Lampedusa, di nuovo in fiamme la discarica. Nuvola nera sull’isola

Le fiamme si sono sprigionate già al mattino ed hanno avvolto l’intera area di accantonamento rifiuti da trasferire in Sicilia. Una nuvola nera ha coperto Lampedusa rendendo l’aria poco respirabile. L’incendio odierno è solo l’ultimo in ordine di tempo che ha colpito la discarica già sequestrata e bonificata prima del reimpiego per ordinanza sindacale che ne ha ripreso l’utilizzo. Milioni di euro ma l’isola non ha un CCR

La nube tossica dell'incendio avvolge la natura di Lampedusa rendendo l'aria pesante

di Mauro Seminara

Le sirene dei Vigili del Fuoco hanno dato il sottofondo all’isola per tutta la mattinata. Le fiamme si sono alzate per decine di metri ed il vento di maestrale le ha alimentate spingendo la nuvola tossica verso il centro abitato. La discarica di Lampedusa è un luogo in cui le fiamme tornano in modo ciclico. Storico il maggiore incendio della stessa area andata in fiamme oggi ma al tempo in cui veniva definita “Cimitero delle barche”. All’epoca venivano stoccate li tutte le barche ed i giganteschi pescherecci con cui i migranti giungevano fino a Lampedusa. Le fiamme costrinsero i Vigili del Fuoco, in assenza di mezzi antincendio aerei a supporto, ad un lavoro encomiabile quanto pericoloso. Le barche erano in prevalenza tonnellate e tonnellate di legno con all’interno ancora i motori e conseguenti olii esausti e gasolio.

Questa mattina, e non nei giorni tra sabato e lunedì, molto più caldi e privi di vento, è andata di nuovo in fiamme la zona di raccolta della discarica che era già stata sequestrata, bonificata dopo l’incendio del “cimitero delle barche”, riutilizzata con ordinanza comunale straordinaria e poi nuovamente incendiata con una periodicità con non stupisce più, da tempo, gli isolani. L’intera zona di accantonamento rifiuti solidi urbani è andata in fumo. L’isola non ha mai raggiunto i parametri di raccolta differenziata imposti dalle vigenti norme. Non ci si è mai neanche lontanamente avvicinata a detti parametri, e la zona andata in fiamme questa mattina era una indistinta zona di accumulo di rifiuti di vario genere.

L’isola attende ormai da anni un centro di conferimento rifiuti comunale. Il Comune di Lampedusa e Linosa ha inoltre un incompiuto che vanta perfino la copertura finanziaria per la realizzazione. Il 2011 aveva visto un “risarcimento danni” – causati all’isola dall’allora inqualificabile Governo Berlusconi grazie alle politiche sui flussi migratori del ministro dell’Interno leghista Roberto Maroni – pari a 26 milioni di euro ed altri 20 milioni di euro erano stati stanziati, sempre a titolo di “risarcimento” dal Governo di Enrico Letta per il naufragio del 3 ottobre 2013. Il centro di conferimento rifiuti solidi urbani, a norma di legge ed in rispetto dell’ambiente, non è stato però mai realizzato.

I Vigili del Fuoco del distaccamento di Lampedusa hanno domato gli ultimi focolai nel primo pomeriggio. L’incendio odierno è solo l’ennesimo danno all’ambiente, respirato con fumo tossico sull’intera isola e al terreno che ospitava le montagne di rifiuti incendiati e spente a suon di ettolitri d’acqua con gli idranti dei Vigili del Fuoco che, domando le fiamme producono percolato di residuo tossico assorbito dal vituperato terreno dell’isola. Alle fiamme che ciclicamente avvolgono i rifiuti, prima che vengano trasferiti presso le discariche siciliane, si aggiungono però anche i danni ambientali che spesso la stesso popolazione produce al proprio beneamato territorio. Se sull’incendio ci sarà un’indagine per stabilire l’eventuale dolo, pare che non ci sia molto da fare per scoprire i responsabili delle varie discariche abusive che ricoprono l’isola pressoché ovunque. Basta infatti girare l’angolo, verso una strada di percorrenza locale e poco visibile ai turisti per trovare ogni tipo di rifiuto speciale smaltito con un semplice abbandono.

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