A me gli occhi!

di Mauro Seminara

di Mauro Seminara

Il colpo di scena di ieri, a Palazzo Chigi, ha due possibile letture e se ne esclude una terza. Da un Governo gestito dai propri uffici “comunicazione & marketing”, e non viceversa, ci si può aspettare che l’uscita di Giuseppe Conte sia un modo teatrale per rientrare dai toni accesi della campagna elettorale – permanente – e ricominciare ad amoreggiare in maggioranza senza che gli elettori leghisti ed esastellati si risentano per le deposte armi. Matteo Salvini e Luigi Di Maio, in questo modo, non si dovrebbero rimangiare le accuse reciprocamente rivolte in campagna elettorale e farebbero entrambi un passo di lato per amore del Paese e per puro senso di responsabilità. In tal caso, sarebbe un colpo da maestro shakespeariano che, ancora una volta, lascia l’opposizione fuori dal proprio ruolo sulla scena. Così come ormai ci hanno abituati Lega ed M5S, loro sono maggioranza ed opposizione e su loro, ed esclusivamente su di loro, si devono concentrare i media, la stampa, i blog e pure gli italiani al bar. L’altra ipotetica lettura vede invece, ad un anno esatto dall’insediamento del Governo ed appena una settimana dopo le elezioni per il Parlamento europeo, la scadenza naturale di questo esecutivo e della sua propaganda. Questa seconda ipotesi potrebbe trovare un piccolo appiglio nell’espressione tesa di Rocco Casalino a Palazzo Chigi durante la conferenza stampa di Giuseppe Conte.

In entrambi i casi, l’esecutivo composto da Movimento 5 Stelle e Lega non può negare l’aver calato la maschera lasciando nudo il volto del ciarlatano. Dopo mesi e mesi di ammonimento alla stampa che evidenziava le apparenti difficoltà di dialogo tra i due leader delle forze politiche di maggioranza, vien fuori il presidente del Consiglio che fa outing sull’assenza di dialogo per la risoluzione dei veri problemi del Paese. Palazzo Chigi è costato 600mila euro in più, stando a quel italiano partenopeo di Luigi Di Maio “me ne vado per un’idea, a causa dei due vicepresidenti del Consiglio dei ministri. Adesso quindi si scopre, senza dubbio di smentita, essendo il rivelatore proprio il presidente del Consiglio, che oltre ai tweet ed alle dirette streaming, i due vicepremier non dialogavano affatto. Brutto dire “te l’avevo detto”, ma gustoso nei confronti di chi, leggendo questo modesto spazio, commentava e criticava “invidia” e “pennivendolismo” in difesa dei sedicenti salvatori della Patria. Ma l’evidenza è invisibile a chi ha fede, e gli elettori di Lega e 5 Stelle che non si sono pentiti del voto erano e sono senz’altro ben provvisti di fede. Se l’ipotesi valida è la seconda, cioè se Conte ha aperto la crisi di Governo avvalorata anche dall’impasse sullo “sblocca cantieri”, bisogna prendere atto delle conseguenze a cui questi responsabilissimi politici della ennesima Repubblica lasciano adesso esposti gli italiani. Instabilità nei mercati, spread in aumento, conti non in ordine, risorse bruciate con le trovate elettorali posticce di “quota 100” e “reddito di cittadinanza” che si esaurirà senza che i centri per l’impiego abbiano lavoro da offrire, aumento Iva devastante per il prossimo anno, aumento delle accise ed infine, conseguenza dell’insieme, l’aumento dei tassi bancari per i mutui.

