia dimostrato efficace nel contrastare il traffico illegale di esseri umani lungo la rotta del Mediterraneo centrale – si legge nella risposta di Giacomelli a Mijatovic datata 20 febbraio – ed è stato strumentale nel ridurre il numero di tentativi di attraversamento del mare e quindi l’ inaccettabile bilancio delle vittime collegato”. Con la premessa “ho il piacere di comunicare a voi le seguenti considerazioni“, il rappresentante italiano che risponde ad una lettera indirizzato ad un ministro del Governo, scrive la solita statistica da Governo “Conte I” in cui il dato assoluto viene citato invece del dato percentuale, ed aggirando il focus sul trattamento che viene poi riservato ai migranti e richiedenti asilo ricondotti in Libia: “Più specificamente, il numero delle vittime lungo questa rotta sono passate da 2.853 nel 2017 a 743 nel 2019”.

Giacomelli (foto a sinistra) risponde al posto del vero destinatario, Luigi Di Maio, che in tal modo manifesta scocciato snobismo verso il commissario europeo per i diritti umani affidando ad altri il compito di spiegare l’operato italiano. “Il nostro generale obiettivo – spiega l’ambasciatore italiano al posto del ministro degli esteri nella lettera del 20 febbraio – è garantire una migliore protezione dei migranti e dei richiedenti asilo in Libia e sostituire progressivamente l’attuale sistema basato sui centri di detenzione con nuove formule, aderendo ai principi dello stato di diritto, incentrato sulle vittime e orientato ai diritti umani”. Giacomelli passa poi in rassegna rapida “gli sforzi italiani” per garantire i diritti umani in Libia – che non ha mai aderito alla Convenzione di Ginevra ed è attualmente in guerra – e cita l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati che l’Italia cerca di far crescere in operatività e sicurezza sul suolo libico. Poi l’ambasciatore ringrazia Dunja Mijatovic per l’esortazione e la sensibilità manifestata dicendo che l’Italia non vede l’ora di collaborare con altri partner internazionali sul caso Libia e chiude con un “Sarei lieto di discutere ulteriormente la questione con te“. Per quanto il rappresentante italiano possa essersi sforzato, il risultato è stato quello di aver risposto al posto del ministro cui il commissario aveva scritto, di aver esposto gli aspetti – a detta dell’italiano – positivi del Memorandum ed infine di aver preso ulteriore tempo invitando Mijatovic a discuterne insieme di persona. Un insieme di scivoloni diplomatici che il commissario pare non aver gradito ed all’indomani della risposta di Giacomelli ha fatto pubblicare la lettera al ministro italiano e la risposta del rappresentante dell’Italia a Strasburgo.

Un incidente diplomatico che dimostra principalmente quanto il Movimento 5 Stelle, di cui Luigi Di Maio era capo politico ed ancora adesso rappresentante, sia allineato ad una politica contraria al rispetto dei diritti umani e, soprattutto, che l’Italia è quotidianamente teatro di dibattito propagandistico sulla questione migratoria del Mediterraneo centrale, ma del tutto incapace di dialogo istituzionale con l’Unione europea cui fa anche sgarbo negando una formale risposta e delegando ad ambasciatore in loco di scrivere su carta intestata della Rappresentanza Permanente d’Italia. Ma quella della stizzita Mijatovic che pubblica la lettera ed anche la risposta è solo una delle brutte scudisciate che il Governo italiano sta incassando in questi giorni. Un’altra, concomitante, era arrivata dall’OIM, l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni, che lo stesso giorno in cui l’ambasciatore italiano prendeva carta e penna al posto del ministro degli Esteri Di Maio, invitava l’Unione europea ad adoperarsi per l’istituzione di un meccanismo alternativo, “più sicuro e umanitario” per aiutare i migranti che vengono intercettati dai libici mentre tentano di raggiungere l’Europa attraverso il Mediterraneo centrale.

L’OIM, mentre Mijatovic attendeva la risposta di Di Maio alla lettera con cui invitava a sospendere la cooperazione con la sedicente guardia costiera libica, ha rilasciato una dichiarazione con la quale afferma che circa 200 migranti che tentavano di effettuare la traversata verso l’Europa erano stati intercettati dai pattugliatori libici e ricondotti nello stesso porto di Tripoli in cui poche ore prima il raid delle forze di Haftar aveva colpito la nave turca accusata di trasporto armi. Quella dell’OIM non è l’unica concomitante scudisciata che il Governo italiano subisce oltre al grave richiamo della Commissione europea per i diritti umani. Nello stesso fatidico giorno, lo stesso 20 febbraio con cui viene datata la lettera dell’ambasciatore Michele Giacomelli, la Terza Sezione della Corte di Cassazione ha depositato le motivazioni della sentenza con cui era stato rigettato il ricorso – proposto dalla Procura di Agrigento – alla mancata convalida dell’arresto di Carola Rackete. La capitana della Sea Watch 3, arrestata in presunta flagranza di reato dai militari della Guardia di Finanza lo scorso giugno, era stata liberata in attesa di giudizio dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Agrigento che le riconosceva legittimità di condotta anche in virtù della condizione in cui versa la Libia e quindi del dovere di condurre i naufraghi in un porto sicuro che non poteva essere quello nordafricano.

Tutta la campagna contro le Ong iniziata dalla direzione del Viminale di Marco Minniti, ministro di un sedicente governo di centrosinistra, e poi sfociata nella propagandistica barbarie del successore Matteo Salvini con i suoi decreti sicurezza, si basava sul contenimento dei migranti e richiedenti asilo in Libia vantato anche dall’attuale presidente del Consiglio dei ministri italiano Giuseppe Conte, sia con il primo che con l’attuale esecutivo. La Corte di Cassazione ha stabilito che la nave comandata da Carola Rackete ha agito correttamente, assumendo quale valide conclusioni molte delle motivazioni per cui il giudice di Agrigento negò la convalida dell’arresto. La nave Ong, dopo aver soccorso i naufraghi nel Mediterraneo centrale, non poteva ricondurli in Libia come l’Italia pretendeva in virtù del cosiddetto decreto sicurezza bis, quindi le autorità di Roma avevano il dovere di concedere il porto italiano più vicino per lo sbarco dei migranti.

La conclusione delle vicende giudiziarie delle Ong, e non solo, che si stanno ritorcendo contro l’ex ministro per il quale tribunali dei ministri chiedono autorizzazione a procedere, le esortazioni della Commissione europea per i diritti umani, le continue denunce dell’OIM e gli appelli da esso lanciati, stanno chiudendo il cerchio su una pagina di storia buia che l’Italia aveva preteso di aprire confinando richiedenti asilo in terra di guerra e maltrattamenti di ogni sorta invece di adoperarsi per garantire loro sicurezza ed assistenza. A tal proposito, è doveroso ricordare che quando la Commissione per le Libertà Civili dell’Unione europea era riuscita a far approdare in seduta plenaria dell’Europarlamento la proposta di superamento della logica di “Paese di primo approdo” del Regolamento di Dublino, furono proprio il Movimento 5 Stelle e la Lega ad affossarla con voto contrario ed astensione invece di sostenerla come in campagna elettorale fanno lamentando che l’intero carico del flusso migratorio dal nord Africa grava sulle spalle dell’Italia. Propaganda pubblica cui corrispondeva opposta azione politica mentre si mantenevano accordi in cui l’Italia era complice a pieno titolo di maltrattamenti e violenze in un territorio che dal 4 aprile del 2019 è anche ufficialmente in guerra.

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