Il costoso viavai dei tunisini dirottati a Lampedusa

Dalle coste della Sicilia al porto di Lampedusa per poi tornare in nave in Sicilia per una distribuzione nei centri per migranti di Agrigento. Spese inutili di carburante dei pattugliatori, di biglietti per la nave e di scorta per il trasferimento di migranti che erano già vicini ad Agrigento

di Mauro Seminara

Erano arrivati alle porte della Sicilia, sulla costa agrigentina, i tunisini che si sono poi rivelati 73 e non una novantina come inizialmente indicati. Era l’11 aprile, e le unità navali impiegate (un pattugliatore della Guardia di Finanza ed una motovedetta della Guardia Costiera) avevano ricevuto disposizioni sul porto di sbarco più lontano: Lampedusa. La barca degli harragas era arrivata a circa venti miglia da Licata, comune rivierasco in provincia di Agrigento, mentre il porto di Lampedusa si trovava a circa cento miglia dal punto in cui era stato “agganciato” il natante. La parola d’ordine, da copione, era stata quella di un immediato respingimento da Lampedusa. Dall’isola pelagica, quindi, stando al Viminale per mezzo dei tweet e delle dichiarazioni varie del ministro dell’Interno, il gruppo di migranti tunisini avrebbe dovuto partire per la Tunisia dopo breve tempo. Affermazione che trovava già ostacolo con gli accordi bilaterali tra Italia e Tunisia sui rimpatri, previsti per massimo 30 persone per volo ed un volo a settimana.

Domenica 14 aprile, tre giorni dopo lo sbarco, malgrado i soliti siti di notizie false e propagandiste abbiano pubblicato un mai eseguito immediato rimpatrio collettivo con tanto di ringraziamento all’eroe del Viminale, sono stati trasferiti 36 dei settanta migranti. Un trasferimento effettuato via mare con la nave che collega le Pelagie alla Sicilia sul porto di Porto Empedocle, in provincia di Agrigento. Tra i 36 c’erano i minori, circa una dozzina, ed al seguito un adeguato numero di agenti delle Forze dell’ordine che li hanno scortati fino al porto che gli stessi migranti avevano quasi raggiunto prima di essere dirottati a Lampedusa a bordo delle motovedette.

Il viaggio è costato quindi un centinaio di miglia di navigazione extra a due pattugliatori d’altura, rispettivamente di Fiamme Gialle e Guardia Costiera proveniente da Pozzallo, ed un viaggio in nave – a spese dello Stato – con tanto di scorta cui retribuire straordinario ed indennità varie verso Agrigento. Nel porto dei Templi i migranti sono stati distribuiti in strutture per minori il gruppo da proteggere ed in una struttura per adulti da rimpatriare i restanti. Rimangono a Lampedusa i compagni di viaggio, anch’essi tutti tunisini, per i quali non è stato disposto oggi alcun trasferimento con la nave traghetto approdata questa mattina sull’isola e un rimpatrio diretto – oppure indiretto – in Tunisia. Rimarranno al CPSA di Lampedusa fino a disposizioni risolutive del Viminale sui rimpatri. Intanto la propaganda è fatta e, malgrado l’inutile dispendio di finanze pubbliche, l’opinione pubblica è convinta che i migranti fossero arrivati in quel di Lampedusa e da li il ministro dell’Interno li abbia immediatamente rimandati indietro.

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*