La Guardia Costiera rompe il silenzio stampa sul caso Gregoretti

I gommoni salpati dalla Libia erano cinque e due sono naufragati. Un gommone, con circa cento persone, era stato soccorso da Malta che aveva chiesto aiuto all’Italia. Il Governo ha accordato l’aiuto ma a discapito della Guardia Costiera che è ancora “ostaggio” della partita politica Italia-UE

Nave Gregoretti CP920 della Guardia Costiera al pontile Nato del porto di Augusta

di Mauro Seminara

Da tempo immemore non veniva emesso un comunicato stampa sul tema migratorio dall’Ufficio relazioni esterne del Comando Generale delle Capitanerie di Porto. Pochi minuti alle 17 è stato diffuso il primo comunicato con cui il suddetto ufficio ha finalmente rotto il silenzio stampa. Tra le scarne informazioni sul caso ci sono comunque anche dettagli da cui la stampa potrà prendere in considerazione alcuni aspetti meritevoli di opportuno chiarimento. Uno di questi riguarda un terzo gommone, con circa cento persone a bordo, che era stato soccorso da Malta e condotto sull’isola-Stato. La Valletta aveva però chiesto collaborazione all’Italia per il soccorso degli altri due natanti, uno dei quali era stato soccorso ed accudito dal peschereccio siciliano Accursio Giarratano. Malta, come la Libia, ha un’area SAR di competenza parecchio estesa. Di contro, lo Stato di La Valletta non dispone delle unità navali e del personale sufficiente alla copertura di tale sconfinata area di Ricerca e Soccorso. Soprattutto, Malta non dispone di guardacoste d’altura capaci di percorrere rapidamente lunghe distanze, come nel caso dell’Italia con le motovedette classe 200 prima e le modernissime ed inaffondabili classe 300 attualmente in servizio SAR.

La premessa del comunicato stampa di Guardia Costiera, con notevole ritardo ma meglio che mai, spiega quindi il pregresso sul caso della nave Gregoretti attualmente ostaggio dell’ennesima disputa europea promossa dal Governo italiano: “Il giorno 25 luglio diversi gommoni carichi di migranti hanno lasciato la Libia per dirigersi verso le coste europee. Tre sono stati soccorsi dalla guardia costiera libica, intervenuta anche sul barcone affondato al largo di Al Khoms mentre altri tre hanno proseguito la navigazione entrando all’interno della zona di SAR maltese. Le autorità de La Valletta hanno soccorso un gommone con circa 100 migranti e richiesto nel contempo collaborazione all’Italia che ha inviato – su indicazioni del Ministero dell’Interno – due motovedette, della Guardia Costiera e della Guardia di Finanza, che hanno assistito 141 naufraghi. Successivamente 6 migranti per ragioni sanitarie sono stati portati sull’isola di Lampedusa.”

A questo punto, spiega la nota stampa del Comando Generale delle Capitanerie di Porto, le motovedette intervenute hanno “trasbordato i rimanenti 135 migranti su Nave Gregoretti della Guardia Costiera dotata di un team medico del Cisom in grado di assistere adeguatamente i naufraghi in attesa di indicazioni relative al successivo trasferimento verso un place of safety”. A questo punto, diradata finalmente la fitta nebbia con cui è stato avvolto il caso – coltre che persiste da oltre un paio d’anni sul tema dei soccorsi ai migranti – della nave Gregoretti CP920, viene proposta una spiegazione sul “ciondolare” della nave della Guardia Costiera intorno alla costa siciliana. Il primo porto che la CP920 ha raggiunto, Catania, è stato deciso “in previsione del peggioramento delle condizioni meteo la nave ha poi assunto rotta verso la Sicilia Orientale”. A Catania, spiegano dal Comando, la Gregoretti stata rifornita di viveri e medicinali. Ma pare che il porto di Catania non fosse abbastanza al riparo dalle avverse condizioni meteo marine – stando al comunicato stampa – per fermarvi ben ormeggiata la Gregoretti.

“Nella serata di ieri, allo scopo di consentire riparo dal peggioramento delle condimeteo in zona – spiega il comunicato della Guardia Costiera – è stato disposto a Nave Gregoretti, su concorde parere del Ministro Toninelli e previa informazione al Viminale, di dirigere verso il porto di Augusta dove l’unità è giunta intorno alle ore 03:00 di questa mattina”. La nave sarebbe quindi stata dirottata sul pontile della Nato, nel porto militare di Augusta, non per tenere lontani curiosi, giornalisti, manifestanti e parlamentari, ma semplicemente perché era in arrivo una perturbazione di grave entità. Tale da non permettere l’attesa nel porto del capoluogo etneo di un’autorizzazione allo sbarco dei migranti come previsto dal diritto internazionale: immediatamente ed in un vicino porto sicuro. Giunta ad Augusta, spiegano ancora da Roma con il primo prodigioso comunicato stampa che non tratta di reti sequestrate e arenile sgomberato, “i migranti permangono a bordo assistiti dall’equipaggio e dal team medico in attesa, come confermato dal Ministero dell’Interno, delle determinazioni politiche e del riscontro positivo dell’Unione Europea sulla ricollocazione dei naufraghi soccorsi.” Si apprezza comunque lo sforzo profuso nella rottura del silenzio stampa e, con parole tra le righe, la richiesta di aiuto di un corpo che vede ancora una volta una propria nave ostaggio di giochi politici.

1 Commento

  1. Ma perchè il Presidente della Repubblica non prende una posizione chiara in merito? Perchè non fa sentire forte e chiara la sua voce?

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