X

Migranti, dispersi ed omissioni di soccorso nel Mediterraneo

di Mauro Seminara

Il frutto avvelenato di una politica dell’induzione alle omissioni di soccorso è ormai visibile nel Mediterraneo centrale malgrado la chiusura, blindata, degli uffici di relazioni esterne dei corpi dello Stato. Una conseguenza da tempo denunciata da associazioni e giornali, ma che nessuno ha voluto ascoltare per l’ostinazione del dover portare avanti la guerra alle Ong ed ai migranti. Una guerra specifica però, limitata ai migranti che salpano dalla Libia ed alle Ong che li soccorrono. Questo accade oggi, mentre la nave Alan Kurdi si trova per l’ottavo giorno in acque internazionali senza un porto in cui sbarcare i migranti salvati; mentre la nave contattata dal velivolo civile da ricognizione, il Moonbird, non risponde alla richiesta di intervento per venti migranti alla deriva e privi di motore nelle sue vicinanze; mentre otto persone risultano disperse in mare ed altre venti potrebbero averle già raggiunte con la complicità degli istituti di Guardia Costiera di Tunisia, Malta e Italia.

L’antefatto

Una piccola barca, lunga massimo otto metri, si trova alla deriva a largo della Libia. A bordo ci sono anche bambini, che piangono. Almeno, questo è ciò che sente l’operatore di Alarm Phone che prende la chiamata con richiesta di aiuto. Sono una ventina le persone a bordo del piccolo scafo in legno blu che chiedono aiuto. Pare però che fossero una trentina, poco prima. Otto, secondo quanto affermato da chi al telefono implorava all’operatore di Alarm Phone di inviare soccorsi, erano già caduti in mare ed erano dispersi. La telefonata è delle sei di questa mattina, ed a quell’ora c’erano già otto presunte vittime, uno scafo che imbarcava acqua e privo di motore e circa venti persone da salvare. Un quadro da intervento di massima urgenza. La centrale della Ong Watch the Med, Alarm Phone, gira la richiesta di soccorso a quattro sale operative. Una è quella della Libia, ma non risponde nessuno. In Libia c’è la guerra civile e non c’è la guardia costiera – così ostinatamente definita fino ad oggi dall’Italia – che è una milizia e pertanto impegnata anch’essa nei combattimenti. Le altre tre sale che ricevono le indicazioni di Alarm Phone sono quella della Tunisia, che risponde di non avere mezzi disponibili per soccorsi in quell’area, quella di Malta e quella dell’Italia. Nessuno interviene per soccorrere i venti esseri umani alla deriva.

Le criminali Ong

Per più di un’ora non si sa più nulla del barchino con i profughi alla deriva. Un velivolo, civile, di una Ong, “pettinando” quel tratto di mare riesce finalmente ad avvistare lo scafo blu e documentare la reale esistenza del gruppo di profughi senza motore. La Vos Triton, nave che opera in quelle acque e che in passato è intervenuta per circostanze analoghe, non risponde alla pomeridiana richiesta del velivolo Moonbird della Ong Sea Watch. Il rischio, per equipaggio ed armatore, è di rimanere settimane in acque internazionali, sequestrati con i migranti soccorsi a bordo, senza un porto di sbarco. Gli armatori preferiscono, purtroppo, l’omissione di soccorso. Ore dopo la richiesta di soccorso inviata a tutte le autorità – SAR e non – del Mediterraneo centrale, per l’imbarcazione si sono registrati un’omissione di soccorso ed un intervento aereo con lancio di zattera gonfiabile nelle vicinanze dei venti disperati. Dal Moonbird, prima delle otto del mattino, circa due ore dopo la richiesta di aiuto, parlano di “un aereo militare non identificato (probabilmente europeo)”. L’aereo è in effetti un velivolo impiegato nella missione europea Sophia. Nel frattempo continua il rimpallo di responsabilità con uno scaricabarile incomprensibile che si consuma mentre venti persone rischiano di morire come otto loro compagni. Sea Watch afferma che Roma risponde di rivolgersi alla sala operativa per il Coordinamento Marittimo del Soccorso in mare della Libia. Non c’è da stupirsi, visto che ieri sera il ministro dei Trasporti e delle Infrastrutture – cui fa capo la Guardia Costiera italiana – era ospite su La7 del programma di Giovanni Floris ed in quello studio televisivo ha evitato accuratamente ogni risposta su “porti sicuri” libici e obblighi di non respingimento per poi asserire che se una Ong prende migranti a bordo e si dirige verso nord sta (secondo Danilo Toninelli, nda) violando la legge.

