Lampedusa, Sferlazzo: “Nella provincia di Agrigento la mafia può fare tutto”. Musumeci opta per commissario

Venti operatori ecologici firmano un documento con cui si impegnano a non impugnare il licenziamento inflitto un mese prima. Licenziamento annullato ed il periodo trasformato in ferie. Incontro e concertazione con i lavoratori da cui è stata esclusa una sigla sindacale. Il delegato sindacale parla di mafia nella provincia di Agrigento mentre l’USB aveva denunciato pressioni psicologiche ai lavoratori

In copertina: Striscione esposto dall'USB sabato in corteo a Roma

di Mauro Seminara

“I lavoratori rinunciano espressamente ad impugnare in qualsiasi sede il licenziamento intimato in data 16.11.2018, intendendosi lo stesso come revocato e si obbligano a sottoscrivere un verbale di conciliazione sindacale in cui verrà formalizzata la rinuncia all’impugnazione del licenziamento e la regolamentazione del periodo intercorso fra il licenziamento e la revoca dello stesso …”. Il testo fa riferimento ad un documento definito “Verbale di accordo sindacale” che gli operatori ecologici di Lampedusa e Linosa si sono visti sottoporre venerdì dalla figura referente a Lampedusa per il Raggruppamento Temporaneo di Imprese capofila Iseda. L’accordo prevede quindi che dopo un mese dal licenziamento ad effetto immediato, i lavoratori accettino un “abbiamo scherzato” e si impegnino a non pretendere il Trattamento di Fine Rapporto dai rispettivi datori di lavoro. Il licenziamento era arrivato agli operatori ecologici delle Pelagie il 16 novembre con un telegramma, mentre manifestavano davanti il Centro di conferimento rifiuti comunale, e seguiva – citandola quale motivazione – la nota del sindaco di Lampedusa e Linosa che risolveva il contratto con le tre ditte agrigentine.

Licenziamento ed annullamento del licenziamento

Se l’Unione Sindacale di Base, a cui aderiscono una decina di lavoratori sul totale di 23 delle due isole, era sul piede di guerra già da diverso tempo per i continui e lunghi ritardi sul pagamento delle mensilità salariali agli operatori ecologici, l’azione di venerdì ha rappresentato una vera e propria ratifica del trattato di guerra. Tra le irregolarità che la sigla sindacale contesta c’è il non essere stata convocata per discutere quanto avrebbe fatto concordare con le parti il suddetto “Verbale di accordo sindacale”,documento recante data di venerdì 14 dicembre 2018 alle ore 17. Avvisata dagli iscritti, però, una delegata sindacale, Francesca Del Volgo, ha preso parte all’incontro che si è svolto in realtà sabato al CCR, testimoniando che alcune delle parti indicate nel documento – il responsabile della ditta ed il segretario provinciale della UILT-UIL – non erano realmente presenti all’incontro con i lavoratori cui veniva sottoposto l’impegno alla rinuncia del TFR. Quindi, stando al documento visionato, che attesta la presenza del responsabile ditta insieme al segretario provinciale UIL Antonino Stella e dei lavoratori, questi si sarebbero incontrati venerdì per una concertazione dalla quale sarebbe venuto fuori il verbale in questione. Ma i lavoratori e la sigla sindacale USB, cui sono iscritti dieci operatori ecologici, pare non siano stati avvisati né invitati ad alcuna concertazione e l’incontro per la firma – apposta dalla maggioranza degli operatori ecologici – si è di fatto tenuto sabato. In entrambe le date, quella di venerdì e quella di sabato, la sigla sindacale che vanta la maggioranza degli iscritti è stata tenuta fuori, all’oscuro di tutto.

Musumeci decide per un commissario a Lampedusa

I lavoratori non venivano pagati da giugno – alcuni da maggio – ed il licenziamento era arrivato a seguito della nota del sindaco Totò Martello, ma anche dei dieci giorni di astensione degli operatori ecologici che protestavano per gli stipendi non erogati da mesi e per l’ennesima volta negli anni. Martello aveva risolto il rapporto con il RTI capofila Iseda, Raggruppamento uscente, e sollecitato con ordinanza sindacale l’avviamento del servizio al nuovo RTI, sempre con capofila Iseda. Dopo il 16 novembre, la USB aveva reiterato richiesta di concertazione al prefetto di Agrigento motivandone l’urgenza, e delle varie note inviate a Prefettura, Sindaco e ditte aveva anche messo a parte – in copia per conoscenza – la Procura della Repubblica di Agrigento. Il delegato sindacale di Lampedusa, Giacomo Sferlazzo, sabato ha iniziato ad alzare la voce all’indirizzo delle istituzioni provinciali parlando esplicitamente di mafia. “C’è la mafia! Perché è impossibile che si presenti un documento del genere, in cui si dice ai lavoratori di firmare, di negare il licenziamento.” Lo dichiara Sferlazzo, delegato USB, in un video in diretta streaming realizzato nel tardo pomeriggio di sabato e nel quale precisa l’intenzione di far pervenire la denuncia in esso contenuta al presidente della Regione Sicilia ed alla Prefettura. A breve distanza dall’ennesimo accorato appello del sindacalista in streaming arriva la notizia lanciata dalla stampa regionale di un commissario per l’emergenza rifiuti nel Comune di Lampedusa e Linosa. La decisione del presidente della Regione Sicilia Nello Musumeci viene presa al culmine di una emergenza diffusa che interessa l’intera regione con particolare attenzione per le città metropolitane, ferme al palo sulla raccolta differenziata. Le grandi città siciliane incidono parecchio sulla media regionale che si attesta ad un misero 34%. Misura straordinaria invece per Lampedusa e Linosa, insieme a Letojanni, Motta Camastra, Castelmola e Forza D’Agrò, in cui il caso è particolarmente difficile. La decisione quindi di un commissario per l’emergenza rifiuti. Emergenza già espressa in aula all’Assemblea Regionale Siciliana dal gruppo del Movimento 5 Stelle che sulle isole pelagiche si erano recati per varie visite nel corso delle quali erano stati raccolti anche gli appelli degli operatori ecologici e dei delegati sindacali Sferlazzo e DelVolgo.

