Sea Watch 3 non può lasciare il porto di Catania, fermata la nave della Ong

Bloccata nel porto etneo la nave della Ong tedesca battente bandiera olandese che è rimasta dodici giorni con 47 migranti a bordo senza un porto sicuro in cui concludere il soccorso

Dopo lo sbarco dei migranti, avvenuto nel porto di Catania invece che ad Augusta o Siracusa per disposizione ministeriale, la Sea Watch 3 ha ricevuto a bordo un via vai di ispettori. Tra questi anche gli ispettori della Guardia Costiera di Catania, militari specializzati del Corpo delle Capitanerie di porto – Guardia Costiera in sicurezza della navigazione, saliti a bordo della nave per eseguire una verifica tecnica sulle condizioni ai sensi della UNCLOS (La Convenzione delle Nazioni Unite sul Diritto del Mare). Il primo riscontro riguarda la certificazione della nave, già appartenuta ad altra Ong costretta ad abbandonare la missione nel Mediterraneo centrale, che risulta essere una pleasure yacht. Gli ispettori della Guardia Costiera hanno anche rilevato “una serie di non conformità relative sia alla sicurezza della navigazione che al rispetto della normativa in materia di tutela dell’ambiente marino, che non permettono la partenza dell’unità fino alla loro risoluzione.”

La Guardia Costiera rende noto che le difformità rilevate dovranno essere risolte “anche con l’intervento dell’Amministrazione di bandiera, in cooperazione con gli ispettori specializzati  della Guardia Costiera e il 6° Reparto – Sicurezza della Navigazione del Comando Generale del Corpo delle Capitanerie di porto – Guardia Costiera.” Il risultato è che fino alla risoluzione delle non meglio precisate “non conformità”, la Sea Watch 3 non potrà lasciare il porto del capoluogo etneo. Intanto la Ong rende noto che dopo la navigazione in condizioni di forte stress, il soccorso effettuato il 19 gennaio ed il successivo grave rischio corso nel cercare di salvare equipaggio e migranti dalla tempesta che ha attraversato il Mediterraneo, infine la sosta alla fonda a largo di Siracusa, è stata negata l’autorizzazione al cambio di equipaggio previsto da ordinaria turnazione di missione dei volontari. “A bordo – annuncia la Ong – le richieste di informazioni da parte della polizia continuano. Nel frattempo il #Mediterraneo rimane senza navi civili di soccorso”.

A terra invece si susseguono i tweet ed i post politici contro la Sea Watch 3, il suo equipaggio ed anche i migranti soccorsi il 19 gennaio e finalmente sbarcati ieri a Catania. Il ministro degli Interni, tra gli impegni finalizzati ad evitare l’autorizzazione a procedere richiesta dal Tribunale dei ministri a suo carico per il caso della nave Diciotti, trova il tempo per citare il tweet della Ong sui controlli di Polizia chiedendosi a sua volta sullo stesso social “Secondo voi perché i “signori” della nave Ong #SeaWatch hanno paura della Polizia a bordo???”. Riesce a scendere ancora più in basso la leader di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni, che sempre su Twitter, postando una foto del momento, scrive: “Gruppo di bambini non accompagnati della #SeaWatch si fa un bel selfie con lo smartphone dopo essere scampato alla fame e alla guerra. Bei momenti.”

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