Operatori hotspot di Lampedusa a casa perché chiedevano lo stipendio

Cinque mensilità arretrate per quattro lavoratori dell’ente gestore del CPSA di Lampedusa che hanno chiesto mediante il legale la liquidazione e l’indomani gli è stato impedito l’accesso alla struttura

Hotspot di Contrada Imbriacole in Lampedusa

di Mauro Seminara

A largo di Lampedusa c’è la nave Alan Kurdi che cerca riparo dalle condizioni meteo avverse, per se e per i 64 migranti soccorsi ieri al posto della non pervenuta guardia costiera libica. Nel cuore dell’isola c’è il Centro di Primo Soccorso ed Accoglienza del Ministero dell’Interno, lo stesso che nega il “porto sicuro” alla Ong. Il centro per migranti di Lampedusa però sembra attraversare ancora momenti di difficoltà e, forse, ancora problemi nel reperimento di personale qualificato. La situazione viene spiegata dall’avvocato Gaetano Gucciardo, adesso legale di quattro dipendenti lampedusani dell’ente gestore del CPSA di Contrada Imbriacola. “Domani mi recherò in Prefettura per chiedere che si faccia garante del rispetto della clausola sociale”, dichiara l’avvocato con riferimento all’articolo 50 del D.Lgs. 18/04/2016 n. 50.

L’ente gestore, il Raggruppamento Temporaneo di Imprese composto da Nuova Service e Facility Service, aveva il personale generico e di cucina ridotto a sole quattro unità e gli altri operatori di documentabile esperienza sono fuori da tempo. Adesso anche gli ultimi quattro sono “disoccupati” e l’ente gestore deve provvedere all’immediata sostituzione tenendo conto dei requisiti che forniscono titolo prioritario ed in ottemperanza al sopracitato articolo di garanzia sociale. L’RTI è priva dei suoi ultimi dipendenti da quando questi hanno chiesto, mediante lettera su carta intestata dello studio legale dell’avvocato Gucciardo, la liquidazione delle cinque mensilità arretrate. I lavoratori, alla data del 2 aprile, avanzavano infatti le mensilità di dicembre, gennaio, febbraio, marzo ed anche la tredicesima mensilità non corrisposta. Cinque stipendi arretrati per i quali, dopo vari solleciti diretti, a chiederne la liquidazione è stato l’avvocato a cui tutti e quattro hanno dato procura.

In data 2 aprile, l’avvocato Gaetano Gucciardo ha scritto all’ente gestore del CPSA di Lampedusa: il risultato è arrivato ai lavoratori assistiti dal legale l’indomani, il 3 aprile. L’ente gestore ha comunicato a Questura e Prefettura che i quattro nomi non erano più propri dipendenti e pertanto non erano più autorizzati ad accedere alla struttura di Contrada Imbriacola. L’avvocato spiega che a due dei quattro dipendenti è stato negato l’accesso alla struttura – quindi di prendere regolare servizio – dagli addetti alla sicurezza, e che a nessuno era stato comunicato un avvenuto licenziamento. I dipendenti erano in continuo rinnovo contrattuale a tempo determinato e l’ultimo era scaduto il 31 marzo, ma i giorni 1 e 2 aprile si erano comunque recati regolarmente a lavoro in continuità contrattuale. Gli erano perfino stati comunicati i turni per l’intero mese di aprile, salvo poi il repentino cambiamento di programma all’indomani della formale richiesta di liquidazione degli stipendi arretrati da parte dell’avvocato dei quattro lavoratori.

“Il mancato rispetto del contratto è motivo di risoluzione contrattuale”, ci spiega l’avvocato Gucciardo in riferimento all’appaltante Prefettura di Agrigento ed agli obblighi sociali che l’appaltatore RTI ha nei suoi confronti, essendo la Prefettura un ufficio territoriale del Governo centrale. Per il legale, comunque il licenziamento è illegittimo ed a favore dell’avvocato ci sono anche le firme – relative ai primi due giorni di aprile – che i lavoratori impiegati nel centro di accoglienza sono tenuti a porre sul registro degli addetti alla sicurezza della struttura. Agli operatori non è stata notificata, fino a questo pomeriggio, alcuna lettera di licenziamento. Anomala risulta anche la gestione dei versamenti previdenziali e degli emolumenti. Ai lavoratori sono stati versati i contributi di parte degli stipendi arretrati, tanti forse da porre l’RTI in regola con il DURC (obbligatorio per i pagamenti delle fatture da parte delle pubbliche amministrazioni), ma non sono stati versati gli stipendi per altrettante mensilità. Ad inizio dello scorso mese erano state riscontrate possibili anomalie contrattuali da parte dell’RTI in seguito agli sbarchi di otto migranti il 6 marzo e di altri 40 il giorno successivo, giorni nei quali nella struttura non era presente parte del personale specializzato ed in cui le visite mediche erano state condotte per cortesia personale dal responsabile ASP Pietro Bartolo. In seguito ai due articoli pubblicati, l’RTI si era appellato al diritto di replica con cui, però, con solo riferimento all’articolo pubblicato in data 7 marzo, non negava che al momento dell’arrivo dei migranti non era presente in struttura il medico previsto.

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*