Sequestrate 9 tonnellate di carne di maiale cinese vietata

I Baschi Verdi della Guardia di Finanza hanno sequestrato a Padova 9.420 chili di carni suine provenienti dalla Cina, altamente pericolose per il grave rischio di contaminazione dovuto alla peste suina africana (ASF- African Swine Fever), malattia virale che ha devastato le mandrie di maiali di diversi Paesi e che imperversa soprattutto negli allevamenti del continente asiatico

Carne suina cinese sequestrata a Padova per importazione illegale e pericolosa

Mentre il mondo è in allarme per il virus 2019-nCoV, noto come Coronavirus, propagatosi dal mercato all’ingrosso di animali per l’alimentazione umana di Wuhan, in Cina, a Padova sono stati sequestrate 9 tonnellate di carne suina di origine cinese illegalmente introdotte in Italia e destinate alla tavola dei consumatori. L’importazione della carne suina cinese è vietata sulla base di un provvedimento del Ministero della Salute finalizzato a scongiurare la diffusione anche in Italia dell’epidemia di peste suina africana che ha recentemente colpito la Cina. Il sequestro, per esattezza di 9.420 chilogrammi, è stato effettuato dai Baschi Verdi della Compagnia provinciale della Guardia di Finanza di Padova in collaborazione con il Servizio Veterinario e del SIAN (Servizio Igiene, Alimenti e Nutrizione) dell’ULSS 6 Euganea presso un magazzino di ingrosso alimentare sito nella ZIP di Padova.

La società cui era destinata la carne suina importata illegalmente, gestita da un soggetto di origine cinese, ha catturato l’attenzione degli investigatori per lo spiccato dinamismo imprenditoriale che l’ha contraddistinta nell’arco di un brevissimo periodo temporale, rendendola uno dei maggiori players a livello regionale nelle forniture all’ingrosso di prodotti etnici destinati alla ristorazione orientale. Il grossista è stato quindi posto sotto la dovuta attenzione ed in occasione in occasione dell’arrivo di un container di importazione, che formalmente trasportava solo generi alimentari di origine vegetale, al fine di verificarne la corretta rispondenza alla normativa doganale quanto a quella in materia di tracciabilità ed etichettatura, i Baschi Verdi hanno provveduto ad effettuare un accertamento di rito. Dal controllo è emerso lo scarso rispetto per le basilari norme igienico-sanitarie, poi che tre lavoratori bengalesi erano sprovvisti di contratto di lavoro (ma regolari sul territorio ed estranei alle importazioni illegali), infine che i 23mila chilogrammi di derrate alimentari vegetali avevano subito l’interruzione della catena del freddo durante il trasporto e per tale ragione erano state sottoposte a sequestro.

Nel frattempo, i militari della Guardia di Finanza avevano chiesto il supporto del personale dell’ULSS n. 6 Euganea di Padova, con particolare riguardo agli ispettori del Servizio Veterinario e del SIAN (Servizio Igiene, Alimenti e Nutrizione). Nel corso delle operazioni di scarico del container però, i militari si sono resi conto che i prodotti alimentari di origine vegetale altro non erano che un carico di copertura per celare l’importazione illegale di carne suina. Scoperto il carico di merce occultato nel container, l’esame dei prodotti di origine animale consentiva al personale specializzato dell’ULSS di appurare che si trattava di 9.420 chilogrammi di carni suine provenienti dalla Cina, altamente pericolose per il grave rischio di contaminazione dovuto alla peste suina africana (ASF- African Swine Fever), malattia virale che ha devastato le mandrie di maiali di diversi Paesi e che imperversa soprattutto negli allevamenti del continente asiatico. Sentito il Ministero della Salute, il personale dell’ULSS ha emesso un provvedimento d’urgenza disponendo l’immediata distruzione delle carni illegalmente importate dalla Cina. L’imprenditore cinese è stato deferito alla Procura della Repubblica di Padova per i reati di commercio di sostanze alimentari nocive (art. 444 c.p.), diffusione di malattie delle piante o degli animali (art. 500 c.p.), contrabbando (art. 282 del DPR 43/73 – testo unico leggi doganali) e per violazione della disciplina igienica della produzione e della vendita delle sostanze alimentari e delle bevande (artt. 8 e 12 della legge 283/62). L’eventuale condanna del trasgressore, essendo il fatto di particolare gravità e provocando un pericolo per la salute, potrebbe condurre alla chiusura definitiva dell’esercizio ed alla revoca del provvedimento amministrativo che consente lo svolgimento dell’attività economica. Inoltre, al fine di scongiurare il rischio che in corso di procedimento l’imprenditore possa continuare a smerciare prodotti alimentari pericolosi per la salute, il Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Padova, su proposta della locale Procura della Repubblica, ha disposto il sequestro preventivo dell’attività commerciale.

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