Norme rabbiose

Il PuntoNave di Vittorio Alessandro

di Vittorio Alessandro

Non si scrivono progetti di legge quando si è molto arrabbiati perché gli immigrati clandestini sono meno di un quinto di quanto si era denunciato; perché non è vero che dalla Libia non parte più nessuno; perché il soccorso in mare delle milizie libiche non è credibile; perché tanta gente muore in mare; per la lezione impartita dalla Marina Militare su come ci si deve comportare; per la dimostrata inconsistenza giuridica e pratica di ben due direttive del Viminale in materia (per parlare solo di questo, ma la rabbia è per tante cose).

Stando allo schema diffuso dalla stampa, la scrittura frettolosa del decreto “sicurezza bis” tradisce appunto il rancore e l’insipienza.

Articolo 1: È sanzionato “chi, nello svolgimento di operazioni di soccorso in acque internazionali, non rispetta gli obblighi previsti dalle Convenzioni internazionali, con particolare riferimento alle istruzioni operative delle autorità SAR competenti o di quelle dello Stato di bandiera”. Ma le norme marittime sanzionano già chi non ottempera agli ordini dell’autorità marittima, ancor più se dalla mancata ottemperanza derivano danni alle persone o alla nave.

Articolo 2: Si modifica l’art. 83 del Codice della Navigazione, conferendo al ministro dell’Interno, piuttosto che a quello delle Infrastrutture e dei Trasporti la competenza di imporre il “divieto di transito e di sosta” nel mare territoriale, “qualora sussistano ragioni di ordine e sicurezza pubblica”. Ma quando sussistono quelle ragioni? In ragione della rotta, della provenienza delle persone, del colore della loro pelle? E chi decide che ricorrano le circostanze? Molta carne al fuoco per la Corte Costituzionale.

Per non dire che, quando le forze di polizia vengono a conoscenza di persone pericolose a bordo di una nave e di reati commessi in alto mare, già adesso esercitano tutti i poteri necessari, e lo hanno sempre fatto in coordinamento con la Capitaneria di Porto.

Il Viminale ha scritto, dunque, norme rabbiose, pericolose per la loro avventatezza e per il terrorismo psicologico che ispirano. Succede quando vorresti dire: “Niente neri in casa nostra”, e sei costretto a tradurre: “Non voglio terroristi”.

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