La difesa di Salvini appare un goffo ‘Non sono stato io’, ma in Abruzzo fa lo sbruffone

Sedici pagine di memoria difensiva, ma il ministro è in Abruzzo per fare campagna elettorale ed evita l’audizione. Conte, Di Maio e Toninelli scrivono da correi ma le lettere sono irricevibili e fuori luogo per la Giunta per le immunità parlamentari. Nella memoria difensiva, in più punti, il ministro si fa scudo del Governo per condividere le proprie responsabilità e cita perfino il “Contratto di Governo”. La Giunta voterà il 19 o il 20 febbraio secondo quanto dichiarato dal presidente Gasparri

Matteo Salvini a Pianella (Pescara), in Abruzzo, per la campagna elettorale

di Mauro Seminara

Alla memoria difensiva sono allegati due documenti, uno a firma di Giuseppe Conte in qualità di presidente del Consiglio dei ministri, quindi capo del Governo, e l’altro a firma di Luigi Di Maio e Danilo Toninelli. Entrambi gli allegati, incluso quindi quello firmato dal capo del Governo “avvocato difensore del popolo”, risultano però irricevibili dalla Giunta per le immunità che deve valutare se autorizzare la richiesta a procedere che il Tribunale dei ministri ha formulato. L’autoproclamato “avvocato del popolo” ha infatti mancato l’appuntamento con le competenze forensi, dimenticando che le memorie di eventuali correi non costituiscono assoluzione per un imputato. In questo specifico caso, che il Governo si faccia carico, in modo condiviso, delle eventuali responsabilità penali del ministro degli Interni non significa che la Giunta possa cambiare idea sul caso o che il Tribunale dei ministri possa annullare il procedimento per una archiviazione o una richiesta di autorizzazione a processare l’intero Governo. Le allegate lettere di Conte, Di Maio e Toninelli hanno infatti mero valore politico, di indirizzo quindi per il voto che i parlamentari pentastellati chiamati a pronunciarsi in Giunta dovranno esprimere. Il presidente della Giunta, Maurizio Gasparri, ha annunciato che il caso verrà votato il 19 o il 20 febbraio.

La memoria difensiva di Matteo Salvini, unica valida per l’esame della Giunta che dovrà valutare in linea preventiva se il procedimento proposto dal Tribunale dei ministri è valido sul piano penale o di persecuzione politica, è un documento di sedici pagine che ogni ultras del fortissimo “capitano” dovrebbe leggere parola per parola. Pagina dopo pagina emerge infatti una meschina rinuncia alla forza del ripetutamente proclamato “tiro dritto” e “me ne vanto”. Il ministro Salvini cita perfino il “Contratto di Governo”, oltre che premier, ministri, funzionari ministeriali e alte sfere della Guardia Costiera per spalmare su altri le proprie responsabilità. Due Matteo Salvini diversi, quello che si legge sulla memoria difensiva trasmessa alla Giunta ma non esposta personalmente e quello che a Pianella, in provincia di Pescara fa l’uomo duro in campagna elettorale per le elezioni regionali abruzzesi. A Pianella va in scena il solito tormentone da uomo duro, da Gran Maresciallo, con il consueto “…mi possono denunciare, mi possono processare…io vado avanti…”. Applausi per quest’uomo tutto d’un pezzo che difende l’Italia e gli italiani. Ma tra le righe a sua firma, su carta intestata “Ministro dell’Interno”, si legge: “È sufficiente esaminare nella giusta chiave di lettura la ‘nota verbale’ del 19.08.2018, n. 6707, della Rappresentanza Permanente d’Italia presso l’Unione Europea per capire che non si era in presenza di una mera personale iniziativa politica del Ministro, bensì di una iniziativa dello Stato Italiano (Governo) conforme a una precedente prassi che si è consolidata a livello di consuetudine.”

Nave Diciotti nel porto di Catania

Premesso che il ministro confonde lo Stato italiano con il Governo e che forse avrebbe bisogno di rivedere un po’ gli studi prima di pretendere un Ministero, la memoria difensiva si basa su due principi: la corresponsabilità dell’intero Consiglio dei ministri – con il Movimento 5 Stelle sempre più servo della Lega – e sulla “ragion di Stato” in salsa Matteo Salvini. Tale ragione viene basata interamente sul declino di responsabilità dello Stato di Malta. L’isola-Stato a sud della Sicilia ha effettivamente omesso il soccorso e la conseguente indicazione di un Place of Safety, di un “porto sicuro”, quando l’intervenuta nave Ubaldo Diciotti della Guardia Costiera ha soccorso e preso a bordo i migranti. Ma, come rilevato dal Tribunale di Catania, e citato nel documento difensivo del “capitano”, la formale richiesta di Place of Safety della Guardia Costiera per nave Diciotti è da considerarsi del 17 agosto ed efficace per l’autorità italiana che avrebbe dovuto indicarlo nel più breve tempo possibile. A determinare l’efficacia della formale richiesta del porto sicuro, secondo il Tribunale etneo, è il fatto che il 15 agosto la Capitaneria di Porto inviava richiesta di un POS (Place of Safety) preventivo sia a Malta che a Roma, e fino al 17 agosto, ad avvenuto ed inevitabile soccorso per rischio naufragio – confermato dal ministro Salvini – del barcone carico di migranti, Malta continuava a non rispondere alla richiesta reiterata anche il 16 e l’unica opzione per la nave italiana di un corpo dello Stato italiano era a quel punto un POS italiano.

