Mentre giurava il Governo italiano Haftar ha annunciato l’assalto a Tripoli

Il generale Khalifa Haftar ha fatto annunciare da uno dei suoi generali che le forze della Cirenaica sono pronte all’assalto finale a Tripoli. L’inviato delle Nazioni Unite per la Libia continua a denunciare torture e violenze sui migranti in centri che il governo di Fayez al-Serraj affida a milizie armate

L’annuncio è stato reso dal generale maggiore Ali al-Qatani, comandante della 73a brigata di fanteria dell’esercito nazionale libico (LNA), il giorno in cui in Italia prestava giuramento il nuovo esecutivo di Giuseppe Conte. L’annuncio di al-Qatani non ha una data ed un’ora esatta ma si limita a far sapere che è stata stabilita “l’ora zero” per l’attacco finale a Tripoli da parte delle forze del generale Khalifa Haftar, pronte per mettere in atto il piano stabilito dallo stesso “signore della guerra”, comandante della Cirenaica. L’anticipazione, superflua a guerra in corso, ha tutta l’aria di essere un colpo psicologico assestato ai resistenti della Tripolitania. Il generale al-Qatani ha infatti lanciato un appello alle famiglie dei combattenti delle milizie schierate con il governo di Tripoli, presieduto da Fayez al-Serraj per “riportare in senno i loro figli”. Ha inoltre esortato i civili residenti a Tripoli a rimanere nelle loro case nel corso degli scontri. Al-Qatani ha infine intimato la resa ai combattenti della milizia che non sono stati coinvolti nelle uccisioni di civili o membri dell’LNA e della Polizia alludendo ad una sorte sotto stato di diritto ad essi riservata e ben diversa da quella che spetterà ai combattenti che si sono resi colpevoli di tali crimini.

Intanto, sabato un nuovo raid dell’aviazione di Haftar, o schierata con il generale, ha colpito la milizia della Gharyan Protection Force, un gruppo combattente di Bengasi di matrice terroristica consociato con al-Qaeda di Al-Zawi. Uccisi dall’attacco aereo due miliziani mentre quattro sono rimasti feriti. Il raid pare però essere riuscito a distruggere armi e veicoli del compound nemico. A nulla sono valsi fino ad oggi gli appelli lanciati dal mediatore inviato dalle Nazioni Unite, Ghassan Salamé, che nei giorni scorsi ha denunciato il continuo invio da parte del Governo presieduto da Serraj di migranti nei centri di detenzione controllati da milizie armate. Salamé, inviato capo delle Nazioni Unite per la Missione di Sostegno in Libia (UNSMIL), aveva inoltre relazionato al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite che dalle informazioni in suo possesso risultano mai cessate azioni di tortura ed altre violenze o abusi nei centri di detenzione per migranti. Dal raid che ha colpito il centro di detenzione di Tajoura, uccidendo decine di persone detenute in un deposito adiacente ad un magazzino in cui erano stoccate armi, il dubbio che il GNA di Fayez al-Serraj usi i migranti come ostaggi civili è sempre più concreto ed anche l’emissario Ghassan Salamé continua ad esortare Tripoli per una interruzione di questa condotta. Mercoledì 4 settembre, il vice rappresentante permanente tedesco alle Nazioni Unite, Jürgen Schulz, ha riferito che Regno Unito, Arabia Saudita e Svizzera hanno richiesto al Consiglio di Sicurezza dell’ONU sulla Libia di “esentarle” da sanzioni sulla fornitura di armi o ingerenze militari.

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