D’altro canto, ci può pure stare che i signori Salvini e Di Maio abbiano deciso di chiudere adesso, “in bellezza”, invece di dichiarare la crisi di Governo ad ottobre. Il momento sarebbe tutto sommato perfetto per entrambi. La Lega non ha ridotto le accise sul carburante e non ha rimandato a casa neanche l’1% di quei 600mila migranti clandestinamente sul territorio. Pare siano anche finite le risorse per fare sembrare le brigate di miliziani libici dei veri guardacoste, tant’è che dopo le europee sono scomparse le motovedette dalla loro area SAR ed i barconi stanno tornando numerosi in mare ed anche sul fondo del mare, per la cosiddetta “flat tax” non c’è in cassa neanche uno dei 60 miliardi necessari ed alle europee il signor ministro dell’Interno ha preso il 34% (di quel misero 56% che ha votato). Anche il signor vicepremier e ministro del lavoro e ministro dello sviluppo economico e capo politico del M5S si potrà ritenere soddisfatto. Ha perso solo qualche milione di voti, il sud, la faccia e la coerenza, il diritto di parlare di onestà e legalità, ma è stato riconfermato alla guida del partito con l’80% di 56mila voti digitali, quindi Salvini è soddisfatto. Non è un refuso: Salvini è soddisfatto della riconferma di Di Maio. Quindi, quale momento migliore per uscire di scena? In fondo, se avessero messo in atto la crisi di Governo ad ottobre, come previsto, avrebbero dovuto iniziare a buttar giù un canovaccio di litigio a settembre perché ad agosto non c’è molta attenzione per la politica e non ci sono i programmi per il consueto “approfondimento” serale. Adesso invece gli occhi sono tutti concentrati sui loro tweet, e l’estate di sbarchi e batoste finanziarie sarebbe già un problema per il “Governo del presidente”. I bambini hanno giocato, si sono divertiti, ma adesso è ora che qualcuno rimetta in ordine.

Il presidente della Repubblica aveva iniziato a dire basta, “bambini, rimettete in ordine!”, già prima delle elezioni. Il primo grave segno era stato quello del, si presume, “questo decreto sicurezza bis non ve lo firmo”. E il decreto che accentra poteri in capo al ministro di tutto, delle cui ingerenze si è lamentato ieri anche Conte, era fondamentale per far diventare la propaganda nazionalsovranista un vero primo passo verso l’autoritarismo salvinista. Niente decreto sicurezza bis e niente flat tax, sbarchi in arrivo e nessuna promessa mantenuta sui rimpatri (che per farli bisogna lavorare davvero sui rapporti con altri Paesi e non andare in giro per le saghe dei paesi a fare campagna elettorale ad ogni singolo candidato sindaco). Le scarpe di Salvini al Governo si stanno facendo sempre più strette. Di contro sembrano comodissime quelle sul territorio con l’all-in che sta facendo la Lega in Comuni e Regioni. Infatti, Matteo Salvini ha continuato a fare solo campagna elettorale anche quando Giuseppe Conte veniva convocato al Quirinale, mentre parlava con i capigruppo e mentre si trovava di nuovo vicino al presidente della Repubblica per le celebrazioni di una ricorrenza particolare: il 2 giugno, giorno in cui si festeggia la Repubblica e giorno in cui morì quel Giuseppe Garibaldi a cui si attribuisce l’eroica unità d’Italia. Mattarella vuole sapere se i conti sono in ordine e se i due uomini di scena hanno una soluzione, una via d’uscita per questo pericoloso vicolo cieco in cui – giocando e twittando – hanno cacciato l’Italia. E forse, dopo la strigliata del Colle, anche il premier messo li dai due capi politici e con il telecomando in mano al leader della comunicazione targata Casaleggio & Associati – Rocco Casalino – vuol sapere se c’è un piano per venire fuori dalla fetida marrone crema in cui ci si trova. Se così fosse, allora potremmo prendere per vero l’outing di Conte e iniziare a mettere rimasugli di preziosi e contanti sotto il mattone, perché verranno tempi bui. Se così fosse, allora sarebbe da intendere quale genuino il non comunicare tra i due vicepremier e dei due vicepremier con il premier. Perché se nessuno sa adesso come venirne fuori, nessuno ci vuol mettere mano all’impiccio ed entrambi sperano che a bruciarsi sia l’altro. Solo che il fiammifero acceso lo hanno lasciato in mano a Conte e come al solito a bruciarsi saranno alla fine soltanto gli italiani.

I conti, in ogni caso, devono tornare in ordine. Perché al di là del 34% di Salvini, in Europa i nazionalsovranisti non hanno vinto e quindi le regole sul 3% non si cambiano!

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