Diventerà bellissima, la politica della Sicilia tra voti di scambio e truffe

Il presidente della Commissione Bilancio dell’ARS coinvolto in titolarità di reato nell’inchiesta sulla truffa ai danni del bilancio regionale e comunitario. L’elenco dei politici indagati per il voto di scambio fa tremare la Regione Sicilia di Nello Musumeci. “Diventerà bellissima” vede l’avviso di garanzia anche al suo capogruppo

di Mauro Seminara

Quasi un centinaio di personaggi politici travolti dal terremoto giudiziario che nelle ultime ore ha colpito la Sicilia. L’ultimo tassello aggiunto al quadro impietoso di una classe politica corrotta ed operante a discapito della cosa pubblica e degli elettori è quello di Riccardo Savona, presidente della Commissione Bilancio dell’Assemblea Regionale Siciliana. Il decreto di sequestro preventivo emesso in via di urgenza dalla Procura della Repubblica di Palermo, ed eseguito oggi dalle Fiamme Gialle, colpisce 8 associazioni e sette persone. Tra queste anche il deputato di Forza Italia alla sua quinta legislatura nel Parlamento siciliano. Dalle indagini è emerso che varie associazioni, riconducibili a Riccardo Savona, negli ultimi quindici anni avevano beneficiato di finanziamenti pubblici per programmi di formazione professionale. L’accusa formulata dalla Procura del capoluogo siciliano valuta in circa 800mila euro i fondi indebitamente percepiti dalle associazioni riconducibili al presidente della Commissione Bilancio in quota Forza Italia, sottratti al bilancio regionale ed anche comunitario.

L’attività investigativa della Procura della Repubblica di Palermo con i militari della Guardia di Finanza ha rovistato a fondo in vari assessorati regionali ed è giunta poi anche all’audizione di oltre cinquanta soggetti che a vario titolo risultavano coinvolti nella realizzazione di progetti. L’esito della lunga indagine è stata la ricostruzione di un sistema messo in atto mediante una rete di associazioni che dal 2012 frodava il bilancio regionale e quello comunitario. Il reiterato modus operandi posto in essere attraverso l’utilizzo di documenti falsi, furti di identità ed emissione di fatture per operazioni inesistenti, era messo a punto in modo da aggirare i controlli degli enti pubblici ed ottenere il visto per i contributi economici pubblici. Su richiesta della Procura della Repubblica e disposizione del Tribunale di Palermo, i militari della Guardia di Finanza hanno perquisito le abitazioni dei soggetti coinvolti, compresa la segreteria politica dell’onorevole Riccardo Savona, per reperire eventuale documentazione relativa ad ulteriori finanziamenti indebitamente ottenuti. Sono stati inoltre segnalati all’Autorità Giudiziaria 11 soggetti che dovranno rispondere, tra l’altro, di associazione per delinquere finalizzata alla truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche.

Chi è Riccardo Savona

R. Savona

Politico di lungo corso, classe 1952 (ha festeggiato martedì il suo 67mo compleanno), Riccardo Savona è stato eletto deputato all’Assemblea Regionale Siciliana per ben cinque volte consecutive occupando uno scranno del Parlamento siciliano dalla tredicesima all’attuale diciassettesima legislatura. Direttore di banca, esponente di Forza Italia ed eletto con la lista “Musumeci Forza Italia Berlusconi”, il deputato forzista palermitano ha raggiunto per la quinta volta l’ARS con 6.555 voti nel collegio di Palermo. Con l’attuale legislatura, dal dicembre del 2017, è stato presidente della Seconda Commissione Bilancio e componente della Prima Commissione Affari Istituzionali.

Voti di scambio

L’altra parte del sisma che ha colpito la Regione Sicilia parte da un’inchiesta coordinata dalla Procura della Repubblica di Termini Imerese. In questo caso il reato nell’epicentro del terremoto riguarda il voto di scambio perpetrato in Sicilia da noti personaggi politici tra i quali l’ex presidente della Regione Totò Cuffaro. Nelle ultime 24 ore sono stati notificati 96 avvisi di garanzia a politici siciliani tra assessori regionali, deputati e sindaci. La conclusione delle indagini notificata al piccolo esercito di personaggi politici nasce dal filone investigativo a carico di Salvino e Mario Caputo e dalle elezioni regionali del 2017. Una pentola che, appena scoperchiata, ha mostrato al suo interno un pozzo senza fondo di malapolitica. Il primo filone parallelo aveva infatti condotto la Procura di Termini Imerese alle elezioni comunali locali dello stesso anno ed all’elezione del sindaco di centrodestra Francesco Giunta. Questa era però solo una parte del buco nero in cui a Procura di Termini stava sprofondando partendo da quel “Mario ‘detto Salvino’ Caputo” delle regionali. Il caso che aveva fatto aprire un fascicolo alla Procura della provincia di Palermo era infatti quello dell’escluso Salvino Caputo, ex sindaco di Monreale e deputato regionale incandidabile per una condanna ed al posto del quale è stato inserito in lista il fratello Mario con una indicazione per gli elettori quantomeno scorretta e su cui certamente indagare.

