Giunta conferma il No a processo Salvini, M5S prova a giustificare

Contrari all’autorizzazione al processo di Matteo Salvini 16 senatori. Favorevoli 6 senatori sui 24 presenti. Oltre il 40% della base aveva votato su Rousseau in favore del processo al ministro dell’Interno

di Mauro Seminara

Dall’Aula Sant’Ivo dell’Università La Sapienza in cui si è riunita la Giunta per le immunità del Senato è uscita la fumata nera che conferma la posizione presa dal Movimento 5 Stelle già nella formulazione del quesito posto alla “base” sulla piattaforma Rousseau. Sul sistema digitale avevano votato ieri il 59% gli iscritti in favore del riconoscimento il “preminente interesse nazionale”. Con questo espediente, 30.948 iscritti alla piattaforma digitale – a fronte dei 21.469 che hanno votato per concedere l’autorizzazione – hanno stabilito quello che era dovere di valutazione tecnica da parte dei senatori eletti dai pentastellati della cosiddetta base. Il risultato, in Giunta riunita alle 13:30 odierne, è stato di 16 voti contro l’autorizzazione al Tribunale dei ministri per il processo a Matteo Salvini e soltanto 6 voti favorevoli al processo. Assente la vicepresidente della Giunta, Grazia D’Angelo, senatrice del Movimento 5 Stelle in maternità. I pentastellati sono quindi stati sollevati dalla responsabilità di un tradimento dei valori fondanti dello stesso Movimento nato da Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio con propositi di pulizia delle istituzioni da qualsiasi dubbio di condotta scorretta da parte dei rappresentanti del popolo.

Oltre a Maurizio Gasparri, presidente di Giunta che si era già espresso estremamente favorevole alla difesa del ministro dell’Interno dai rischi cui sarebbe stato esposto con il Tribunale dei ministri di Catania che lo voleva rinviato a giudizio per l’ipotesi di reato di sequestro aggravato, hanno votato per tutelare Matteo Salvini anche i membri della Giunta aderenti a Forza Italia e Fratelli d’Italia. Coesi, nel rispetto della volontà delegata alla base elettorale dai rappresentanti nelle istituzioni della stessa base, i pentastellati che hanno votato No negando l’autorizzazione. I senatori del Movimento 5 Stelle sono: Mario Michele Giarrusso, Mattia Crucioli, Elvira Lucia Evangelista, Agnese Gallicchio, Alessandra Riccardi e Francesco Urraro. Contrari allo scudo istituzionale per Matteo Salvini l’ex pentastellato Gregorio De Falco, l’esponente LeU – già magistrato – Pietro Grasso, ed i senatori del PD. Ovviamente contrari all’autorizzazione a procedere i senatori della Lega.

Oggi i commenti si sono susseguiti su ogni spazio reale e virtuale ed esponenti della rappresentanza pentastellata nelle istituzioni si sono affannati nel difficile tentativo di giustificare la duplice decisione presa con la posizione dichiarata dal vertice politico del Movimento e con la votazione online in cui i rappresentanti hanno attribuito agli iscritti tutta la responsabilità di decidere su un ordine del giorno di una Commissione la cui valutazione era di natura puramente tecnica. Il due volte candidato alla presidenza della Regione Sicilia, Giancarlo Cancelleri, in una diretta streaming su social ha dichiarato questa mattina di aver votato No su Rousseau – quindi in favore dell’autorizzazione richiesta dal Tribunale dei ministri di Catania – ma facendo seguire una lunga e pindarica filippica sul dovere di rispetto della volontà popolare manifestata dalla fatidica “base” sulla piattaforma digitale. Commenti favorevoli scorrevano durante la diretta di Cancelleri, da quelli che sostenevano la difesa del “diritto a governare” del Movimento 5 Stelle – che sarebbe teoricamente venuto meno mandando a processo l’alleato e forse anche gli autoaccusati correi pentastellati Di Maio e Toninelli insieme al premier Conte – a quelli che criticavano definendo il M5S peggio di altri partiti e quindi un grave errore di voto alle politiche dello scorso 4 marzo.

Su Rousseau hanno votato un notevole numero di iscritti: 52.417, contro una media di 35mila per le consultazioni sulla piattaforma digitale. Ma di questi, ben il 40,95% ha votato contro l’immunità all’alleato leghista Matteo Salvini. Quattro pentastellati su dieci avrebbero autorizzato il processo contro sei su dieci che hanno difeso Salvini ed il Governo. Una percentuale pesante per il Movimento 5 Stelle che si trova il 41% degli attivisti iscritti contrari ad una mozione viziata da un quesito posto in modo da lasciare poco margine decisionale alla base. Il voto su Rousseau era di fatto già stato condizionato dalla difesa che Giuseppe Conte, in qualità di premier, ed i ministri Luigi Di Maio e Danilo Toninelli avevano allegato alla memoria difensiva di Salvini quali correi dell’ipotizzato sequestro di persona. Una emorragia quindi per il “Movimento dell’onestà” che a tutti gli effetti pare aver deciso in questo caso di difendere le poltrone piuttosto che sciogliere il dubbio di colpevolezza autorizzando il processo. Dubbi però riguardano anche la trasparenza del voto sulla piattaforma Rousseau, inizialmente previsto dalle 10 alle 19 e poi esteso fino alle 21:30 come se una fisica affluenza alle urne avesse causato una lunga fila di persone. L’estensione di orario – sorvolando sui legittimi dubbi sugli algoritmi informatici – ha comunque raggiunto un risultato appena di misura favorevole alle indicazioni di voto del vertice politico M5S. Se ieri era morto il Movimento 5 Stelle che ha abdicato ai propri valori, oggi è stata celebrata la sepoltura nell’Aula Sant’Ilvo dell’Università La Sapienza di Roma.

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