Il tradimento esastellato

di Mauro Seminara

di Mauro Seminara

All’inizio erano i “grillini”, con tutto il dispregio della stampa di partito che scherniva così quei giovani italiani che credevano di poter migliorare le cose in Italia grazie al movimento politico di Beppe Grillo. Poi furono i “pentastellati”, quando lo scherno su “grillini” e variante toscana “grullini” aveva prodotto l’effetto contrario ed alimentato il consenso al Movimento. Ancora più tardi divennero gli “onestà onestà” e, secondo le esigenze, anche i “casaleggini”; dal cognome della casta – accezione indiana – della dinastia Casaleggio, padre e figlio successore per diritto di nascita. Infine divennero “esastellati”. Alle cinque stelle originali si aggiunse infatti una sesta stella: quella alpina della Lega. Il Movimento 6 Stelle giunse così alla quasi completa metamorfosi. Il suo credo, insieme di valori fondativi, si perse per strada; i suoi eletti vennero anche in parte nominati, come Paragone e Carelli piovuti dal cielo a discapito di giovani iscritti alla piattaforma digitale Rousseau; l’onestà si perse lungo il cammino ed anche l’apriscatole per aprire il Parlamento si dimenticò in quale cassetto stava. Il Parlamento perse infatti di centralità, scavalcato perfino per l’approvazione della Legge di Bilancio che fu concordata a Bruxelles dai vertici dell’alleanza giallo-verde e poi imposta alle Camere, e finanche il sequestro di persona aggravato per coazione fu reato per il quale dover tenere alla larga i magistrati ed in assoluta sicurezza per immunità parlamentare l’alleato ministro dell’Interno.

Ci sarebbe una infinità di temi per cui mettere moralmente alla sbarra gli esastellati ufficialmente guidati da quel Luigi Di Maio che tanto sembra lo steward di altro comandante. Ad esempio, giusto per la misura, l’aver anteposto alla riforma del sistema che è causa dello sfruttamento del lavoro il reddito di cittadinanza. Misura civile e degna di quello che dovrebbe essere un Paese civile, che può garantire la continuità dei consumi e la dignità dei lavoratori temporaneamente disoccupati, ma che per funzionare deve inserirsi in un mercato del lavoro in cui la disoccupazione è davvero caratteristica dei pigri nullafacenti. In questo momento in Italia il reddito di cittadinanza del Movimento 6 Stelle è solo una enorme mancia elettorale in vista delle elezioni per il rinnovamento dell’Europarlamento. Tra le tante questioni di malapolitica contestabili all’esercito politico di Casaleggio ci sono però colpe gravissime, lavabili soltanto con l’estinzione del Movimento, già a cinque stelle ed oggi esastellato. Si tratta del tradimento morale degli italiani, sedotti, abbandonati ed oggi rassegnati all’idea che la politica in Italia sia un caso senza speranza.

“Non ci sono leggi di destra e leggi di sinistra ma leggi buone e leggi meno buone”, tuonava Beppe Grillo quando era l’apripista del Movimento. E di cose ragionevoli Grillo ne disse davvero tante, all’epoca. Una su tutte quella sulla Costituzione che si deve ancora applicare, non cambiare. Il M5S nacque infatti tra le spoglie di una classe politica che aveva dimenticato – completamente – d’essere al servizio degli italiani. Il M5S nacque in un momento in cui la politica italiana aveva creato un vero e proprio vuoto pneumatico, anche grazie all’avvento del “rottamatore” che rottamò la sinistra nel Paese. Così, con una nuova potenziale classe politica schierata a favore della rappresentatività e reperibile sotto casa, tra i vicini, nelle piazze e senza scorta, motivata da una forte volontà di risoluzione delle piaghe che da troppo tempo affliggevano l’Italia, gli italiani iniziarono a credere di nuovo nella politica con la “P” maiuscola ed anche relativamente a parteciparvi. Ma il tradimento non tardò ad arrivare. Un tradimento grave come il fingersi il migliore amico al mondo per poter uccidere con una coltellata alle spalle. Esattamente come ha fatto il Movimento 5 Stelle che, guadagnata la sesta stella, dimenticò la sua democrazia liquida e partecipata e mutò in casta ancora più arroccata di quella che voleva mandare “a casa!” qualche anno prima. Tanto che anche il limite del secondo mandato sembra pronto al definitivo accantonamento.

