Sea Watch, la farsa continua in quotidiano stillicidio

Esposto in Procura per le autorità che da Lampedusa hanno negato lo sbarco. Parlamentari hanno dormito a bordo insieme ai migranti. Evacuati altri due migranti dalla nave per motivi medico sanitari

Migrante evacuato ieri sera, 27 giugno 2019, dalla Sea Watch 3 dopo quindici giorni dal soccorso in mare

di Mauro Seminara

Un massacro di esseri umani che procede senza sosta e senza pudore si sta consumando davanti il porto di Lampedusa. Davanti la Porta d’Europa. Perché la nave Sea Watch 3 si trova esattamente ad un miglio dal monumento di Mimmo Paladino dedicato ai migranti che riescono a raggiunto la salvezza ed a quelli che non ce l’hanno fatta. Trascorse ormai quasi 48 ore dall’azione con cui la comandante, Carola Rackete, si è assunta la responsabilità di fare ingresso in acque territoriali in violazione delle norme previste dal Decreto Sicurezza bis, le persone a bordo sono ancora bloccate senza un PoS. Il porto sicuro quindi è stato comunque negato a chi ha deciso di perdere la propria nave con il sequestro previsto dal salviniano decreto pur di offrire finalmente un approdo a chi stata a bordo da due settimane. Uno stillicidio immorale ed irragionevole, visto che comunque questo sarebbe l’ultimo soccorso per la Sea Watch 3. Il dichiarato stato di necessità della comandante, per il quale ha violato le acque territoriali negate da 14 giorni, e la presenza in rada con persone a bordo il cui quadro generale psico-fisico è ormai giunto al capolinea, non hanno sortito alcun effetto nel ministro dell’Interno che adesso prende di mira l’ultima assurdità propagandistica: i migranti li deve accogliere l’Olanda perché la nave batte bandiera olandese. Come dire che se un diportista viene soccorso nel Mediterraneo da una petroliera giapponese, questa lo dovrà sbarcare in Giappone un mese dopo.

Sulla Sea Watch 3 sono saliti ieri i parlamentari di PD, Sinistra Italiana e Radicali. Una ispezione parlamentare accompagnata da una motovedetta della Guardia Costiera che si è ben guardata dal negare il servizio come a largo di Siracusa qualche mese addietro. Giunti a bordo della nave, accolti dalla Capitana coraggiosa, quella che il ministro ha definito una “sbruffoncella”, gli esponenti di opposizione del Parlamento della Repubblica italiana hanno annunciato l’intenzione di rimanere a bordo fino a quando tutti i migranti non sbarcheranno dalla Sea Watch 3. L’ex ministro dei Trasporti Graziano Delrio, gli onorevoli Davide Faraone, Gennaro Migliore, Matteo Orfini, Nicola Fratoianni e Riccardo Magi si sono offerti quali ostaggi manifestando per il rispetto dei diritti dell’uomo mentre a terra, dall’iniziativa nata sul sagrato della Parrocchia di Lampedusa, si moltiplicano le adesioni pro accoglienza delle 42 persone sequestrate a bordo della nave. Dal Forum Lampedusa Solidale sul sagrato della Parrocchia San Gerlando con don Carmelo La Magra a San Pietro con il senatore Gregorio De Falco, tutta Italia sta iniziando a dormire a terra in chiese cristiane e protestanti con indosso copertine termiche dorate. E proprio mentre un sempre maggiore numero di italiani dormiva sul marmo, a Lampedusa si vedevano ulteriori legittimazioni dello stato di necessità dichiarato da Carola Rackete.

Ieri sera una motovedetta della Guardia Costiera, obbligatoriamente fornita assistenza pretesa dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, ha inviato a bordo i medici del CISOM che operano in convenzione con le Capitanerie di Porto. Il risultato è stato alle 23 un ordine di evacuazione per ragioni medico sanitarie di un altro degli inizialmente 53 migranti salvati il 12 giugno dalla Sea Watch 3. Il risultato del lento ed inesorabile stillicidio è adesso di 40 persone ancora a bordo oltre ai nuovi ospiti che rappresentano il Parlamento della Repubblica italiana. Ieri era parso che qualcosa si stesse “sbloccando”, come letteralmente annunciato a bordo dai militari della Guardia di Finanza emissari di uno Stato che non ha più una spina dorsale e pare avere anche venduto la propria dignità al diavolo. Il messaggio recapitato a bordo era un appiglio per la speranza in un mare di incertezze. Ieri, infatti, dopo che la deriva aveva allontanato ad oltre tre miglia dall’imboccatura del porto la nave Ong, la Capitana aveva avviato i motori per avvicinarsi, manifestando l’intenzione di fare ingresso in porto – stando a quanto conferma in un video un sempre poco adeguato “ufficio stampa” della Ong a terra – ma la Guardia di Finanza è subito intervenuta bloccando la nave. Sempre ieri, gli avvocati Gamberini e Marino, che assistono la Sea Watch in Italia, hanno depositato un esposto presso la Procura della Repubblica di Agrigento con il quale si chiede di procedere penalmente nel caso in cui si ravvisassero condotte penalmente rilevanti da parte dei comandi locali di Capitaneria di Porto e Guardia di Finanza.

Gli avvocati Alessandro Gamberini e Leonardo Marino hanno trasmesso alla Procura diretta da Luigi Patronaggio tutte le carte con cui “contribuire alla valutazione circa la sussistenza di eventuali condotte di rilevanza penale poste in essere dalle autorità marittime e portuali preposte alla gestione delle attività di soccorso, nonché demandare alla valutazione dell’autorità giudiziaria l’adozione di tutte le misure necessarie a porre fine alla situazione di gravissimo disagio a cui sono attualmente le persone a bordo della nave”. L’esposto, di cui appena riportata una parte annunciata in una nota firmata dai due legali, in altri termini si può anche tradurre nella valutazione del vuoto normativo generato dallo stesso Decreto Sicurezza bis che non ha previsto regole di attuazione nel caso in cui lo stesso Decreto legge venisse violato. Oltre alle misure deterrenti, come il sequestro della nave e la sanzione amministrativa da 50mila euro, il decreto di Salvini non è stato in grado di spingersi e la conseguenza è che una volta violato con l’accesso non autorizzato alle acque territoriali italiane, sull’obbligo di soccorso ed accoglienza, sul dovere di concordare il porto sicuro davanti il quale la nave si trova con stato di necessità a bordo già dichiarato, permangono le precedenti norme nazionali ed internazionali. Il Decreto Sicurezza bis quindi, in questo momento e da quando la Sea Watch 3 ha fatto ingresso non autorizzato nelle acque territoriali di Lampedusa due giorni fa, vale più o meno quanto la carta igienica. Ciò non impedisce al ministro dell’Interno di continuare a fare propaganda in danno alle persone ancora a bordo della Sea Watch 3 dal 12 giugno ed adesso anche a discapito di qualche comandante che sta eseguendo ordini in virtù dei quali si nega l’ingresso in porto e lo sbarco dei profughi.

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