Ocean Viking, Governo nuovo e porti chiusi vecchi

La nave Ong è al suo quinto giorno in attesa di indicazione obbligatoria di un porto sicuro e vaga tra le isole di Lampedusa e Malta. Il nuovo Governo italiano gioca la sua partita in sede europea per cambiare le regole su accoglienza e redistribuzione, ma non assume il coordinamento della missione SAR della Ocean Viking

di Mauro Seminara

La nave Ocean Viking fa su e già per decine di miglia a metà distanza tra Lampedusa e Malta. Le due isole sono i territori europei più vicini ed i primi porti sicuri ed attrezzati in cui poter fare sbarcare le 82 persone che si trovano da giorni a bordo della nave Ong gestita da SOS Mediterranee e Medici Senza Frontiere. Il primo soccorso era stato effettuato direttamente dalla Ocean Viking domenica 8 settembre. Un natante con 50 persone a bordo di cui 49 uomini ed una donna incinta e 24 minori dei quali 12 non accompagnati. Il giorno successivo, lunedì 9 settembre, la barca a vela Josefa – in onore alla sopravvissuta di un devastante “soccorso” libico, condotta in Spagna dalla Open Arms lo scorso anno – è stata costretta ad intervenire in soccorso di un altro natante, malgrado l’imbarcazione Ong sia destinata al solo monitoraggio. Altre 34 persone salvate che il veliero ha affidato alla più solida e fornita nave Ocean Viking. Era il giorno del voto di fiducia alla Camera per il nuovo Governo italiano e la nave Ong attendeva nel Mediterraneo centrale un’assegnazione di Place of Safety (porto sicuro) da una qualunque Centrale per il soccorso marittimo del Mediterraneo. Nessuna risposta.

La Ocean Viking rappresenta adesso il primo caso di gestione di un evento SAR ad opera di Ong del dopo Lega al Governo, e la posizione del Movimento 5 Stelle non fa ben sperare. Mentre l’Unione europea dichiara di voler intraprendere un nuovo corso, unitario, che superi finalmente anche quel Regolamento di Dublino a cui si opposero proprio Movimento 5 Stelle e Lega allo scorso tentativo, in Italia i pentastellati rimangono inchiodati alla cautela politica da sondaggio. Una schiacciante maggioranza di italiani sarebbe infatti, secondo ricerche demoscopiche, contraria alla “riapertura dei porti”. Rimane quindi abbandonata anche dalla Centrale di Coordinamento Soccorso Marittimo (MRCC) italiana la Ocean Viking. La situazione prevede adesso una contrattazione in sede europea con cui portare a casa un risultato utile all’Italia, ma anche al consenso del partito a 5 stelle, prima di lasciare intendere che il Governo italiano abbia ceduto ed aperto i porti. Questo specifico frangente politico rende di difficile pronostico il giorno in cui le persone da cinque giorni sulla Ocean Viking toccheranno terra.

Per la quattordicesima volta in un anno, una nave Ong si trova in stallo in acque internazionali mentre politici discutono su temi che li riguardano senza – almeno in apparenza – lasciare intendere determinazione nel raggiungere una soluzione definitiva. Il record di stallo ai danni di Ong e naufraghi soccorsi spetta all’Italia con venti giorni di “sequestro”, che un giorno si potrà forse finalmente scrivere senza le virgolette. Un record equiparato solo da Malta nel 2018. Ma il dato simbolo della durezza politica, che si evince dai giorni di chiusura porti alle navi Ong, crolla in analisi di capacità gestionali di fronte alla comparazione tra il numero dei migranti/profughi sbarcati dalle navi umanitarie e quello degli arrivi autonomi. Sono infatti oltre 5.000 gli arrivi non assistiti dalle Ong, contro poco più di 700 presi a bordo dalle navi umanitarie e sbarcati in Italia dopo disumani trattenimenti forzati a bordo.

