Il complice maltese: porti chiusi anche per il rifornimento

La nuova nave della Ong internazionale SOS Mediterranee ha chiesto di poter fare rifornimento a Malta ma le è stata negata l’autorizzazione. La Open Arms vaga ancora con 121 persone a bordo e senza alcuna autorità di Coordinamento Soccorso Marittimo che le indichi un porto sicuro in cui sbarcare

La nave Ocean Viking - Ph: Jan Henry Knutsen

di Mauro Seminara

Malta non ha mai brillato per umanità ed accoglienza e dietro il proprio alibi – il rapporto tra numero di abitanti e numero di migranti potenziali – ha sempre nascosto orrori indicibili. Tra questi, l’aver dato acqua e riavviato il motore a cinque moribondi, unici superstiti di un gommone con inizialmente a bordo 80 persone. Ma se da una parte si attuava il “disposti a tutto” pur di non far arrivare migranti sull’isola-Stato, dall’altra c’è sempre stata grande apertura per gli interessi commerciali. Infatti, con lo stesso attuale governo a La Valletta, tutte le Ong utilizzavano Malta come punto di rifornimento carburante e scalo tecnico per i cambi di equipaggio. Ma l’ultima politica di Joseph Muscat sembra ben diversa ed in conflitto con quella sempre adottata. Malta ha aperto il porto ai 40 migranti della Alan Kurdi e lo ha chiuso alla Open Arms con i suoi 121 a bordo, tra i quali donne e bambini in tenera età. Malta si era accordata per uno scambio di migranti come fossero carte da gioco per bambini, offrendo la disponibilità a ricevere 55 migranti di una Ong ferma a Lampedusa e patto che l’Italia prendesse 56 migranti già presenti a La Valletta.

I giochi politici di Malta appaiono quindi estremamente influenzati dal trend di odio razziale instauratosi in Italia con il “governo del cambiamento”. Quel clima di odio e respingimento che lascia la nave Ong Open Arms a largo da otto giorni senza dare alcuna risposta su apertura o anche chiusura dei propri porti sicuri, con la pacifica ignavia della Guardia Costiera italiana che coordina l’MRCC. Un tempo “angeli del mare” i guardacoste italiani della Centrale di Coordinamento Soccorso Marittimo adesso sembrano tutt’altro e ben calati nella parte del guardare altrove anche quando è ad una propria nave che si impedisce di concludere la missione di soccorso. Ma nel gioco della criminalizzazione delle Ong c’è ancora di più e riguarda adesso l’attacco preventivo. La nuova nave della Ong internazionale SOS Mediterranee, la Ocean Viking, pare essere un grave affronto per chi – come al tempo denunciato dalla stessa Ong – si era adoperato perché nessuno Stato offrisse più una bandiera con cui far navigare la vecchia Aquarius, nave che aveva salvato migliaia di vite umane.

Domenica sera la Ocean Viking ha lasciato gli ormeggi del porto di Marsiglia per dirigersi in area SAR libica e dare il via alla sua prima missione. Dopo tre giorni di navigazione, la nave Ong ha raggiunto Malta ed ha chiesto alle autorità di fare ingresso in porto per bunkeraggio, per fare cioè rifornimento di carburante. Una scelta logica quella di colmare i serbatoi dopo tre giorni di navigazione e prima di affrontare un non si sa quanto lungo peridio di Ricerca e Soccorso. Ma Malta ha negato l’autorizzazione alla nave di fare ingresso in porto, anche solo per un rifornimento. La Ocean Viking ha questa mattina raggiunto l’area SAR della morte: quella che l’IMO ha affidato alla Libia. Forse la guerra alle Ong adesso la si conduce come una vera guerra: tagliando i punti di rifornimento per lasciare le truppe senza carburante e senza cibo. Senza carburante si vuol infatti lasciare la Ocean Viking, ma senza cibo si sta lasciando la Open Arms. La nave della Ong catalana si accinge quindi a cadere in una trappola in cui, per fame, sete e sfinimento psicologico, dovrà obbligatoriamente forzare le acque territoriali del porto sicuro più vicino e fare ingresso in porto trovando dall’altra parte un nemico rafforzato dalla conversione in legge del suo decreto sicurezza bis e dal completo, assoluto appiattimento dell’alleato di governo.

Aver salvato la vita a donne e bambini e salvarla ancora, anche ai gemellini di appena nove mesi, evitando loro di patire la fame e la sete, costerà una sanzione all’armatore, una sanzione spropositata – fantascientifica perfino per la lotta alla mafia ed alla corruzione – per il comandante della nave ed il sequestro della stessa nave che non prenderà più il mare. Perché le Ong non pigiano il pulsante di un telecomando che fa saltare un tratto di autostrada e le auto blindate con dentro uomini dello Stato, e neanche accettano finanziamenti da uno Stato straniero per compiere chissà quali azioni di governo autolesionista tradendo gli elettori. Le Ong fanno molto peggio: salvano vite umane, e per questo vanno perseguite, condannate, e chiunque la pensi come loro va rieducato come in un film cult di Kubrick.

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