Gli anticorpi italiani

di Mauro Seminara

Sardine a Palermo (Courtesy of Angelo Giordano)

di Mauro Seminara

Risulta sempre poco elegante la citazione autoreferenziale, ma i lettori mi scuseranno se ripropongo un editoriale del 16 maggio di quest’anno intitolato “Dal Governo del Cambiamento a quello dei cialtroni, la parabola giallo-verde“. In quell’occasione si ricordava che “gli anticorpi non sono frutto di una volontà cosciente” perché “gli anticorpi sono una reazione involontaria che tutela un organismo”. Era un auspicio di risveglio di quel sistema immunitario attonito, colto alla sprovvista – come accade con un virus – da una corrente ideologica massiccia e diffusa poi rivelatasi falsa, almeno nell’esordio social. La corrente di pensiero fascista che travolgeva i social rivendicando con orgoglio il diritto di poter odiare chi non piace augurando il male peggiore. Gli anticorpi del caso non erano ancora pronti, perché questo nostro bizzarro organismo-Stato attendeva ancora una sorta di antibiotico somministrato da una forza esterna: un nuovo movimento politico oppure la Presidenza della Repubblica.

Fortunatamente, forse proprio per l’assenza di una medicina imposta, gli anticorpi si sono risvegliati e nel modo più interessante. Nasce così, dalla piazza di Bologna nel corso della campagna elettorale in Emilia Romagna, il movimento spontaneo delle “sardine”. La sarda è un pesce azzurro che si muove in branco come un’onda, non ha un leader e neanche un piano. E le sardine hanno questo grande vantaggio di non avere leader né piani politici se non quello di opporsi alla politica dell’odio e della violenza che qualcuno tenta di compiere in Italia. Quindi è proprio l’assenza di partiti o di pretese alternative che, nascendo come opposizione allo straripante consenso che prometteva di consegnare anche l’Emilia Romagna alla Lega di Matteo Salvini, l’onda delle sardine si è diffusa in tutte le piazze italiane – non soltanto in quelle in cui si voterà a breve – arrivando perfino a New York.

Le sardine non sono soltanto un’entità che molto preoccupa Matteo Salvini, Giorgia Meloni ed il loro elettorato fatto di seguaci fanatici, dal bassissimo livello culturale o ancora peggio caratterizzato da buona scolarizzazione ma con ideologia delirante. Tanto da far partire perfino un attacco social alla pagina Facebook “6.000 sardine” da parte dei cultori del leader unico di stampo fascista; paradosso in cui i propagatori di odio, fake news ed apologia al fascismo sul noto social fanno bloccare una pagina in cui non c’è odio e neanche bufale. A doversi preoccupare sono piuttosto tutti i partiti, indistintamente. Perché l’esistenza di questo movimento spontaneo, privo di bandiere e tessere di partito o sindacato, altro non è che la risposta fisiologica del popolo all’attuale vuoto politico. Nei fatti, sorvolando su timide occasionali parole di facciata, nessun partito oppone una chiara e decisa ideologia alla deriva culturale; che rischia di travolgere non soltanto l’Italia.

Il rischio è dietro l’angolo, e non deve stupire l’idea che già in questo momento qualcuno stia cercando di capire come spingere le sardine verso la politica attiva in modo da poter poi combattere gli anticorpi su un terreno facile e familiare. Già molti media stanno lusingando gli artefici della prima adunata di sardine, invitandoli in trasmissione e solleticando la loro vanità. Magari anche con la premeditata speranza che si concedano a questo peccato. Da avversari politici fanno meno paura che come mostro popolare, interessato soltanto a che i rappresentanti politici democraticamente eletti mantengano una via illuminata dalla Costituzione. In fondo, apparentemente alternativi tra loro, Lega, Partito Democratico e Movimento 5 Stelle, non stanno dimostrando alcuna radicale discontinuità politica e sui temi etici appaiono addirittura perfettamente allineati. Ciò è causa di imbarbarimento dal lato morale e di caos dal lato economico finanziario con le conseguenze di continue piccole modifiche legislative e fiscali che per gli imprenditori si trasformano in enormi problemi fatti di incertezze e paure. Non potendo effettuare brusche sterzate sui temi culturali fondamentali, i partiti si sfidano soltanto in piccoli accorgimenti che assecondano gli interessi d’area ma vengono presentati come fiori all’occhiello del programma e miracoloso rimedio alla recessione. Poco importa se il primo effetto degli anticorpi sarà l’annullamento del linguaggio violento e dell’incitamento all’odio di una parte del Paese fatta di partiti ed elettori, perché quello che davvero conta è che in piazza ci siano ogni volta migliaia di persone a pretendere correttezza in politica.

Un’ultima riflessione però non guasta. Contro le “sardine” è stata sfoderata perfino l’artiglieria pesante: i gattini. Neanche contro i “grillini” si era tanto preoccupato un determinato partito che, anche grazie alle loro innumerevoli e folte piazze, si era nutrito di tale insorgenza popolare. Forse perché, a chi il “movimento” lo aveva fondato, lo guidava e lo guida tutt’ora, avevano già tastato il polso, ed era risultato quindi solo un avversario politico da combattere sul terreno facile e familiare di cui sopra.

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