Guerra in Libia, petrolio schizza alle stelle in borsa

Il greggio tocca prezzi record che non si raggiungevano da novembre a causa del crescente conflitto libico e dei tagli alle forniture concordati dall’OPEC per le sanzioni a Venezuela ed Iran. L’aviazione di Haftar questa mattina ha nuovamente attaccato l’aeroporto a sud di Tripoli. Ex presidente tunisino accusa Egitto, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti di aver dato il via libera all’operazione di Haftar

L’ultima notizia di raid compiuti dalle forze di Haftar dalle parti di Tripoli è di questa mattina e riguarda l’aeroporto internazionale a sud della capitale. Sul fronte della via d’accesso da Gharyan verso Tripoli si concentra adesso la controffensiva delle forze che tentano di proteggere il Consiglio nazionale presieduto da Serraj. Un raid aereo, secondo fonti della emittente televisiva libica Alahrar Tv, ha colpito questa mattina l’aeroporto sito sul versante sud. La guerra, ed il controllo posto da Haftar su giacimenti e raffinerie di petrolio della Libia, ha fortemente – e prevedibilmente – influenzato i mercati. Il greggio, nel corso di cinque minuti di delirio, ha toccato il massimo da novembre con una puntata a 71,34 dollari al barile prima di assestarsi a 70,99 dollari.

L’OPEC, Organizzazione dei Paesi Esportatori di Petrolio, ha sospeso le forniture di alcune bandiere per mantenere i prezzi del greggio. Il mercato rischierebbe una crisi profonda a causa del conflitto libico che adesso si aggiunge alla crisi del Venezuela – che ha cambiato direzione e valuta per le esportazioni con le politiche di Nicolas Maduro – e dell’Iran. Entrambi, Venezuela ed Iran, sono anche destinatari di sanzioni dagli Stati Uniti. Anche il greggio americano, questa mattina, ha registrato il suo massimo da novembre dello scorso anno con una chiusura a 64,42 dollari al barile. Ma se da una parte c’è un rafforzamento dei mercati con la chiusura di alcuni esportatori, dall’altra potrebbe verificarsi prima di fine anno una grave flessione sui consumi dovuta al complessivo rallentamento della crescita nei Paesi dell’aerea occidentale.

La politica internazionale intanto si perde tra telefonate – dopo quella di Emmanuel Macron a Fayez al-Serraj è arrivata anche quella di Giuseppe Conte ieri – ed accuse su sostegno occulto all’operazione di Haftar. Anche l’ex presidente della Tunisia si è lanciato in una sua personale lettura sul caso. Secondo Moncef Marzouki, intervistato da Al Jazeera, il “Mushir” Haftar ha dato il via alla conquista di Tripoli dopo un concordato nullaosta con altre potenze del mondo arabo. Tra queste ci sarebbero l’Egitto, l’Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti. L’ex presidente tunisino ha poi espresso la propria preoccupazione per lo scenario che a suo avviso si verrebbe a costituire con una Libia unificata sotto il dominio di Haftar: “Se Haftar conquistasse Tripoli, costituirebbe una minaccia per la sicurezza nazionale della Tunisia e metterebbe a repentaglio anche l’attuale insurrezione algerina”.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Sostienici

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*