La pagina 8 della memoria difensiva del ministro Salvini è una strana ammissione di “coazione” relativa all’accusa di sequestro. “L’impostazione del Tribunale di CATANIA – si legge in premessa di pagina – calpesta le più elementari regole del diritto internazionale e della nostra Costituzione, invadendo poi una sfera di esclusiva prerogativa dell’Autorità di Governo”. E fatta la premessa sul diritto e sulla Costituzione che il Tribunale etneo calpesterebbe, citando perfino gli articoli 11 – che vi invitiamo a rileggere – e 117 della Carta costituzionale, il documento firmato dal ministro passa ad una implicita ammissione di coazione in sede europea con migranti e guardacoste a bordo della nave per i giorni contestati: “In tale quadro, il Governo ha posto in essere tutti gli strumenti di soluzione del conflitto, che sono stati concretamente attuati attraverso il coinvolgimento delle Istituzioni Europee per il tramite degli Organi Ministeriali della branca dell’esecutivo (Ministero Esteri) a ciò deputata.” In altre parole, mentre si negava il Place of Safety a nave Diciotti già nel porto di Catania, il Governo, per il tramite del Ministero degli Esteri, contrattava con l’Unione europea per lo smistamento dei migranti a bordo della nave della Guardia Costiera e fino a quando non si sarebbe trovata una “soluzione del conflitto” i migranti non sarebbero potuti sbarcare e la Guardia Costiera non avrebbe potuto chiudere la missione di soccorso iniziata il 14 agosto con il monitoraggio del barcone ed attuata il 17 con il trasbordo dei migranti. Esattamente il “sequestro di persona per coazione” che il Tribunale dei ministri contesta a Matteo Salvini.

Nel difendersi, se così si può dire, il ministro Salvini cita il Governo, il premier, il Contratto di Governo (al punto 13), l’ammiraglio Liardo della Guardia Costiera ed anche il Procuratore di Catania Carmelo Zuccaro. Ma nella definizione del contesto non può negare fatti e nemmeno riesce a non contraddirsi. I fatti sono che nave Diciotti è giunta in porto a Catania alle 23:49 del 20 agosto e lo sbarco dei migranti, con conseguente chiusura missione SAR, è avvenuto “alle prime ore del 26 agosto”. Secondo il Tribunale di Catania, il Governo ha atteso, dalle 23:49 del 20 agosto, la riunione a livello europeo del 24 agosto per parlare del caso Diciotti. Che nel frattempo il Ministero degli Interni ha dato disposizioni, condivise con il Governo, per negare lo sbarco ed in tal modo, al fine di risolvere in proprio favore una controversia con Malta ed ottenere vantaggio sull’Unione europea, violando la normativa internazionale lo si evince da quanto la stessa memoria difensiva cita alle pagine 6 e 7 per far pesare le responsabilità maltesi: “…le autorità maltesi si sono ostinatamente rifiutate di indicare il POS più volte richiesto da IMRCC, così ulteriormente violando la normativa internazionale che impone al Governo responsabile dell’area di salvataggio di esercitare la primaria responsabilità e di consentire che la nave che ha prestato assistenza possa condurre i superstiti in un luogo sicuro, con la minima deviazione possibile rispetto alla rotta…”. Questo ha scritto il Tribunale di Palermo e questo cita la memoria difensiva del ministro, dimenticando che la nave era in un vicinissimo porto italiano, cioè ormeggiata a Catania, quando ha negato lo sbarco atteso il silenzio maltese e che la stessa nave Diciotti, insieme alla Aquarius era stata dirottata fino a Marsiglia per cinque giorni di navigazione prima del suo Place of Safety.

Il ministro ammette che la Diciotti, vicina a Lampedusa, attendeva ordini dall’autorità maltese o in assenza di questi da quella italiana. Ammette che la nave della Guardia Costiera si era diretta verso il vicino porto italiano di Pozzallo. Asserisce che è stata l’Autorità marittima a richiedere lo “scalo tecnico” nel porto base della Diciotti, cioè Catania, dopo essersi diretta a Pozzallo (porto negato per lo sbarco dei migranti). Conferma perfino che i migranti potevano stare tranquilli ed al sicuro ancora per giorni anche a largo sulla nave della Guardia Costiera e che il Governo – e non il super ministro degli Interni – ha agito così, negando lo sbarco, per risolvere la questione in sede europea. Insomma, un mea culpa. Infine, colpo di scena a pagina 14, c’era sempre il rischio di terroristi della Jihad a bordo. Ma, accertato? No. Però ci potevano stare, perché i terroristi stanno ovunque, in tutto il mondo. E per avvalorare questa tesi si autocita con l’audizione – dello stesso ministro incriminato – resa al Comitato Parlamentare per la Sicurezza Pubblica il 21 novembre 2018. Ma i migranti a bordo di nave Diciotti, ferma nel porto di Catania dal 20 al 26 agosto, non sono stati affidati ad Autorità Giudiziaria per verificare l’eventuale presenza di terroristi. E, a voler aggiungere quanto dimenticato nella memoria del ministro, neanche i minori sono stati affidati ad autorità competente malgrado la formale richiesta che il Tribunale per i minori di Catania aveva inviato al Ministero degli Interni ed a quello delle Infrastrutture e dei Trasporti.

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