Cdm vara DL sicurezza Bis, solidarietà e dissenso a rischio

Pace fatta nell’esecutivo ed in attesa di capire come Conte e Tria intendano risolvere e prevenire la procedura di infrazione Ue, il Consiglio dei ministri vara il decreto sicurezza bis di Matteo Salvini. Più potere al ministro dell’Interno e meno al Ministero dei Trasporti. Pericolo sanzioni a chi soccorre in mare per la guerra alle Ong e inasprite ancora di più le norme contro il dissenso popolare

di Mauro Seminara

Si è svolto oggi pomeriggio, dopo la conferenza stampa di outing del sedicente premier neutrale Giuseppe Conte e dopo il vertice per la risoluzione della questione finanziaria italiana a rischio procedura di infrazione, il Consiglio dei Ministri in cui il Governo M5S-Lega ha varato il tanto discusso “Decreto sicurezza bis”.  All’ordine del giorno tanti disegni di legge, tra i quali perfino un “accordo in materia di coproduzione cinematografica tra il Governo della Repubblica italiana e il Governo della Repubblica dominicana”. Ma gli occhi, anche in conferenza stampa ma non soltanto da parte dei giornalisti, erano tutti puntati sul DL sicurezza Bis voluto da Matteo Salvini. L’ultima bozza circolata, riveduta e lievemente smussata dopo l’appunto del presidente della Repubblica e parcheggiata al Consiglio dei ministri pre-elezioni europee, è stata oggi approvata.

Nei giorni scorsi era stato pubblicato, su Mediterraneo Cronaca, un articolo con l’intervista al giudice Domenico Gallo nel quale il magistrato auspicava una forte e coraggiosa presa di posizione da parte del presidente della Repubblica quale ultima speranza contro un decreto potenzialmente incostituzionale e dalle probabili nefaste conseguenze. In attesa di un riscontro, di un segnale di vita dal Quirinale, ed in attesa della Consulta che prima di fine mese deciderà sul primo “decreto sicurezza” varato dall’esecutivo ed emanato dalla Presidenza della Repubblica, il Consiglio dei ministri ha approvato il secondo “Decreto sicurezza” e con esso anche uno spostamento di competenze tra Ministeri del Governo con decreto e senza i presupposti di urgenza necessari. Presentato il decreto in conferenza stampa a Palazzo Chigi da Giuseppe Conte, Matteo Salvini e dal presente sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei ministri Giancarlo Giorgetti, il vicepremier Matteo Salvini esce più che rafforzato. Una forza politica, in qualità di segretario federale del partito – o partiti, dipende da quale simbolo deve restituire i 49 milioni di euro – ed in qualità di ministro dell’Interno e adesso anche ministro delle Acque territoriali italiane.

Avocati al Viminale poteri di veto al transito nelle acque territoriali con una discrezione per ragioni di sicurezza che mai erano state accentrate in un unico dicastero ma che sono sempre state prerogativa del Ministero dei Trasporti che operava di concerto con il Ministero della Difesa per la sicurezza nazionale e con il Ministero dell’Interno per la sicurezza interna e le informazioni redatte dall’Intelligence – per l’Interno e per gli Esteri – facenti comunque capo al ministero guidato ad interim da Matteo Salvini. Alla novità ministeriale, approvata in Cdm e quindi anche tra le parti M5S e Lega, con la benedizione “grillina” che riduce alla prossimità di zero l’utilità di Danilo Toninelli, il “sicurezza bis” contiene anche gli articoli già in precedenza discussi per il loro rischio, gravissimo, di deterrenza al soccorso in mare. Lo scopo, dichiarato dallo stesso Matteo Salvini, è quello di fermare chi agevola l’immigrazione clandestina – le Ong prima di tutti, anche se non le ha esplicitamente citate in conferenza stampa – ma sembra non tenere conto del già esistente Testo Unico sull’immigrazione clandestina che prevede già pene severe e pesanti sanzioni a chi viene riconosciuto favoreggiatore dell’introduzione di clandestini sul territorio nazionale.

Il “sicurezza bis” sanziona comandanti ed armatori delle navi che non si attengono alle disposizioni della Centrale di Coordinamento Soccorso Marittimo di pertinenza SAR, con multe pesanti e fino al sequestro della nave. Tradotto in “salvinese”, significa che se una nave soccorre profughi in acque internazionali e si rifiuta di aspettare i comodi della cosiddetta guardia costiera libica per riconsegnarli ai carnefici del “porto Non sicuro” nordafricano, a questa coraggiosa ed integerrima nave viene applicata la sanzione ed il suo comandante rischia anche la licenza. Tradotto in termini più reali e concreti, significa che ci si dovrà attendere un genocidio compiuto a suon di omissioni di soccorso in mare. Nel testo approvato però non viene precisato se per “nave” e per “comandante” si possono intendere anche, ad esempio, la nave della Marina Militare italiana “Cigala Fulgosi” ed il suo comandante e magari anche l’armatore del caso, cioè il Ministero della Difesa o lo Stato Maggiore della Difesa.

A queste pericolose norme introdotte non con ordinario disegno di legge ma per decreto legge, pur in assenza di urgenza prevista dalla Costituzione ed alla faccia della “centralità” del Parlamento, se ne aggiungono altre che sono anch’esse estremamente pericolose pur trattando tutt’altro tema. Nel primo decreto sicurezza era stato represso il dissenso con forme di manifestazione a discapito della viabilità ed altre forme di inasprimento che pagarono subito sulla propria pelle i pastori sardi che si erano ribellati per le tariffe sul latte. Al tempo, il ministro dell’Interno si era recato in Sardegna, regione prossima al voto, quasi in sostituzione del ministro competente Luigi Di Maio; al termine delle proteste però vennero applicate ai pastori che protestavano per più che legittime ragioni le nuove norme introdotte dal “decreto sicurezza” e questi rischiano il carcere dopo un processo in cui dovranno tentare di dimostrarsi estranei ai fatti e non responsabili per legittima difesa. Il nuovo decreto, il “sicurezza bis”, introduce pene estremamente severe per chi dovesse provare a difendersi, nel corso di un sit-in o di una manifestazione pacifica, da una carica dei celerini ordinata da una comoda poltrona che non ama il dissenso. Se un manifestante lancia un sasso in direzione della carica armata di scudi e manganelli, pur non colpendo nessuno e senza l’intenzione di farlo, può pagare con anni di carcere. Questa “tutela” alle forze dell’ordine, non reciproca perché non si parla di numeri identificativi sui caschi o altre misure “anti-Diaz”, posta nelle mani di chi fa intervenire i Vigili del Fuoco per rimuovere uno striscione non offensivo e la Digos per chi si burla di lui con un selfie allo sfottò, o che non prende le difese di un ragazzo che espone ad un comizio un piccolo striscione con su scritto “ama il prossimo tuo” ed invita gli estremisti – gli squadristi che lo seguono – ad andarci piano, è estremamente pericoloso per l’Italia. Tanto pericoloso che, se non interverrà il presidente della Repubblica o la Corte costituzionale, finiranno per pagarne le spese anche gli stessi elettori di chi ha voluto il “decreto sicurezza bis”.

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