Anche per il caso Ocean Viking si assiste a cautela politica, ma se da una parte c’è la posizione di quel M5S che si assunse piena responsabilità nell’ipotesi di sequestro aggravato del “caso Diciotti” per salvare il ministro dell’Interno da un inevitabile processo nel quale avrebbe rischiato fino a 15 anni di carcere, dall’altra ci sono adesso due ministri di sedicente centrosinistra che non accordano alla nave Ong l’assunzione di coordinamento soccorso da parte dell’Italia. Attendendo infatti il “nuovo corso” al Viminale, con il neoministro Lamorgese, si assiste alla mancata presa di posizione da parte dei ministri “dem” De Micheli e Guerini, rispettivamente dei Trasporti e della Difesa. Nel frattempo, dopo un anno di fragore mediatico per ogni nave Ong e di silenzio per le barche che raggiungevano comunque e da sole l’Italia, la campagna di estrema destra è tornata a suonare sui tamburi all’inno di “invasione!” E in questa ripresa di comunicazione politica stile 2017, la Lega vanta i dati come fossero stati frutto dell’operato del ministro dei mojito.

Nel 2017, secondo i dati del Dipartimento di Pubblica sicurezza del Ministero dell’Interno, sono sbarcati in Italia 99.135. Un dato in sensibile calo rispetto agli anni 2015 e 2016. Nel 2017 il dato era sceso drasticamente a 20.077, poco più del 10% rispetto al periodo 2015-2016. Nel 2018 si è giunti al minimo storico dall’esplosione del fenomeno migratorio nel Mediterraneo centrale con 5.000 persone arrivate tra il primo gennaio ed i 10 di settembre. Ma il vanto leghista è l’ennesima fake news con cui, al termine di un mese da harakiri con cui il partito dell’ex ministro dell’Interno si è buttato fuori dal Governo da solo, la combriccola di Salvini vuol lasciare intendere che il suo Viminale era stato prodigioso. Al dato vantato dalla Lega però manca quello sul primo ministro dell’Interno che ha chiuso i porti alle Ong – non di fatto, grazie al ministro dei Trasporti Delrio – e concluso accordi con la Libia perché i trafficanti guadagnassero facendo i carcerieri invece che mettendo le persone sulle barche.

Marco Minniti ha assunto la guida del Ministero dell’Interno nel dicembre del 2016, con il Governo guidato da Paolo Gentiloni, ed ha dato guerra alle navi umanitarie fino al giugno del 2018, dopo aver più che dimezzato la flottiglia umanitaria e tentato di trovare appigli utili a far incriminare le Ong. La ripresa del flusso migratorio dalla Libia, con accordi ancora in atto tra Italia e Stato nordafricano in guerra civile da aprile, è lenta ma visibile e gli arrivi sono in aumento adesso, dopo che il flusso migratorio ha trovato nuove rotte e nuovi porti di partenza. In questo scenario grottesco, in cui il consenso si misura con proporzione alla disumanità e non alla capacità gestionale di un fenomeno secondo gli standard dettati dal diritto internazionale e dal grado di civiltà che il mondo credeva di aver raggiunto, anche il Governo italiano conferma ritrosia nell’affermazione dei Trattati internazionali e Ue sul dovere di assegnazione immediata di un porto sicuro ad una nave – qualunque essa sia – che ha soccorso persone in mare.

Il segretario del nuovo alleato di Governo, Nicola Zingaretti, almeno a parole, manifesta l’intenzione di chiudere la stagione della criminalizzazione dei soccorritori. Non nei fatti però, vista la paziente attesa dei ministri del PD di prendere in mano il caso Ocean Viking. Sul tema è intervenuto, a dar coraggio ai dem, l’ex presidente del Consiglio Enrico Letta – titolare della missione umanitaria italiana Mare Nostrum – con un tweet: “In mare muoiono persone, ha ragione Zingaretti. Basta criminalizzare ONG. Fanno quello che Stati non vogliono più fare, salvare vite. Lo facevamo con Mare Nostrum e missioni tra più Stati. No #portichiusi, non è utopia Europa che accoglie e non lascia sola l’Italia”. L’ex presidente del Consiglio ha poi chiuso il tweet rilanciando con un hashtag il “Patto di Lampedusa” già proposto ieri con una lettera aperta al direttore di Repubblica.

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