Centinaia di milioni per chiudere i casi di abusi dei preti pedofili in Usa

L'Arcidiocesi di Chicago pagò 200 milioni di dollari di risarcimenti alle vittime di abusi sessuali ad opera di preti. Solo negli ultimi 18 anni e gestiti da un unico studio legale sono state risarcite 160 vittime. La prima inchiesta sul caso dei preti pedofili fu premio Pulitzer per la redazione di Spotlight del Boston Globe che alla sua prima pubblicazione aveva scoperto oltre 90 preti nella sola Arcidiocesi capitale del Massachusetts

Il caso degli abusi commessi nell’Arcidiocesi di Chicago ricalca nel più dei dettagli quello della di Boston scoperto dalla redazione d’inchiesta di Spotlight, la rivista specializzata in scoop Boston Globe che vinse il premio Pulitzer proprio con il servizio sul caso degli abusi sessuali che preti avevano consumato per anni in danno a minori di cui “si prendevano cura”. Nell’era vaticana di Jorge Bergoglio, Papa Francesco, sembra che una seria pulizia interna stia avvenendo, visibile tra l’altro sia dentro che fuori l’ambiente clericale. Proprio l’Arcidiocesi di Chicago ha infatti reso noto l’impressionante numero di milioni di dollari versati in risarcimento alle vittime. La trasparenza imposta dal Vaticano anche oltreoceano ha quindi reso visibile anche lo studio legale che ha rappresentato 160 persone vittime di abusi dal 2001 al 2019. Uno studio con sede in Minnesota che ha gestito, in questo periodo di 18 anni, 80 milioni di dollari di risarcimenti. Proprio lo studio legale ha poi dovuto rendere noto il totale che lo riguardava, mentre il dato complessivo unico lo ha fornito l’Arcidiocesi ed è una cifra impressionante: 200 milioni di dollari, circa 180 milioni di euro.

Lo studio legale del Minnesota ha trattato in 18 anni 160 risarcimenti a vittime di abusi sessuali ad opera di preti. Quasi nove casi all’anno di media. Ma non tutte le vittime si espongono e non tutte cercano un avvocato per gestire una difficile causa che potrebbe restituire soltanto ulteriore dolore e umiliazione. Il numero esatto dei casi potrebbe essere infinitamente più alto e potrebbe rimanere oscuro per sempre. Nell’inchiesta di Spotlight, che risale al 2001 e poi chiusa nel 2002, dopo una forzata interruzione della delicata attività investigativa per l’attentato dell’11 settembre in cui crollarono le Twin Tower, i giornalisti erano partiti da qualche caso denunciato. Poi, man mano che scavavano, si resero conto che il pozzo avvelenato non aveva fondo. La scelta divenne chiara ed ineludibile e Spotlight lavorò a lungo fino a dimostrare, più che la spregiudicatezza di preti pedofili, il sistema della Chiesa con cui venivano scientemente coperti i casi di abusi a tutela del prete e dell’immagine dell’ordine religioso.

I’inchiesta svelò un numero considerevole di preti nella sola città di Boston, decine e decine, sistematicamente coperti dall’Arcidiocesi che, come nel caso di Chicago, copriva tutto con risarcimenti trattati da un unico studio legale ed il trasferimento del prelato ormai bruciato da denuncia. Registri sulla storia anagrafica delle chiese dell’Arcidiocesi di Boston, letti con attenzione ed incrociando i dati, spiegarono anche la legenda con cui si trovavano i preti trasferiti dopo gli eccessi sessuali o anche solo alla prima denuncia. L’inchiesta divenne un film, molti anni dopo. Nel 2016 uscì anche nelle sale italiane “Il caso Spotlight”. Il film di Tom McCarthy, scritto a quattro mani con Josh Singer, ricevette molti ambiti premi internazionali e vantava un cast eccezionale, magistralmente diretto, con varie candidature agli Oscar. Malgrado le premesse, le sei candidature agli Oscar e la selezione ufficiale al Festival di Venezia,”Il caso Spotlight” non ebbe grande successo in Italia. Il film ripercorreva tutta l’inchiesta della vera storia di Spotlight, incluse le corruzioni della Chiesa in quegli ambienti che dovrebbero tutelare i cittadini invece di proteggere i criminali. In Italia venne trasmesso in Tv solo lo scorso anno in seconda serata Rai.

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