Beji Caied Essebsi, ci ha lasciato un uomo di Stato

di Adel Chehida

di Adel Chehida

Roma, 25 luglio, 39 gradi. Stavo alla sede dell’istanza superiore indipendente per le elezioni presso il consolato tunisino a Roma quando ci è giunta la notizia della morte del presidente della Tunisia Beji Caied Essebsi. Una sensazione di tristezza e dispiacere ci ha colti tutti. Tutti, senza eccezione, con gli occhi bagnati. Poi uno ha detto: Allah Yarham Errais, “che Dio benedica il presidente”, Viva la Tunisia. Erano le ore 11.

Beji Caied Essebsi, era stato eletto presidente direttamente dal popolo tunisino nel 2011, dopo quello che l’occidente chiama la “primavera araba”, iniziata proprio in Tunisia. Muore all’età di novantatré anni. Uomo tanto amato e anche discusso per la sua alleanza con il partito islamico Ennahdha per governare il paese. Certamente credeva nel senso dello Stato. Ha saputo gestire la Tunisia in questi cinque anni tenendo conto di una geopolitica regionale e mondiale molto complessa. Non ha potuto mantenere il partito che ha fondato, Nida, unito. Il partito si è spaccato per faide interne.

Il presidente che ha visto e partecipato alla nascita della Tunisia indipendente nel 1956 con Bourguiba, ha risposto “presente!” dopo la rivoluzione del 2011 per lasciare un segno da uomo di Stato. Coincidenza della vita, il presidente muore il 25 luglio: il giorno del 62esimo anniversario della Repubblica.

Lui lascia una Tunisia pronta ad affrontare il suo futuro con una Costituzione rispettata da tutti. Il Parlamento la applica e dopo nemmeno tre ore, da manuale della democrazia, il presidente della Assemblea dei Rappresentanti del Popolo (il Parlamento) Mohamed Ennacer giura e diventa il nuovo presidente della Tunisia. Nemmeno 6 ore dopo l’Istanza Indipendente per le Elezioni anticipa la data delle elezioni presidenziali per il 15 settembre prossimo. Tutto ciò senza nessuno stato di emergenza né carri armati o militari per strada sulla grande asse della capitale; e con i cittadini che piangono il loro presidente ma continuano la loro vita quotidiana.

Il Presidente esce dalla grande porta e la Tunisia dimostra un’altra volta che ha un grande popolo che sa unirsi nei momenti difficili e sa dimostrare di essere una democrazia nascente sulla strada giusta.

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