Parma, arrestato tunisino che si addestrava per la jihad

È un operaio di 24 anni, aveva legami con organizzazioni internazionali. L’accusa è di addestramento ad attività con finalità di terrorismo anche internazionale. Trovati sul suo telefono foto e video tutorial

di Andrea Sangermano

Un giovane operaio edile di 24 anni, di origini tunisine, è stato arrestato nei giorni scorsi nel parmense con l’accusa di addestramento ad attività con finalità di terrorismo anche internazionale. In particolare è stato trovato in possesso di 40 video con varie lezioni su come realizzare bombe, su tecniche di combattimento e di disarmo, su metodi per evitare la cattura o liberarsi dalle manette e persino per occultare i cadaveri. Il 24enne è risultato anche inserito in un rete internazionale di gruppi jihadisti, legami su cui sono in corso ulteriori indagini.

Il giovane di origini tunisine si trova ora nel carcere di alta sicurezza di Parma. I magistrati hanno rilevato anche il “fondato pericolo di fuga in seguito a reiterati viaggi compiuti in Tunisia senza che siano emerse notizie riguardo ai suoi spostamenti. Il provvedimento di fermo è stato emesso lunedì scorso, 10 febbraio, nell’ambito di un’indagine condotta dal procuratore capo di Bologna, Giuseppe Amato, con la pm Antonella Scandellari e svolta dalla sezione antiterrorismo della Digos di Bologna e di Parma, insieme alla Polizia postale di Bologna. Il giovane, con regolare soggiorno in Italia e residente nella provincia di Parma, è stato tenuto a lungo sotto controllo sui canali social da lui utilizzati, soprattutto Whatsapp e Facebook.

L’indagine sul 24enne di Parma parte dall’attività di contrasto al cyberterrorismo, svolta nelle prime fasi dalla Polizia postale di Perugia, in collaborazione con la Digos. Attraverso account di copertura, gli agenti dell’antiterrorismo hanno individuato un profilo Whatsapp inserito in tre gruppi differenti, denominati “Gli estranei”, “I canti dello stato islamico” e “L’esercito del califfato”. Lo scopo delle chat era lo scambio di messaggi propagandistici, ma nel tempo la Polizia ha notato che l’utente aveva modificato l’immagine del proprio profilo, pubblicando la fotografia di tre fucili mitragliatori automatici tipo AK47. A quel punto sono scattate le verifiche della Postale, che con un’attività di intelligence è risalita all’operaio di origini tunisine, a cui apparteneva l’utenza mobile italiana a cui era legato l’account social.

Proseguendo con le indagini, sono stati poi trovati anche due profili Facebook a lui collegati, dai quali “si rilevava una sua spiccata inclinazione alla cultura dello Stato islamico e alla lotta armata, non risparmiando apprezzamenti (like) e iscrizioni a pagine ad esse dedicate. Continuando a monitorarlo sui social, la Polizia ha verificato nel tempo anche “l’acuirsi della pericolosità delle condotte” del giovane tunisino, arrivando così a eseguire una perquisizione personale, nel giugno 2019. In quella occasione veniva sequestrato un cellulare e diversi documenti che si sono poi rivelati “di notevole valore investigativo”. Nello smartphone sono state trovate migliaia di immagini sui membri più importanti dello Stato islamico, sulle scene di guerra in Medio Oriente e su esecuzioni capitali, oltre a vari video di addestramento utilizzate da gruppi jihadisti.

I documenti trovati a casa del 24enne di Parma mostravano inoltre “importanti elementi relativi al crescente processo di radicalizzazione del tunisino – spiegano ancora gli inquirenti – essendo stati rilevati evidenti segni di adesione ed esaltazione della jihad e del martirio di soggetti musulmani in omaggio ad Allah”, come mostrato anche in alcuni video trovati nel telefono. Dai contatti telefonici, infine, le analisi della Digos hanno fatto emergere “l’inserimento dell’indagato in una cerchia relazionale internazionale di soggetti appartenenti ad ambienti jihadisti”. I contatti, mantenuti attraverso Telegram e Whatsapp in maniera non intercettabile, erano con utenti esteri in Tunisia, Algeria, Filippine, Yemen, Gran Bretagna, Stati Uniti e altri ancora, mostrando tra l’altro “sequenzialità e coincidenze significative in relazione ai dati dei file scaricati e memorizzati nel cellulare”.

Alla luce di tutti questi elementi, il Gip del Tribunale di Parma giovedì scorso, 13 febbraio, ha convalidato il fermo della Procura di Bologna e applicato nei confronti del 24enne la custodia cautelare in carcere. Secondo il giudice, “sussistono gravi indizi di colpevolezza a carico del fermato”, che ha “realizzato comportamenti univocamente finalizzati alla commissione delle condotte di terrorismo”. Per il Gip, “deve essere valutata quale concreta, specifica e inequivocabile condotta dell’indagato tesa ad auto-addestrarsi per realizzare un programma terroristico proposto dalle molteplici strutture jihadiste affiliate all’Isis”.

Andrea Sangermano – Agenzia DIRE

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