Aereo militare italiano abbattuto in Libia, LNA: “Era ostile”

Secondo le forze del generale Haftar il velivolo è stato abbattuto mentre sorvolava in modo ostile le milizie dell'Esercito Nazionale Libico. La Difesa italiana conferma di aver perso il contatto con un proprio Predator, ma sui cieli del Mar Mediterraneo. Il generale libico sul campo, a sudest di Tripoli, aveva annunciato inizialmente l'abbattimento di un drone killer turco

La notizia è stata battuta dal quotidiano digitale Africagate News con tanto di foto che mostrano miliziani libici posare accanto ai resti del drone schiantatosi nelle vicinanze del mercato di Tarhuna. In bella vista, trofeo dentro il trofeo, la marcatura circolare che contraddistingue tutti i velivoli militari italiani. L’ala che si vede in foto, unica parte integra del velivolo, pare appunto essere quella di un drone. Non è chiara la dinamica dell’incidente di guerra, ma il fatto che l’ala sia rimasta pressoché intatta lascia presumere che il velivolo non si è schiantato integro ma che al contrario al contatto con il suolo l’ala italiana non già più parte integrante del resto dell’aereo. Nel caos di una “guerra civile” cui prendono parte forze armate di mezzo Mediterraneo, l’episodio rimane avvolto dal mistero di varie discordanti voci. Secondo l’Esercito Nazionale LIbico del generale Khalifa Haftar, a Tarhuna sarebbe stato abbattuto un drone dalle forze antagoniste guidate sul campo, nella Libia occidentale, dal generale Mabrouk Al-Ghazawi. La conferma del generale però parla inizialmente di uno dei droni che la Turchia ha fornito a Tripoli. La difesa aerea di Haftar ha quindi abbattuto anche un drone turco oppure ne ha abbattuto uno italiano credendolo di quelli killer che Recep Tayyip Erdogan ha fornito a Fayez al Serraj, completi di personale per il pilotaggio remoto e addetti alla manutenzione, attraverso le maglie larghissime dell’embargo sulle armi in Libia.

L’ala italiana che si vede nelle foto che Africagate News ha diffuso, secondo esperti di aeronautica militare, tra cui ItaMilRadar che per prima riprende la notizia del sito africano, sembra essere quella di un Predator B dell’Aeronautica Militare italiana. In tal caso, se il drone fosse stato abbattuto dall’antiaerea di Haftar, sarebbe il primo velivolo dell’Aeronautica Militare italiana su un teatro di guerra da decenni. La Difesa italiana ha infine confermato che “è stato perso il contatto” con uno dei droni dell’Aeronautica Militare impegnato in operazione di supporto alla missione Mare Sicuro. La stessa che si estende a supporto della missione Miasit, avviata quest’ultima nel gennaio del 2018 con la seguente linea generale di missione: “La missione è intesa a fornire assistenza e supporto al Governo di Accordo Nazionale libico ed è frutto della riconfigurazione, in un unico dispositivo, delle attività di supporto sanitario e umanitario previste dall’Operazione Ippocrate e di alcuni compiti di supporto tecnico-manutentivo a favore della Guardia costiera libica rientranti nell’operazione Mare Sicuro”.

Tarhuna si trova circa 50 chilometri sudest di Tripoli, in un triangolo di scontri tra le milizie assedianti di Haftar e quelle a difesa della capitale. Le forze della Cirenaica hanno definito il drone abbattuto “ostile al LNA di Haftar”, mentre altre fonti della Difesa italiana hanno affermato che con il velivolo è stato perso il contatto mentre stava sorvolando il mare. Versione che giustificherebbe in parte l’operazione condotta dal Predator, rendendola più in linea con l’ambito della missione Mare Sicuro. La versione del drone che chissà come è finito a terra a Tarhuna dopo aver interrotto il contatto con il pilotaggio remoto sui cieli del Mar Mediterraneo non è però più rassicurante visto che di questi droni ne sono stati prodotti quasi un migliaio e sono attualmente il velivolo che copre in assoluto più missioni aeree nell’asse Atlantico. Una spiegazione che quindi pone tutta l’attenzione sullo sviare un eventuale dubbio di coinvolgimento italiano nella guerra tra LNA di Haftar e GNA di Serraj. Il Predator RQ-1, cioè il velivolo schiantatosi a Tarhuna e probabilmente decollato dall’aeroporto militare siciliano di Sigonella, dovrebbe quindi essere un drone non armato che svolge funzioni di monitoraggio ad elevata distanza di quanto accade al suolo. Il suo ruolo naturale è quindi quello di “drone spia”, e l’incidente nei cieli della Libia occidentale, tra droni spia di produzione israeliana e droni killer di fabbricazione turca, cacciabombardieri impegnati in raid con marcature di varie nazioni e contraeree a terra che tentano di abbatterli, è adesso un incidente che rimette in discussione tutti gli aspetti delle missioni italiane oltre la riva sud del Mediterraneo. Ma non abbiamo la certezza scientifica che fosse un Predator B, non armato.

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