No fascismo, no party

di Mauro Seminara

di Mauro Seminara

È categoricamente esclusa dal dibattito politico nazionale l’eventualità di un ritorno al fascismo in Italia. Ad escluderlo, coprendo di ridicolo l’ipotesi, non sono soltanto i soliti avvocati d’ufficio dei leader di estrema destra nostrani ma anche i “raffinati analisti” dell’opposta casata. Poco importa se qualcuno organizza piazze eversive, insieme a gruppi che ostentano il saluto fascista, accusando le istituzioni di sovversione dell’ordine democratico. Poco conta se qua e la si spogliano i Comuni dei monumenti che ricordano cosa è stato il fascismo, il nazismo ed in generale i regimi totalitari. Nessun effetto sortiscono i vari reiterati ammiccamenti al gergo del ventennio con strizzate d’occhio al fu “asse Roma-Berlino”, al “molti nemici, molto onore” e via propagando. Alla fine, basta che a domanda diretta l’imputato neghi coinvolgimenti con ideologie di stampo fascista e tutto si risolve.

Basta scrivere “Decima” sul più noto e diffuso social per vedere quanti gruppi chiusi, “privati”, è possibile reperire sul tema della X MAS di Jiunio Valerio Borghese. Pagine alle quali ci si iscrive, ovviamente, soltanto chi simpatizzante del principe golpista Borghese e conoscitore delle azioni che ha compiuto la sua Decima nel corso del ventennio fascista. Questi gruppi, privati ma pubblicamente reperibili, esistono già da anni come da anni si sono sempre più diffusi i simboli del fascismo. Germogli, come li ha definiti il gerarca russo intervistato da Report, che stanno sbocciando ovunque. È infatti diffusa su scala nazionale l’odierna operazione delle forze dell’ordine scaturita da un’indagine della Digos di Enna e coordinata dalla Procura distrettuale antimafia ed antiterrorismo di Caltanissetta. Gli indagati sono accusati di attività sovversiva, xenofobia, istigazione a delinquere, e di un piano politico con un movimento che si sarebbe chiamato “Partito nazionalista italiano dei lavoratori”.

Continuano ad escludere un ritorno al fascismo in Italia. Lo fanno scientemente ma con argomenti decisamente deboli se paragonati alle vicende che nelle ultime settimane hanno riguardato molto da vicino Liliana Segre come il sempre maggiore dilagare di odio razziale in generale. Eppure, lo fanno. Senza neanche sfiorare l’idea che questo germoglio non è stato innestato soltanto tra novelli fascisti di indescrivibile ignoranza. Perché sui social non ci sono soltanto i gruppi chiusi che usano come vessillo la simbologia di “Borghese & Mussolini”. Con una semplice ricerca sui social si trovano gruppi gestiti da persone di elevata cultura che però propagano a più non posso fake news mentre istigano all’odio contro il Papa, il presidente della Repubblica e tutte le istituzioni che attualmente cercano di arginare l’ideologia pericolosa e sovversiva che emerge a braccio destro proteso verso l’alto. Perché quindi relegare a semplice movimento popolare il fermento fascista o di ispirazione nazista che cresce in Italia in modo inversamente proporzionale a quanto viene contrastato?

In un momento storico delicato come quello che stiamo attraversando, in cui è bene ricordare la differenza tra la tecnologia bellica di cui disponevano Mussolini ed Hitler e quella che può controllare oggi chi raggiunge la stanza dei bottoni, risulta a dir poco agghiacciante la cantonata che pare abbia preso il Tribunale dei ministri di Roma sul caso Alan Kurdi. I giudici che hanno archiviato il fascicolo a carico dell’ex ministro dell’Interno – lo stesso degli ammiccamenti ai “pieni poteri” e dintorni – si sono forse confusi, in tre, sulla lettura-studio della Convenzione di Amburgo del 1979. Un errore grottesco più che grossolano. Un errore che ha però salvato – così per la seconda volta – l’accusato e, di contro, condannato a morte chissà quante migliaia di persone per causa della probabile diffusione ulteriore della prassi di omettere il soccorso in mare. Mi guardo bene dal muovere accuse di errore volontario da parte dei suddetti magistrati, ma l’idea che anche nella magistratura, oltre che in politica, possano annidarsi simpatizzanti del ventennio non si può escludere. Caso Alan Kurdi a parte, il rischio che anche le sentenze possano essere “aggiustate” – per favorire una ideologia più che una persona – c’è e bisogna evitare ogni sorta di sottovalutazione. In fondo, recente è lo scandalo che ha colpito l’Associazione Nazionale Magistrati fino ad aggredire il Consiglio Superiore della Magistratura, e ci si chiede ancora che fine abbiano fatto decine di milioni di euro dei contribuenti e se oltre ai tentativi di accordi extranazionali del caso “Russiagate” ci siano altre forme di finanziamenti occulti a partiti che potrebbero a loro volta finanziare movimenti sovversivi. Perché, sia l’Isis che i movimenti occulti inneggianti al fascismo, da qualche parte il denaro per finanziarsi lo prenderà per forza.

Dubbi. Solo legittimi dubbi. Che però tengono conto anche di aspetti apparentemente slegati, come l’uso di informazioni di cui le parti politiche sono in possesso e che usano sprezzanti degli equilibri nazionali per colpire gli avversari. Nel corso di un recente confronto televisivo, un Matteo aveva perentoriamente chiesto all’altro se i 49 milioni di contributo pubblico scomparsi dalla Lega non venissero usati dalla “bestia” che condiziona il consenso sui social in favore di Salvini. Renzi era talmente deciso nel pretendere il “No” infine risposto dal reticente avversario che ci si aspettava a breve giro qualche inconfutabile scandalo incriminatorio in danno del leghista. C’era stato perfino l’ex segretario federale, Roberto Maroni, che nei giorni scorsi aveva ribadito a chi bisogna chiedere – a suo avviso – che fine abbiano fatto i famosi 49 milioni di euro la cui restituzione è stata rateizzata alla Lega Nord (“Lega Nord”, non “Lega Salvini Premier”) in appena un’ottantina d’anni. Ma nel frattempo, quello violentemente colpito è proprio l’accusatore Renzi con la sua fondazione Open. E proprio per finanziamento occulto. Sempre su un piano ipotetico e non accusatorio, in un Paese corrotto come l’Italia, quante figure strategiche, in politica, magistratura e forze armate, ci si può comprare con un centinaio di milioni di euro per mettere in atto un piano sovversivo? A comparazione di potere d’acquisto tra le diverse valute, possiamo dire che c’erano meno fondi a disposizione per il piano “Propaganda 2” di Licio Gelli.

Nel frattempo però nessuno ammette la possibilità che in Italia possa tornare il fascismo. Figuriamoci prendere in considerazione l’ipotesi che possa tornare il fascismo per strumentale uso nella destabilizzazione della Repubblica italiana.

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*