Il girone dantesco delle ONG, Ocean Viking ancora in attesa

Decimo giorno a bordo della Ocean Viking per 104 naufraghi soccorsi il 18 ottobre. Tra loro anche molti minori e donne estremamente vulnerabili. Open Arms ha affidato i 44 migranti soccorsi vicino Lampedusa ad un pattugliatore maltese. Negato l'accesso in porto alla Ong catalana. La Alan Kurdi attende da sabato un porto sicuro con a bordo 90 persone testimoni dell'aggressione armata libica

Un migrante nella piccola infermeria della Alan Kurdi (Credits: Sea Eye)

di Mauro Seminara

La Open Arms aveva soccorso una piccola barca in legno con 44 migranti in area SAR di competenza maltese, a circa 30 miglia da Lampedusa. La barca era in grave pericolo e cercava aiuto che nessuno le offriva. Individuata la posizione, è intervenuta la Open Arms che ormai da qualche tempo gravita nell’area SAR sovrapposta di Italia e Malta. Il soccorso era stato effettuato dalla Ong catalana, ma “su procura” della Centrale di coordinamento soccorso marittimo maltese in area SAR di loro competenza. Dopo l’episodio del 15 ottobre, con l’intervento italiano a 39 miglia sudovest di Lampedusa per conto della competente Malta che ha poi rifiutato di prendere i naufraghi (alla fine sbarcati a Lampedusa dopo un giorno di braccio di ferro), le motovedette con il tricolore non hanno avuto il nullaosta per l’intervento spettante a La Valletta. Le 44 persone sono salve grazie alla Open Arms, che tra le omissioni statali è stata l’unica nave a muoversi per salvarli. Alla Open Arms è stato accordato il trasferimento delle persone a bordo, ma senza accesso in porto maltese e neanche nelle acque territoriali dell’isola-Stato. Il pattugliatore P51 della Marina maltese ha raggiunto la Open Arms a nordest di La Valletta, in acque internazionali, ed ha preso a bordo i naufraghi per lo sbarco a Malta.

Domenica 20 ottobre, la Ocean Viking aveva trasmesso formale richiesta di un porto sicuro all’Italia, a Malta ed in copia, per conoscenza, anche alla Libia che le aveva già indicato il “porto sicuro” di Tripoli. A bordo della Ocean Viking c’erano, e ci sono ancora, i 104 naufraghi soccorsi il 18 ottobre in acque internazionali al largo della Libia. Dieci giorni sulla nave arancione delle Ong SOS Mediterranee e Medici Senza Frontiere, in attesa di un porto anche durante un paio di nubifragi, una burrasca ed una allerta rossa diramata dalla Protezione Civile italiana che poteva travolgere anche l’area di mare tra Linosa e Malta in cui la Ocean Viking attendeva disposizioni. La tempesta di vento, pioggia e mare agitato non ha poi raggiunto le isole minori a sud della Sicilia, dimostrandosi così il meteo più clemente dei governi di Italia e Malta. Tra le 104 persone ancora costrette sulla nave senza porto ci sono sempre i due neonati, le due donne in gravidanza, i 41 minori non accompagnati ed i 31 con un familiare al seguito. Tutti vulnerabili, già vittime dei trafficanti libici ed adesso abbandonati anche dall’Unione europea che li condanna a vagare nel Mediterraneo come anime maledette.

Quasi fosse il girone dantesco delle Ong, in quello stesso tratto di mare tra l’isola italiana di Linosa e l’isola-Stato di Malta, c’è la Alan Kurdi della Ong tedesca Sea Eye. Tutte e tre in posizione nordest di Linosa per ripararsi dal sensibile moto ondoso. La Open Arms sosta per attendere che passi la burrasca, la Ocean Viking attende un porto sicuro con 104 persone a bordo ormai da dieci giorni e la Alan Kurdi attende come la Ocean Viking ma con a bordo 90 persone che insieme ai loro soccorritori hanno subito sabato l’aggressione armata di miliziani libici che potrebbero addirittura far parte della sedicente guardia costiera di Zawia. Tutte e tre le navi hanno affrontato la tempesta di queste ultime 24 ore, con la Ocean Viking più grande e capace di resistere alle onde alte ed ai rovesci temporaleschi – grazie a stazza ed area coperta per i naufraghi – e la Alan Kurdi che ha subito in pieno le condizioni meteo senza che un vicino e sicuro porto europeo le indicasse dove sbarcare i naufraghi caduti in mare sabato. Fortunatamente, quando a 17 miglia dalla costa della Libia sono arrivate le barche armate e dal grilletto facile, i soccorritori della Alan Kurdi avevano già distribuito i giubbotti di salvataggio alle persone da salvare. Questo ha permesso alla Ong di salvare tutti, compresi quelli tuffati in mare per paura degli spari libici, senza perdere neanche una vita umana.

L’Unione europea vuole che i migranti vengano “contenuti” – termine utilizzato anche dal presidente del Consiglio italiano in carica – in Libia e, malgrado la nazione nordafricana non sia unica e sta anche affrontando una guerra spacciata per “guerra civile”, i civilissimi Stati membri non hanno la minima intenzione di farsi carico di queste persone anche se soccorse in acque internazionali. Non fanno eccezione neanche i 90 salvati sabato dalla Alan Kurdi, testimoni di una pericolosa intimidazione a colpi di arma da fuoco con cui libici in motoscafo con bandiera nazionale tentavano di dissuadere la Ong dal salvataggio che loro non avrebbero comunque potuto effettuare con la loro piccolo ma velocissimo scafo intercettore. Il triangolo di Mar Mediterraneo tra la Sicilia, le Pelagie e Malta è attualmente una sorta di “triangolo delle Bermuda” in cui, prendendo a spunto la nota leggenda marinara, si perdono tutti i capisaldi del diritto internazionale.

La posizione di oggi pomeriggio, 28 ottobre 2019, delle tre navi Ong:

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