Omissione di soccorso colposa

Vos Triton

L’UNHCR, Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati, manifesta pubblicamente nel pomeriggio la propria preoccupazione. “Molto preoccupati per la barca in difficoltà a nord di Zwara. 20 persone a bordo con 8 riferiti annegati. Difficile da raggiungere. Chiediamo una maggiore capacità di ricerca e salvataggio e ricordiamo che la Libia non è sicura”. Questo è il testo del tweet dell’UNHCR, cui però risponde la Ong Sea Watch – che opera anche con il velivolo da ricognizione Moonbird – stroncando la “diplomazia” dell’Alto Commissariato: “La barca in pericolo non è difficile da raggiungere, ma gli Stati e le aziende private non sono disposti a salvare. Le navi mercantili sono vicine. Moonbird ha scattato questa foto (a destra) della nave dell’armatore Vroon, vicino alla posizione di soccorso stamattina. Questo è #nonassistance e non ci sono scuse!”. Nel pomeriggio, intorno alle 16, Alarm Phone ha informato che la batteria del telefono con cui i profughi si mettevano in contatto dalla barca è ormai quasi scarica. Poi il sole ha iniziato a calare verso il tramonto e della piccola barca con venti persone a bordo e otto disperse in mare non si sa più nulla. Moonbird non è che un piccolo velivolo civile e non ha la dotazione di bordo con sofisticata tecnologia per la visione notturna di cui dispongono i velivoli militari. Ed i velivoli militari sono aerei di Stato, come sono uffici di Stato quelli che non forniscono notizie o motivazioni sull’omissione di soccorso consumata oggi.

Aggiornamento

Alle 21:00, Alarm Phone è stata informata dal MRCC Roma che “la cosiddetta Guardia Costiera Libica ha intercettato la barca. Le 20 persone saranno riportate in una zona di guerra da una milizia finanziata dall’ #UE.” All’annuncio, Alarm Phone aggiunge: “É una vergogna che questo respingimento illegale e disumano avvenga nell’indifferenza generale.”

Mauro Seminara: Giornalista palermitano, classe '74, cresce professionalmente come fotoreporter e videoreporter maturando sulla cronaca dalla prima linea. Dopo anni di esperienza sul campo passa alla scrittura sentendo l'esigenza di raccontare i fatti in prima persona e senza condizionamenti. Ha collaborato con Il Giornale di Sicilia ed altre testate nazionali per la carta stampata. Negli anni ha lavorato con le agenzie di stampa internazionali Thomson Reuters, Agence France-Press, Associated Press, Ansa; per i telegiornali nazionali Rai, Mediaset, La7, Sky e per vari telegiornali nazionali esteri. Si trasferisce nel 2006 a Lampedusa per seguire il crescente fenomeno migratorio che interessava l'isola pelagica e vi rimane fino al 2020. Per anni documenta la migrazione nel Mediterraneo centrale dal mare, dal cielo e da terra come freelance per le maggiori testate ed agenzie nazionali ed internazionali. Nel 2014 gli viene conferito un riconoscimento per meriti professionali al "Premio di giornalismo Mario Francese". Autore e regista del documentario "2011 - Lampedusa nell'anno della primavera araba", direttore della fotografia del documentario "Fino all'ultima spiaggia" e regista del documentario "Uomo". Ideatore e fondatore di Mediterraneo Cronaca, realizza la testata nel 2017 coinvolgendo nel tempo un gruppo di autori di elevata caratura professionale per offrire ai lettori notizie ed analisi di pregio ed indipendenti. Crede nel diritto all'informazione e nel dovere di offrire una informazione neutrale, obiettiva, senza padroni.
Related Post