La democrazia partecipata su internet fu un fallimento, con gli italiani sempre più ignoranti che preferiscono il delegare al decidere, ed il web divenne uno strumento a senso unico con cui il “Movimento Casaleggio & pochi eletti associati” prese il controllo dell’opinione pubblica. Perfino Rousseau, la piattaforma digitale sulla quale gli iscritti avrebbero dovuto decidere cosa i rappresentanti in Parlamento avrebbero dovuto fare, divenne uno strumento vuoto in cui le discussioni rasentano il ridicolo e mediante cui i vertici del partito hanno potuto delegare alla base la responsabilità di salvare il soldato Salvini dal processo per il sequestro del caso Diciotti. Al tempo “grillini”, i pentastellati hanno tradito la fiducia dei loro elettori ferendo gravemente tutti gli italiani con un’alleanza – in totale sintonia – con la Lega che deve restituire 49 milioni di euro di denaro pubblico, che continua la propria alleanza alle elezioni regionali con il pregiudicato Berlusconi, che ha un leader che va a stringere la mano ad un condannato per esecuzione da giustizia sommaria, che introduce e sostiene la medievale manifestazione di razzismo del World Congress of Family a Verona. Nel frattempo il M6S ha dimenticato che bisognava reintrodurre la vera rappresentatività in Parlamento con una legge elettorale giusta – argomento cancellato da ogni agenda – e procede invece con un folle taglio del numero di parlamentari in una riforma della Costituzione che distruggerà le Camere e soprattutto le Commissioni parlamentari permanenti.

I valori fondativi del Movimento, quando di stelle ne aveva ancora soltanto cinque, erano semplici e traevano origine nel malfunzionamento dell’Italia per le carenze di efficienza di ogni singolo ente pubblico. Principio condivisibile a cui venivano affiancate iniziative di mera natura populista, alcune delle quali però apprezzabili moralmente per il triste momento storico che gli italiani stavano attraversando a causa della grave crisi economica che aveva investito il Paese. Se il taglio spontaneo dello stipendio dei parlamentari era un gesto apprezzabile, altre iniziative erano però di contro poco condivisibili. Sia chiaro che, se una persona lavora per il proprio Paese e questa attività politica assorbe un numero di ore giornaliere spropositato e la impegna anche nei fine settimana per missioni parlamentari o politiche di rapporto con il territorio, questa non la si può certo retribuire come un normale funzionario di una pubblica amministrazione già solo per la responsabilità che ha nei confronti del popolo; a meno che non si voglia incentivare cattivi costumi tangentizi. Ma al fianco di questo sacrificio c’erano già principi antidemocratici come la priorità agli interessi del partito invece che per quelli degli elettori previsto con il contratto che impedisce ai parlamentari del Movimento di cambiare partito o di dissociarsi da iniziative becere dei vertici, il cosiddetto vincolo di mandato. L’attuale Movimento Sei Stelle è oggi il partito patronale che ha usato la voglia di cambiamento degli italiani, la ventata di “Ora legale”, per dirla alla Ficarra e Picone, per costituire questa bruttura, oggi forte in Parlamento come nella comunicazione, che ha deluso gli elettori e tradito l’ultima speranza di fiducia verso una classe politica italiana seria ed onesta. E questa è tra tutte la colpa più grave del Movimento che, intanto, si è sgretolato sul territorio ed arruola probabilmente adesso soltanto pessimi futuri politici da cronache giudiziarie.

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