La Capitana e il “capitano”

di Mauro Seminara

di Mauro Seminara

L’hashtag trend topic di ieri è stato quello di Carola Rackete, capitano della nave Ong Sea Watch 3. Carola, la Capitana, è una donna determinata, capace e con una esperienza di vita da fare invidia a chiunque. Una 31enne poliglotta che ha già avuto il comando di navi di Green Peace, di Jugend Rettet e di Sea Watch. Carola Rackete è la comandante della Sea Watch 3 che si è assunta la responsabilità, ricadente unicamente su di lei, di forzare il divieto di accesso alle acque territoriali italiane per l’inascoltato stato di necessità dichiarato da bordo all’autorità portuale e reiterato per ognuno dei 14 giorni di attesa a 15 miglia da Lampedusa. La Capitana è andata incontro ai problemi giudiziari che conseguiranno alla sua ferma volontà di porre fine al supplizio al quale l’Unione europea costringeva i 42 profughi soccorsi con altri 11 compagni di sventura il 12 giugno. La Capitana è quindi andata incontro alle esigenze umane dei profughi soccorsi e contro le posizioni intransigenti del ministro dell’Interno e del suo Decreto Sicurezza bis che prevede adesso il sequestro della nave, una sanzione di 50mila euro e la denuncia per la comandante. Ieri i social sono impazziti per Carola Rackete, e sarà impazzita anche la cosiddetta “Bestia”, il sistema intranet messo a punto da Luca Morisi per monitorare e far cavalcare a Matteo Salvini gli umori in rete delle persone. Tra i motivi più condivisi c’era una foto di Carola Rackete con la dicitura “C’è un solo capitano”.

C’è un altro “capitano”, e si chiama Matteo Salvini. Questo “capitano”, come amano chiamarlo i suoi fedeli seguaci, è vicepremier, ministro dell’Interno con la tendenza ad autoproclamarsi ministro di tutto ed invadere le competenze altrui, segretario federale del partito – tra vari simboli e vari debiti, sommariamente definito in modo unico come Lega – che alle elezioni europee ha preso più voti in Italia. Non è poliglotta, non ha tre lauree come la Capitana, non sa cosa è il mare e non conosce le sue regole. Il sedicente capitano però non tollera la Capitana. Questa, in effetti, è una dura. Vera. Ed in qualche modo lo sta umiliando con la disobbedienza civile ad un ingiusto decreto legge e ad un altrettanto ingiusto accanimento contro 42 persone, ree quest’ultime solo di essere state soccorse da una Ong invece di farsi respingere al lager dai libici o di essere morti in mare. Il “capitano” quindi pare non riesca a tollerare che una giovane donna tedesca che lo ha affrontato con attributi di tutto rispetto sia stata acclamata come un’eroina sui social. E si sa, la politica del “capitano” si fonda unicamente sul trend dei social. La Sea Watch 3 infatti è ancora oggi, esattamente 24 ore dopo che la Capitana si è assunta la responsabilità civile e penale di forzare il divieto per offrire un porto sicuro ai profughi che aveva a bordo da 14 giorni, a largo di Lampedusa senza alcuna prospettiva di sbarco. Procedure, lasciano intendere le “istituzioni” da svolgere per accertare tutto il necessario prima dello sbarco. Procedure che possono – e devono – essere esperite a terra, dopo le prime cure e la prima accoglienza. Il “capitano” intanto, in apparente crisi da social rivoltatosi contro di lui, tira fuori un altro coniglio dal cilindro: adesso per sbarcare, i 42 profughi, serve che l’Olanda faccia qualcosa non del tutto chiara. Fatto sta che la Capitana ha rotto il Decreto Sicurezza bis con il coraggio di affrontarlo per uno stato di necessità grave a bordo ed il titolare del Decreto Sicurezza bis è stato bastonato dall’opinione pubblica e non sa più come gestire la sconfitta.

Capitani, ma coraggioso ce n’è soltanto uno ed è una Lei.

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