S. Cuffaro

Dall’inchiesta partita con il caso Caputo, la Procura di Termini Imerese è arrivata ai nomi di spicco della politica siciliana. Tra questi, di assoluto rilievo sulla scena regionale, i procuratori termitani e gli investigatori impegnati si sono ritrovati anche “U zù vasa vasa”, l’ex presidente della Regione Sicilia Salvatore Cuffaro, detto Totò. L’ex presidente, reduce da una condanna a sette anni di reclusione scontata per il favoreggiamento aggravato a Cosa Nostra, era tornato sulla scena politica in occasione delle elezioni regionali del 2017 sostenendo la candidatura di Filippo Maria Tripoli con la lista “Popolari e Autonomisti”. Entrambi sono risultati coinvolti in un giro di scambio nel quale venivano promesse contropartite in cambio di voti. Dall’impiego lavorativo alla raccomandazione per gli esami di maturità fino all’intervento per i test di ammissione per le facoltà universitarie a numero chiuso, era tutto un mercato dei voti a discapito del corretto funzionamento della pubblica amministrazione ed in assoluto spregio alla meritocrazia.

Chi è Totò Cuffaro

Nato a Raffadali, in provincia di Agrigento, 61 anni fa, Totò Cuffaro diventa un personaggio pubblico nazionale il 26 settembre del 1991, quando nel corso di una trasmissione speciale in diretta condivisa dei programmi Samarcanda di Michele Santoro (dal Teatro Biondo di Palermo) e Maurizio Costanzo Show l’allora deputato regionale si è alzato per intervenire con una pubblica feroce aggressione agli ospiti ed in particolare all’ospite – di Maurizio Costanzo al Teatro ai Parioli di Roma – Giovanni Falcone. Tutti ricordano il conduttore Medisaet che chiede sottovoce al giudice se conosceva lo strano soggetto e molti hanno visto nell’espressione di Falcone, che accennò un non sapere chi fosse, l’idea di annotarne il nome per approfondirne la conoscenza. Totò Cuffaro era all’epoca uno sconosciuto personaggio politico di provincia che lanciava un messaggio ammiccante, assolutamente non velato, ad una certa Sicilia. Quella stessa parte della Sicilia che dieci anni dopo lo eleggerà presidente della Regione sotto il vessillo dell’UDC. Salvatore Cuffaro, detto Totò e conosciuto con il nomignolo di “Zù vasa vasa” (Zio bacia bacia, nda) per la sua tendenza alle effusioni affettive nei confronti di chiunque, è stato rinviato a giudizio per favoreggiamento aggravato alla Mafia e rivelazione di notizie coperte da segreto istruttorio. A seguito della sentenza definitiva, Cuffaro è stato recluso nel carcere romano di Rebibbia il 22 gennaio del 2011 per scontare una pena di sette anni. Torna in libertà nel dicembre del 2015 e nel 2017 è di nuovo sulla scena politica regionale con il suo appoggio politico a candidati all’Assemblea Regionale Siciliana. Il democristiano Cuffaro (iscritto alla DC fino al ’94) ha attraversato l’UDC, l’UDEUR ed altre liste di centro. Nel 2006, già rinviato a giudizio per favoreggiamento aggravato alla mafia siciliana da presidente della Regione, è stato eletto al Senato della Repubblica tra le fila dell’UDC ed è stato componente della Quinta Commissione Bilancio e dell’Ottava Commissione Lavori pubblici malgrado la potente cosca mafiosa cui facevano capo i soggetti di cui era accusato essere il favoreggiatore fossero proprio quei corleonesi del cosiddetto “Sacco di Palermo” con cui è stata devastata la città, demolite ville patrimonio dell’umanità e costruite opere per meri fini affaristici mafiosi.

A. Aricò

Nella trasversale lista di politici coinvolti nell’inchiesta sul voto di scambio, oltre a Cuffaro ed al candidato da questi sponsorizzato, Filippo Maria Tripoli, c’è anche l’ex sindaco di Gangi e candidato alle regionali con il Partito Democratico Giuseppe Ferrarello. Ma è solo una minima parte della lista di 96 nomi in elenco di chiusura indagini. Ci sono infatti anche altri nomi di calibro fra gli indagati. Uno di questi è il titolare dell’Assessorato Regionale al Territorio, Totò Cordaro. La Sicilia politica che emerge dalle due inchieste, quella di Termini Imerese e quella di Palermo, coinvolge anche Alessandro Aricò, il capogruppo all’Assemblea Regionale Siciliana di quel “Diventerà bellissima” di Nello Musumeci, la lista elettorale del presidente della Regione. La regione che doveva diventare bellissima con l’elezione del centrodestra non è però una alcova di corruzione di un solo schieramento politico ma una evidenza di malapolitica trasversale che tocca la maggior parte dei principali partiti. Non ne è esente la Lega, che vede coinvolto anche il suo esponente Alessandro Pagano, vicepresidente del gruppo parlamentare del Carroccio alla Camera dei deputati. Altro onorevole della Camera dei deputati nel lungo elenco di indagati dalla Procura di Termini Imerese è Angelo Gioachino Gaetano Attaguile, iscritto alla Lega dal 2014, democristiano di origine e figlio del senatore DC Gioacchino Attaguile, passato tra le fila di UDC e MPA rima di approdare al Carroccio.

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