Solo chiacchiere e distintivo

di Mauro Seminara

di Mauro Seminara

Mettendo da parte le ideologie, razziste, buoniste, fasciste, sovraniste o europeiste, governando ci si deve comunque attenere a due fondamentali principi: non si possono scrivere leggi, decreti e direttive varie che violano vigenti le vigenti leggi e la Costituzione; le azioni politiche dell’esecutivo, e del Parlamento chiamato a convalidarle, devono rappresentare un continuo miglioramento dell’efficienza e non una drastica rottura con quanto già fatto in precedenza. La violazione di questi due principi sta adesso travolgendo l’Italia, che si scopre oggetto di continui richiami da autorità nazionali e mondiali e sprofonda nell’incertezza che produce sempre e soltanto il congelamento dell’economia. Ricordando le “repubbliche”, prima, seconda, terza e come le si vuol chiamare, tornano alla mente una lunga serie di sanzioni inflitte dall’Ue per tutto ciò che non viene ancora adeguato agli standard europei – come la condizione carceraria, la risoluzione del precariato ecc – e una condanna per i respingimenti coatti nel Mediterraneo centrale. In questo caso pagarono i contribuenti italiani per il risarcimento che a causa del Ministero dell’Interno abbiamo dovuto riconoscere ad un gruppo di migranti che fuggivano dalla Libia e che in Libia sono stati forzatamente ricondotti senza offrire loro l’opportunità di chiedere asilo. Per quanto assurdo, viste le leggi in vigore anche al tempo del misfatto, e quanto dettato dalla Costituzione italiana, l’allora ministro pensò bene che i migranti fossero una piaga da arginare rispedendoli indietro come un pacco indesiderato. Forse non è un caso se il ministro che violava le leggi era il leghista Roberto Maroni.

Coincidenza o meno con l’attuale ministro dell’Interno leghista, l’errore continua e dal Viminale parto “decreti sicurezza e immigrazione” degni dell’attenzione della Corte Costituzionale ed attenzionati dalla Corte dell’Ue, “decreti sicurezza bis” attenzionati dalle Nazioni Unite per le violazioni dei diritti umani che propongono e per l’induzione all’omissione di soccorso che causerebbe, e direttive “ad navem” firmate dal ministro leghista che concorrono anch’esse a produrre la preoccupazione che l’ONU ha deciso di mettere nero su bianco e spedire in Italia. Quanti in Italia avevano proposto l’idea che le azioni politiche della componente di maggioranza e governo con la stella alpina fossero solo propaganda mal redatta iniziano adesso ad incassare la riconosciuta ragione da parte di istituzioni ben superiori ed esperte del misero esecutivo che il Bel Paese si ritrova. Queste sono solo le indicazioni che arrivano per le opportune correzioni, ma non bisogna dimenticare che il Senato della Repubblica ha dovuto salvare il ministro dell’Interno da un processo che il Tribunale dei ministri aveva richiesto di poter celebrare e che lo stesso ministro, insieme ai colleghi Conte, Di Maio e Toninelli, sarà sicuramente oggetto della stessa richiesta da parte dello stesso Tribunale per il reiterato reato: sequestro di persona aggravato.

Mentre da Roma si risponde alle Nazioni Unite di farsi gli affari suoi, e non è una barzelletta ma una tristissima realtà, l’Italia intera deve fare i conti con una crescita che non è più soltanto il fanalino di coda dell’Unione europea – in cui il rallentamento è diffusa e riguarda anche la Germania – ma anche al palo nel punto più vicino alla recessione. Una condizione disastrosa che non è causata soltanto dai mercati, questi sconosciuti, ed il loro stare alla larga dai titoli italiani. La recessione dietro l’angolo ce la ritroviamo perché gli italiani non sanno più cosa sta accadendo e cosa potrà accadere nella vita reale. Flat tax si, anzi no. Reddito di cittadinanza invece del Reddito di inclusione, poi arrivano contributi inferiori al REI e il mercato del lavoro non riparte. Si spende per i “navigator” invece che per ridurre le tasse o il costo del lavoro, ma il lavoro non c’è e nessuno è disposto ad assumere anche perché non si sa se le imprese verranno chiuse per capriccio – propaganda – il giorno successivo. Era nato il fiorente mercato delle sigarette elettroniche, ma il precedente Governo si era ben impegnato per distruggerlo a vantaggio dei colossi mondiali del tabacco. Chiusi nove negozi di e-Cigarette su dieci, adesso arriva il ministro dell’Interno che, invece di preoccuparsi della crescita esponenziale di importazione di droghe come la rediviva eroina, decide che l’oggetto di attenzione delle forze dell’ordine devono essere i negozi di cannabis light. Si fa e si disfa con la stessa schizofrenica velocità con cui si creano nuovi pretestuosi litigi sui social con cui monopolizzare l’attenzione dei media ed i dibattiti in virtù della nuova logica di comunicazione politica propagandista. Oggi M5S e Lega sono alleati, domani litigano a morte. Oggi si rispettano gli accordi Ue, domani si vuol sforare il rapporto deficit-Pil andando oltre il 3%. Oggi si vuol ancora tentare l’introduzione di una flat tax, ma domani è certo che ci sarà l’aumento Iva e delle accise mai tolte dai chiacchieroni…e l’Italia collasserà. Solo chiacchiere e distintivo, o divise delle varie forze dell’ordine che prestano le loro giacche, ma quello che pagherà i conti sarà poi il popolo italiano. Come sempre.

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