Nella provincia di Agrigento si può fare tutto

USB espone a Roma lo striscione su Lampedusa

“Quello che sta accadendo è mafioso. È illegittimo. È illegale. Però in Sicilia si può fare. Nella provincia di Agrigento si può fare tutto. La mafia può fare tutto.” Questo l’affondo del sindacalista di Lampedusa che continua a denunciare, nel video, le anomalie del caso senza risparmiare critiche alla UIL né tanto meno al ritardo della Prefettura di Agrigento nel convocare il tavolo di concertazione per il licenziamento degli operatori ecologici, definito illegittimo anche dalla stessa UIL, ed il conseguente reinserimento dei lavoratori nel nuovo corso d’appalto. Ritardo che non ha permesso al prefetto di anticipare la mossa delle ditte, le quali, dopo aver licenziato i lavoratori, lo stesso giorno in cui il Comune di Lampedusa e Linosa ha provveduto al pagamento di fatturazione emessa dal RTI, annullano il licenziamento e risparmiano di liquidare loro il Trattamento di Fine Rapporto dovuto.

Concertazione, occasione mancata

“La UIL – afferma il delegato sindacale USB – è un sindacato che sta facendo l’interesse non dei lavoratori: sta facendo l’interesse delle ditte”. Infine Sferlazzo prende di mira le istituzioni agrigentine con una allusiva accusa dal peso non indifferente: “Evidentemente bisogna andare oltre Agrigento; perché è indecente il comportamento della Prefettura che dopo mesi ormai che si parla di tavolo di concertazione, non convoca un tavolo di concertazione per il rientro dei lavoratori, permettendo alla UIL ed al responsabile a Lampedusa per le ditte, Pino Faraglia, e alle ditte stesse di proporre un accordo di questo tipo”. E proprio la mattina di sabato 15 dicembre, appresa la notizia della convocazione dei lavoratori presso il CCR di Lampedusa per la firma del documento con il quale si impegnano a rinunciare a qualsiasi forma di impugnazione del licenziamento, l’USB aveva scritto al Prefetto, alla Commissione di Garanzia ed alla Procura di Agrigento, oltre a ditte ed amministrazione comunale, per denunciare “Gravi pressioni psicologiche sugli operatori ecologici di Lampedusa iscritti al sindacato USB”. La nota puntualizzava che la proposta di annullare il licenziamento e considerare il periodo – un mese – quale “ferie e/o di permesso individualmente maturati e non goduti” coincideva con il trasferimento di fondi da parte del Comune di Lampedusa e Linosa al Raggruppamento per il saldo di fatture che avrebbe consentito alle ditte di pagare gli stipendi arretrati ai lavoratori e le avrebbe anche costrette a definire il licenziamento saldando il TFR.

A Roma striscione in corteo con scritto “Martello dimettiti”

“Ribadiamo che il rientro al lavoro degli operatori ecologici – scriveva l’Unione Sindacale di Base nella stessa nota – va concordato ed urgentemente in un tavolo di concertazione davanti al Prefetto, visto la gravità della situazione, tavolo in cui lo scrivente sindacato affermerà con tutte le armi a disposizione, che il rientro deve avvenire riassumendo tutti i lavoratori a tempo pieno come previsto dall’accordo quadro regionale, come stabilito dalla legge e come già stabilito dall’ATO di Agrigento.” Ma la disperazione dei lavoratori senza stipendio e senza lavoro pare li abbia indotti ad accettare, lo stesso pomeriggio, la proposta delle ditte per una garanzia di continuità lavorativa a fronte di un futuro incerto da disoccupati.Soltanto tre operatori ecologici non hanno accettato di firmare il documento,promettendo insieme all’USB di dare battaglia fino in fondo agli ex datori di lavoro. La denuncia, nel frattempo, era giunta pubblicamente fino a Roma dove la USB marciava in corteo alla grande manifestazione cui hanno preso parte associazioni, liberi cittadini e migranti che vivono e lavorano in Italia. Al corteo, la sigla sindacale aveva esposto uno striscione con il seguente testo: “Operatori ecologici Lampedusa senza stipendi senza diritti Martello dimettiti”. L’attacco,promesso anche da Sferlazzo a Lampedusa, al sindaco Totò Martello sembra più determinato di prima. Il primo cittadino, secondo i sindacalisti della USB, avrebbe operato in direzione opposta alla tutela dei lavoratori e concittadini favorendo invece le ditte di Agrigento.

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