Mercantile dirottato a Malta, la Guardia Costiera libica era fuori servizio

Arrestati i cinque dirottatori del mercantile El Hiblu 1 dopo l’incursione a bordo delle forze speciali maltesi. Per il ministro dell’Interno italiano ed i suoi seguaci i dirottatori sono dei pirati, quindi criminali, perché non volevano tornare nell’inferno libico da cui fuggivano. Oggi in Italia è diventata legge la legittima difesa in chiave leghista, ma non si riconosce la legittima difesa ai migranti del mercantile soccorritore

di Mauro Seminara

La nave cisterna El Hiblu 1 che aveva soccorso i 108 migranti a largo della Libia sotto il coordinamento della sedicente guardia costiera libica era stata dirottata dagli stessi migranti. Subito definiti dal ministro dell’Interno italiano quali “pirati”, i migranti a bordo del mercantile hanno preso il controllo della nave a sei miglia nautiche dalla Libia per legittima difesa. Appena lasciato l’inferno delle prigioni private, delle torture e della schiavitù certificati dalle Nazioni Unite in Libia, i migranti si sono rifiutati di tornarci ed hanno deciso di prendere il controllo del mercantile che li aveva soccorsi. La nave ha quindi posto la prua in direzione dell’isola-Stato di Malta ed il comandante, che aveva comunicato alla cosiddetta guardia costiera libica il dirottamento in corso, si è sentito rispondere che non potevano far nulla perché “fuori servizio”.

La El Hiblu 1 ha raggiunto il confine con le acque territoriali maltesi intorno alle tre di questa notte, quando a bordo sono piombati i militari delle forze speciali di Malta che hanno immediatamente ripreso il controllo della nave cisterna. Ad entrare in sala comando ed imporre al comandante di invertire la rotta erano stati cinque dei 108 migranti soccorsi. Tutti e cinque sono stati immobilizzati ed una volta giunti nel porto di La Valletta sono stati presi in consegna dalla polizia e trasferiti in carcere. Oltre ai cinque “pirati” ammanettati, dalla El Hiblu 1 sono scesi a Boiler Wharf altri 72 uomini, 19 donne e 12 bambini che, se non fosse stato per il dirottamento imposto ai sei membri d’equipaggio della nave, sarebbero tornati in una prigione privata libica a subire altra violenza, stupri ed altre forme di maltrattamento e violazione dei diritti umani. La Libia è infatti uno degli ormai pochi Paesi al mondo a non aver mai sottoscritto la carta delle Convenzioni di Ginevra. Oltre ai diritti umani che istituzionalmente vengono negati in Libia, questa è un’accozzaglia di fazioni, milizie e brigate con un Governo di transizione – quello presieduto da Fayez al Serraj – che non ha potere di sicurezza e controllo neanche entro i confini della capitale Tripoli.

Il video di Times of Malta con lo sbarco dei migranti

(Credits: Jonathan Borg)

La sorte del ritorno sotto le grinfie degli aguzzini libici è invece toccata ad altri 117 migranti che avevano lasciato alle loro spalle la costa dell’inferno insieme ai 108 salvati dal mercantile. Dopo l’intervento del pattugliatore libico che li ha fermati e ricondotti a terra, a quanto risulta dalle dichiarazioni del comandante della El Hiblu 1, la sala operativa che ha coordinato l’intervento del mercantile l’ha poi abbandonato alla propria sorte dichiarandosi “fuori servizio” e quindi impossibilitata ad intervenire. In Italia, nel frattempo, iniziava il gioco propagandistico di criminalizzazione dei migranti etichettati quali “pirati” invece che naufraghi.

Dopo la diretta streaming del cosiddetto “capitano” di ieri, giorno in cui è stata dissequestrata la nave della Ong Mediteraanea Saving Humans e dalla Procura della Repubblica di Roma è venuto fuori che a conclusione verifiche condotte con la Guardia Costiera ci sarebbe stato sequestro di persona analogo al caso Diciotti anche con la Sea Watch 3 della omonima Ong, il ministro della propaganda ha twittato oggi le sue particolari congratulazioni all’operazione maltese: “Bene l’intervento militare di Malta. È la dimostrazione che l’immigrazione è gestita da criminali e va bloccata con ogni mezzo lecito necessario”. Il tweet precede quello con cui lo stesso festeggia il “regalo” per gli italiani: la legittima difesa in stile leghista è adesso legge. Per il ministro quindi è legittimo sparare ad una persona non gradita in casa, anche se disarmata, ma è criminale rifiutarsi di farsi ricondurre nella prigione disumana da cui ci si era finalmente allontanati.

L’episodio del dirottamento avviene in un momento particolare in cui l’Unione europea, seguendo anche gli incomprensibili capricci italiani, ha ritirato le navi della missione Sophia nel Mediterraneo centrale. Adesso Frontex si avvarrà soltanto di ricognizione aerea ma non disporrà di alcun mezzo navale. La sedicente guardia costiera libica, mentre le navi militari di Sophia sono scomparse dai radar, lascia il mercantile che aveva dirottato sul soccorso dei migranti in balia dei migranti dirottatori. Nessuna assistenza quindi alla nave civile di cui l’MRCC libico aveva fatto ausilio. La marineria mercantile, quella da pesca e quella civile in generale, si guarderà bene dall’intervenire in caso di richiesta di soccorso a migranti; che essa arrivi dalla sala operativa italiana o libica. Il rischio è di venire dirottati senza assistenza, di rimanere bloccati – o sequestrati – per settimane davanti la costa italiana, di vedersi accusare di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, di vedersi accusare di favoreggiamento ed anche criminalizzati a reti unificate nel caso di rifiuto di riconsegna dei migranti ai propri carnefici. Il risultato sarà evidentemente quello di una sempre più diffusa omissione di soccorso in mare. Un risultato raggiunto per de-civilizzazione attuata da azioni di Stato.

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