Lampedusa a rischio: di nuovo obiettivo delle fake news razziste

L'isola a vocazione turistica delle Pelagie era stata al riparo dal terrorismo psicologico di massa mentre era ministro dell'Interno Matteo Salvini. Adesso è invece oggetto di fake news corredate di foto del 2011 che potrebbero metterne a serio rischio la prossima stagione turistica. La parola più ricorrente è "collasso"

di Mauro Seminara

Quando la destra, quella estrema e spregiudicata, non riesce a risalire nei sondaggi spara sempre ad altezza uomo sulla questione migrazioni. E se il gioco è quello di fare intendere che con altri partiti l’Italia non è al sicuro, ecco che ritorna in voga la cara vecchia Lampedusa. L’isola, rinomata per la sua posizione geografica facilmente raggiungibile dalle barche dei migranti, è stata esentata dalla distruzione mediatica nel periodo in cui la Lega era al Governo e Matteo Salvini il ministro dell’Interno. In quel periodo, malgrado in molti tentavano di rendere di vero pubblico dominio che le barchette di migranti continuavano a raggiungere indisturbate l’isola, gli occhi, i riflettori ed i titoli erano tutti puntati sulle Ong che il leader leghista diceva di non lasciare entrare in porto. Falso, visto che comunque, a parte il prolungato fermo a bordo per ulteriore tortura di chi ne aveva già visto di ogni sorta, alla fine le navi entravano in porto comunque perché questo prevede la legge. La legge superiore a cui anche i decreti sicurezza si dovevano infine piegare. In quel periodo però era un paradiso Lampedusa, perché il ministro era Salvini ed i siti e le pagine Facebook di propaganda razzista stavano buoni. Buoni al punto da omettere perfino gli sbarchi che continuavano a verificarsi.

Finita l’era del “capitano”, gabbato dalla sua stessa brama di potere, i soliti massacratori hanno ripreso di mira Lampedusa. L’isola si presta al terrorismo psicologico con enorme facilità. Il motivo è semplice. La popolazione residente non arriva a seimila abitanti. In pieno afflusso turistico estivo possono essere presenti altre ventimila persone. Queste, meno di 30mila, uniche testimonianze di realtà dello stato dell’isola, nulla sono al confronto dei 60 milioni di abitanti italiani a cui si prova propinare fake news terribili. Una nota di assurdità, per dovuta chiarezza, va fatta su alcuni residenti che, in piena era Salvini, condividevano sui social le notizie, o false tali, da istigamento all’odio razziale degli stessi siti che adesso massacrano la loro isola. Tra i titoli che si trovano condivisi in rete, sui social, neanche fossero il Corriere della Sera o Repubblica per il numero di condivisioni, “Like” e commenti, ce ne sono alcuni che rasentano la fantascienza. L’uso dei termini, sempre impropri e sopra le righe, sarebbe poi da chiusura dei domini.

Il 16 settembre girava sui social “Lampedusa è al collasso: Governo manda navi di linea a prendere clandestini”. Il titolo era accompagnato da una foto del 2011, anno in cui il Governo Berlusconi, con il ministro dell’Interno leghista Roberto Maroni, devastò davvero l’isola con azioni politiche scellerate di contenimento e confinamento – a discapito dei lampedusani – di migliaia di migranti. Ma la foto d’archivio non è da leggersi come un errore, o l’assenza della dicitura “foto d’archivio” se non più precisa didascalia con l’anno in cui è stata scattata. No. Nel corpo dell’articolo – che definirlo così è un’offesa per tutti i giornalisti italiani – c’è scritto: “Sono arrivati con diversi gommoni, come a Lesbo alcuni giorni fa (foto in alto), che hanno affondato una volta raggiunta l’isola”.

Altro titolo che girava come una trottola tra i vari razzisti, xenofobi, nazionalsovranisti e gente in malafede in generale, era datato 19 settembre 2019 e recitava: “Lampedusa è al collasso, nuovi sbarchi: tunisini assediano chiesa”. Sarebbe stato un “assedio”, che è probabilmente un concetto sconosciuto all’autore del titolo, la pacifica di meno di dieci migranti tunisini che dalla piazza della chiesa, con un silenzioso sit-in, chiedevano di non essere rimpatriati. Anche in questo caso una foto di repertorio in cui tutte le persone sedute sulla gradinata del sagrato della Parrocchia di San Gerlando indossano giacconi invernali e maglioni di lana. Peccato però che a Lampedusa ancora oggi si superano i 35 gradi con quotidiana facilità. L’attacco è chiaramente di natura politica, servo di quella propaganda con cui certi partiti sono andati al Governo, prima di buttarsi fuori da soli, o non sono ancora riusciti a farlo ma guadagnano quotidiano consenso con la parte più meschina dell’elettorato italiano. Lo si evince da altri titoli, come ad esempio: “10 giorni di Governo PD e Lampedusa è già al collasso”. La parola “collasso” piace proprio tanto ai nazionalsovranisti quando si parla di Lampedusa e non sono loro al Governo. Il titolo in questione, in cui viene esplicitamente citato il Partito Democratico, era del 15 settembre ed anche in questo caso era corredato da una foto di anni passati con un corteo in abiti invernali che si riferiva ad una protesta nata sull’isola contro il ministro Maroni.

L’imbastitura da terrorismo psicologico con firma di militanza politica è però quella del 20 settembre. In quella data c’è tutto il quadro completo con le citazioni – ripetute – di Matteo Salvini, le foto fake su una Lampedusa che non esiste e tanta altra roba. Il titolo era: “Lampedusa è un bivacco di tunisini: razziano le case e molestano le donne – Foto – Video”. Il verbo “razziare” dovrebbe essere conosciuto ai più, ma pare che i lettori di questo sito – tanti e che amano condividerlo – non abbiano mai aperto un dizionario in tutta la loro esistenza. Per le foto ed il video citato nel titolo, si vede un porto con due navi affiancate. Dettaglio che già esclude possa trattarsi di Lampedusa. Nel porto dell’isola è già tanto che ce ne entri una per volta di nave.

La cosa più grave è però una specie di articolo, linkato, a corredo della foto dei due traghetti di chissà dove: “Traghetti del Governo fanno la spola per portare centinaia di clandestini in Italia”. Poi, un tocco di classe allo stato puro: un video del 2011 rubato a chissà chi, forse a “Libera Espressione”, il canale YouTube lampedusano, preceduto dalla terroristica riga di presentazione che recita “E a Lampedusa temono di tornare ai tempi prima di Salvini:”. Qualora vi fossero dubbi su chi debba essere il beneficiario di così tante devastanti bufale. Ma bastava leggere e vedere i tweet di Matteo Salvini inseriti nella stessa pagina ed il video con alcune dichiarazioni dello stesso. Così, sull’isola che ha dato circa 600 voti alla Lega di Matteo Salvini per le europee e che ha condiviso spesso e volentieri fake news di tali siti ma riguardanti altre vittime, adesso arriva, per il bene della stessa Lega di Matteo Salvini, il tentativo di distruzione della loro immagine e delle loro stagioni turistiche. Come dire: chi di VoxNews ferisce di VoxNews perisce.

In basso il box con il link all’articolo del 18 settembre e la foto delle due navi affiancate spacciate per traghetti del Governo nel porto di Lampedusa

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