A Malta l’Italia del Gattopardo

Porti ancora chiusi e stretta sul traffico di migranti. Ocean Viking ancora con 182 persone a bordo nel porto di Messina dopo il vertice di Malta di ieri. Governo soddisfatto ma la sostanza non cambia la gestione flussi

di Mauro Seminara

L’incontro tra i ministri dell’Interno di ieri è stato presentato come un primo importante passo europeo sulle politiche inerenti la materia dei flussi migratori. In realtà, l’unico grande passo compiuto ieri dall’Italia è stato quello di non aver dovuto leggere trenta tweet orari di pura propaganda su un vertice con cui il precedente ministro dell’Interno italiano avrebbe lanciato per far intendere intenso lavoro da protettore della Patria e dei suoi confini. Luciana Lamorgese è assente dai social e laconica nella comunicazione con l’esterno. Il Viminale non ha fatto grandi annunci ed il profilo è rimasto basso malgrado il tema sia quello che in Italia fa oggi maggiore audience.

Il cambiamento con la politica in vigore fino a poche settimane fa è impercettibile. In sostanza, pare che l’unica variazione riguardi la pre-redistribuzione, in semiautomatismo, di un determinato tipo di migranti in altri Stati membri. Un sistema vigente già prima, ma che finalmente si metterà in atto senza dover incorrere in assurdi sequestri di migranti a bordo di navi alle quali non viene concesso il “place of safety”. Circostanza che si è verificata per un anno e due mesi ed anche a scapito di navi della Guardia Costiera italiana. La disponibilità europea c’era già prima per un simile, semplicissimo, meccanismo. L’Italia non era però interessata all’accordo. Forse perché più duravano i sequestri delle navi dovuti alla negazione del porto sicuro e tanto più salivano i consensi di un determinato partito nei sondaggi.

I richiedenti asilo, o comunque chi ha diritto di accedere a forme di protezione internazionale, avrà certamente redistribuzione ed accoglienza. Ma il nodo da sciogliere rimane e riguarda l’obbligo di soccorso e successivo porto sicuro nel Mediterraneo centrale. Il “porto sicuro più vicino” è stato sostituito dal “porto sicuro di turno”, eccezione alle linee guida dei trattati internazionali che, anche convalidando l’accordo con la ratifica al Consiglio europeo, appare come una violazione delle leggi internazionali. Le Ong, nelle dichiarazioni generali del presidente del Consiglio e di vari esponenti della maggioranza, non sembrano divenute nuovamente benvenute. Le missioni di soccorso non è dato sapere da chi verranno svolte. Permane, come da ultime dichiarazioni del presidente Conte, la fiducia e la collaborazione con la sedicente guardia costiera libica e con annesse partecipazioni militari italiane.

La Ocean Viking nel frattempo, malgrado l’annuncio di porto sicuro assegnatole la sera prima del vertice di Malta, questa mattina aveva ancora a bordo le 182 persone soccorse tra il 17 ed il 18 settembre. Alla fine, come previsto la mattina di vigilia dell’importante vertice dei ministri dell’Interno a La Valletta, la nave Ong ha dovuto attendere l’esito del tavolo maltese ed anche oltre. La nave era comunque arrivata già ieri sera nel porto siciliano di Messina ma le operazioni di sbarco hanno avuto inizio soltanto intorno alle 11 di oggi. A bordo, che guardavano il porto e la città europea in cui si accingevano a toccare terra, fino a questa mattina c’erano 129 uomini, 13 donne, 40 minori non accompagnati, 29 minori con almeno un familiare, una donna in stato di gravidanza accertata e 6 neonati. Persone che attendevano da otto giorni di sbarcare e procedere con il loro cammino dopo aver ricevuto le prime cure. I porti quindi non sono adesso definibili letteralmente “aperti” e la stretta che il Governo pretenderà dagli apparati interni e dagli alleati all’estero sarà di probabile ulteriore chiusura, con i rischi e le conseguenze che una simile condotta potrà comportare.

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